MISTICA BIBLIOTECONOMICA
Mi sono portato in vacanza uno degli ultimi scritti di Stella Rasetti (per me un GURO della biblioteconomia italiana e non solo). Parlo della "La biblioteca è anche tua!" (Bibliografica, 2014), un libro che collocherei nella classe della mistica biblioteconomica, ma con i cui stati di estasi concordo solo per un 50%. Perchè essendo un prosaico per vocazione e un bastian contrario per costituzione, la santità biblioteconomica che promana dalle pagine di Stella e tutto questo volontariato che trova il suo nirvana in biblioteca un pò mi rende perplesso. Un pò. Anche se magari Stella ha ragione. E in biblioteconomia mi fido più del suo pensiero che del mio. Ma (non me ne voglia il GURO), rispetto a certi fenomeni, preferisco un approccio più realistico: il volontariato è uno di questi. Terreno scivoloso. Dove è facile passare dall'esaltazione all'alienazione. Da una società di diritti ad una di servitù volontaria. Da una mistica della solidarietà alla negazione della professionalità. E si potrebbe continuare. Qui, alla periferia dell'impero regionale, dove si combatte una difficile guerra nelle trincee bibliotecarie, spesso volontariato è sinonimo di lavoro precarizzato e sottopagato. In queste trincee bibliotecarie molti sindaci di centro sinistra e di centrodestra sostengono con gli stessi argomenti che o "volontariato" o si chiudono i servizi. E non sono argomenti retorici. Hanno una loro crudezza (stavo per scrivere "crudeltà"). Qui si vedono biblioteche date in gestione ad associazioni culturali che "rimborsano" i loro soci, a cui teoricamente le amministrazioni e quindi le stesse associazioni chiedono servizi professionali e di qualità, con orari e prestazioni certe. Qui, in periferia, AIB si incavola e scrive lettere di chiarimento ai sindaci. Chiede di essere ascoltata. Qui, in periferia, il personale contrattualizzato delle cooperative culturali si vede licenziato e sostituito da forme di gestione a tempo più precarie (servizio civile nazionale, volontariato, partite iva, contratti a termine); e per fortuna si incavola e protesta. Qui non aiuta nemmeno la normativa regionale sul volontariato. Da alcuni non a caso giudicata un po' ambigua, come hanno dimostrato anche i balbettii su questa materia degli ultimi assessori regionali alla cultura (ma quello nuovo avrà sicuramente le idee più chiare e appena entrerà in carica è certo che ce lo farà sapere). Per fortuna però, nonostante tutti i loro limiti e le loro criticità, le biblioteche toscane stanno vivendo un momento magico. Molti giovani le hanno adottate come punti di riferimento per dare un senso e uno spazio di qualità alle loro vite precarie, anche in barba ad un certo narcisismo bibliotecario (che continua a sognare biblioteche serie aperte solo per studiosi seri) e alla superficialità di alcune amministrazioni secondo le quali tutti possono improvvisarsi bibliotecari e basta fare un pò di bookcrossing e usare libri donati e vecchie enciclopedie per dire di aver aperto una biblioteca e salvato un pò di memoria storica.
L'unico timore che mi attanaglia di fronte al successo delle nostre strutture bibliotecarie (che resta fonte di soddisfazione) è che questo exploit sia purtroppo da addebitare in gran parte all'enorme disoccupazione giovanile che affligge anche la nostra amata Regione e alla carenza di infrastrutture di lettura che dovrebbero mettere in campo (ma non lo fanno) le Università.
Detto questo, leggere testi di Stella Rasetti è come respirare ossigeno puro, anche quando l'afflato mistico prende il sopravvento e ci fa vedere cose che noi umani non avremmo mai notato in biblioteconomia (e nelle nostre biblioteche) se Stella non ce le avesse indicate.
martedì 28 luglio 2015
sabato 25 luglio 2015
MA LA CULTURA TOSCANA NON AVREBBE BISOGNO DI UN ASSESSORE?
A quasi sessanta giorni dalle elezioni, la Regione Toscana non ha ancora l'assessore alla cultura. Buffo. Tutti gli altri assessori sono già in campo. Per la cultura, niente. Il vuoto. Girano nomi, sobbalza qualche polemica, ma tutto molto ovattato. Molto. L'unico fatto certo è che ad oggi la Regione non ha un assessore alla cultura e che il Piano della cultura 2015 (e le poche risorse che contiene e che dovrebbero essere assegnate agli enti locali e da questi impegnate e spese entro il 31 dicembre) è fermo, immobile, come la nave conradiana, nella bonaccia, in mezzo al mare. Nel mondo che corre veloce, la cultura toscana aspetta. Di fatto per la cultura vista dal livello regionale il 2015 sarà un anno quasi sabbatico. E almeno per alcuni settori e diversi operatori questo è già un danno. Visto che il superattivismo del presidente e del suo staff non possono coprire tutti i problemi. Mi riferisco in particolare al settore delle biblioteche, che conosco un po'. Ad es., da oltre un mese il grande motore di ricerca per le biblioteche italiane, Alzalai, ha alzato le mani e si fermato e in regione non è operativo nessun altro catalogo collettivo delle biblioteche toscane. Importa a qualcuno in Regione questa cosa? Se si pensa che i libri siano importanti e che sia importante ribtracciarli e metterli a disposizione degli utenti, dovrebbe. E come è fermo Alzalai toscana, è fermo da tempo anche il metaopac toscano. Sbn non copre tutte le biblioteche toscane. Una parte del patrimonio librario toscano quindi va cercato rete per rete. Opac per opac. Una barzelletta.Visto da dentro, il sistema bibliotecario regionale sembra un pò statico. Ad assere gentili. E ferma appare la politica regionale sulle biblioteche. La speranza è che il potenziale assessore che prima poi dovrà essere nominato abbia un curricolo attinente in senso specifico e puntuale ai beni culturali di cui si dovrebbe andare ad occupare: musei, archeologia, città d'arte, teatri, festival, beni librari e archivistici. Sapesse anche di biblioteche per i lettori sarebbe una botta di.. fortuna. Inoltre questa persona dovrà relazionarsi anche alla società culturale toscana, dovrà entrare in sintonia con istituzioni regionali, nazionali ed internazionali di questo settore. Dovrà dirigere la macchina amministrativa regionale dei beni culturali. Una macchina corta, fatta di poche persone, che dovrà imparare a conoscere e a far correre. E avrà bisogno di tempo. Il tutto in una regione che, almeno a parole, dice di volersi giocare molto in questo settore. Dice.
A quasi sessanta giorni dalle elezioni, la Regione Toscana non ha ancora l'assessore alla cultura. Buffo. Tutti gli altri assessori sono già in campo. Per la cultura, niente. Il vuoto. Girano nomi, sobbalza qualche polemica, ma tutto molto ovattato. Molto. L'unico fatto certo è che ad oggi la Regione non ha un assessore alla cultura e che il Piano della cultura 2015 (e le poche risorse che contiene e che dovrebbero essere assegnate agli enti locali e da questi impegnate e spese entro il 31 dicembre) è fermo, immobile, come la nave conradiana, nella bonaccia, in mezzo al mare. Nel mondo che corre veloce, la cultura toscana aspetta. Di fatto per la cultura vista dal livello regionale il 2015 sarà un anno quasi sabbatico. E almeno per alcuni settori e diversi operatori questo è già un danno. Visto che il superattivismo del presidente e del suo staff non possono coprire tutti i problemi. Mi riferisco in particolare al settore delle biblioteche, che conosco un po'. Ad es., da oltre un mese il grande motore di ricerca per le biblioteche italiane, Alzalai, ha alzato le mani e si fermato e in regione non è operativo nessun altro catalogo collettivo delle biblioteche toscane. Importa a qualcuno in Regione questa cosa? Se si pensa che i libri siano importanti e che sia importante ribtracciarli e metterli a disposizione degli utenti, dovrebbe. E come è fermo Alzalai toscana, è fermo da tempo anche il metaopac toscano. Sbn non copre tutte le biblioteche toscane. Una parte del patrimonio librario toscano quindi va cercato rete per rete. Opac per opac. Una barzelletta.Visto da dentro, il sistema bibliotecario regionale sembra un pò statico. Ad assere gentili. E ferma appare la politica regionale sulle biblioteche. La speranza è che il potenziale assessore che prima poi dovrà essere nominato abbia un curricolo attinente in senso specifico e puntuale ai beni culturali di cui si dovrebbe andare ad occupare: musei, archeologia, città d'arte, teatri, festival, beni librari e archivistici. Sapesse anche di biblioteche per i lettori sarebbe una botta di.. fortuna. Inoltre questa persona dovrà relazionarsi anche alla società culturale toscana, dovrà entrare in sintonia con istituzioni regionali, nazionali ed internazionali di questo settore. Dovrà dirigere la macchina amministrativa regionale dei beni culturali. Una macchina corta, fatta di poche persone, che dovrà imparare a conoscere e a far correre. E avrà bisogno di tempo. Il tutto in una regione che, almeno a parole, dice di volersi giocare molto in questo settore. Dice.
martedì 21 luglio 2015
Lapidi San Miniato
IL CORAGGIOSO ROTTAMATOR DI LAPIDI DI SAN MINIATO... LE RIMETTE QUASI A POSTO
Sono sicuro che la professoressa Marianelli sta sorridendo di questa ricollocazione alla chetichella che il coraggioso ricollocator di lapidi aveva messo in forse solo fino a pochi giorni fa. Credo che quella che si scrive oggi a San Miniato sia una piccola pagina di storia ragionevole. Con un lieto fine a cui hanno collaborato in molti. In primis il PD di SM e molti suoi iscritti che non si sono fatti schiacciare da un sindaco rodomonte che gridava, che recitava lui tutti i ruoli in commedia e che voleva decidere solo lui anche dei sentimenti antifascisti dei militanti del suo partito e dei suoi concittadini. Il PD gli ha detto chiaro e forte che non era così e che rispetto alle lapidi il partito voleva dire la sua. Così gli ha imposto in consiglio una mozione che lo obbligava a rimettere le lapidi al pubblico e ha retto la decisione. È la riprova che, se vuole, la politica può esercitare un ruolo di orientamento culturale e non delegare tutto alle amministrazioni e ai lider minimi locali. Inoltre la Sovrintendenza ha svolto la sua parte e ha chiesto al coraggioso fu rottamatore di sanare un atto amministrativo "improprio" (??) e di rimettere le lapidi in forma visibile in un luogo pubblico come il loggiato di San Domenico. Ottimo. Allo Stato e ai suoi organi compete controllare che i coraggiosi sindaci non facciano sui loro territori tutto quello che vogliono in barba alle leggi nazionali. Infine la società civile, che si è costituita in comitato Ferruccio Parri, e alcuni membri dell'opposizione hanno insistito perché la rimozione non avvenisse in sordina e nell'indifferenza generale, visto che l'intera faccenda toccava non solo sentimenti profondi della collettività sanminiatese ma anche quella radice antifascista su cui si è costruita e ancora appoggia parte della cultura politica nazionale e locale. Per ultimo, immagino che perfino chi aveva stimolato il grande rottamator a procedere sulla via della rimozione, deve averci ripensato e deve aver fatto capire al sindaco che la sua decisione, per il modo in cui era maturata, non era gradita ...nemmeno a loro.
Al rottamator di lapidi non è restato che trasformarsi in ricollocatore.
Ovviamente l'uomo dal multiforme ingegno si inventera' nei prossimi giorni qualche scusa per giustificare tutto quest'arruffio contraddittorio di mosse. Le levo. Le metto in un museo. No, le rimetto in San Domenco. No, non c'è tempo, si c'e' e ce le rimetto.. In attesa di leggere la sua autodifesa (e non invidio chi dovrà scrivergliela), resta il fatto che il ricollocator di lapidi ha fatto una figura.... poco brillante, per usare parole che il professor Baldacci segnerebbe di rosso, perché false e retoriche. Non so se quella del rottamatore/ricollocatore si possa definire la peggior figura tra quelle di tutti coloro che si sono occupati della "scottante" vicenda, ma certo si tratta di quella più incomprensibile e per certi aspetti assurda. Se San Miniato fosse un comune tedesco o anche francese, il primo cittadino non potrebbe rimanere al suo posto. Sfiduciato dal suo partito, da una parte consistente dell'opinione pubblica e dallo Stato, il primo cittadino non potrebbe continuare ad esercitare il proprio mandato come se non fosse successo nulla. Tuttavia siamo in Italia, siamo cattolicamente portati al perdono, perciò immagino che il ricollocatore continuerà a salire le scale del trecentesco palazzo dove fu podestà il novellere Sacchetti e a indossare il tricolore ai matrimoni e alle inaugurazioni.
Sono tuttavia contento che un pò di garbo sia tornato, come pioggia benefica, in questa afosa estate carducciana sulla rocca di San Miniato. E che le lapidi sulla strage del duomo siano tornate visibili sui muri del centro cittadino. Molto rumore per nulla? Pazienza. Il difficile sarà spiegare a John Foot, lo studioso inglese della memoria divisa che molto ha scritto anche sulle lapidi di San Miniato, cosa diavolo sia veramente successo in questi ultimi mesi. Magari lo capiremo quando il rottamator/ricollocatore aprirà il museo della memoria. Ma lo aprirà?
Sono sicuro che la professoressa Marianelli sta sorridendo di questa ricollocazione alla chetichella che il coraggioso ricollocator di lapidi aveva messo in forse solo fino a pochi giorni fa. Credo che quella che si scrive oggi a San Miniato sia una piccola pagina di storia ragionevole. Con un lieto fine a cui hanno collaborato in molti. In primis il PD di SM e molti suoi iscritti che non si sono fatti schiacciare da un sindaco rodomonte che gridava, che recitava lui tutti i ruoli in commedia e che voleva decidere solo lui anche dei sentimenti antifascisti dei militanti del suo partito e dei suoi concittadini. Il PD gli ha detto chiaro e forte che non era così e che rispetto alle lapidi il partito voleva dire la sua. Così gli ha imposto in consiglio una mozione che lo obbligava a rimettere le lapidi al pubblico e ha retto la decisione. È la riprova che, se vuole, la politica può esercitare un ruolo di orientamento culturale e non delegare tutto alle amministrazioni e ai lider minimi locali. Inoltre la Sovrintendenza ha svolto la sua parte e ha chiesto al coraggioso fu rottamatore di sanare un atto amministrativo "improprio" (??) e di rimettere le lapidi in forma visibile in un luogo pubblico come il loggiato di San Domenico. Ottimo. Allo Stato e ai suoi organi compete controllare che i coraggiosi sindaci non facciano sui loro territori tutto quello che vogliono in barba alle leggi nazionali. Infine la società civile, che si è costituita in comitato Ferruccio Parri, e alcuni membri dell'opposizione hanno insistito perché la rimozione non avvenisse in sordina e nell'indifferenza generale, visto che l'intera faccenda toccava non solo sentimenti profondi della collettività sanminiatese ma anche quella radice antifascista su cui si è costruita e ancora appoggia parte della cultura politica nazionale e locale. Per ultimo, immagino che perfino chi aveva stimolato il grande rottamator a procedere sulla via della rimozione, deve averci ripensato e deve aver fatto capire al sindaco che la sua decisione, per il modo in cui era maturata, non era gradita ...nemmeno a loro.
Al rottamator di lapidi non è restato che trasformarsi in ricollocatore.
Ovviamente l'uomo dal multiforme ingegno si inventera' nei prossimi giorni qualche scusa per giustificare tutto quest'arruffio contraddittorio di mosse. Le levo. Le metto in un museo. No, le rimetto in San Domenco. No, non c'è tempo, si c'e' e ce le rimetto.. In attesa di leggere la sua autodifesa (e non invidio chi dovrà scrivergliela), resta il fatto che il ricollocator di lapidi ha fatto una figura.... poco brillante, per usare parole che il professor Baldacci segnerebbe di rosso, perché false e retoriche. Non so se quella del rottamatore/ricollocatore si possa definire la peggior figura tra quelle di tutti coloro che si sono occupati della "scottante" vicenda, ma certo si tratta di quella più incomprensibile e per certi aspetti assurda. Se San Miniato fosse un comune tedesco o anche francese, il primo cittadino non potrebbe rimanere al suo posto. Sfiduciato dal suo partito, da una parte consistente dell'opinione pubblica e dallo Stato, il primo cittadino non potrebbe continuare ad esercitare il proprio mandato come se non fosse successo nulla. Tuttavia siamo in Italia, siamo cattolicamente portati al perdono, perciò immagino che il ricollocatore continuerà a salire le scale del trecentesco palazzo dove fu podestà il novellere Sacchetti e a indossare il tricolore ai matrimoni e alle inaugurazioni.
Sono tuttavia contento che un pò di garbo sia tornato, come pioggia benefica, in questa afosa estate carducciana sulla rocca di San Miniato. E che le lapidi sulla strage del duomo siano tornate visibili sui muri del centro cittadino. Molto rumore per nulla? Pazienza. Il difficile sarà spiegare a John Foot, lo studioso inglese della memoria divisa che molto ha scritto anche sulle lapidi di San Miniato, cosa diavolo sia veramente successo in questi ultimi mesi. Magari lo capiremo quando il rottamator/ricollocatore aprirà il museo della memoria. Ma lo aprirà?
lunedì 20 luglio 2015
MOBILITAZIONE TOTALE, ALIENAZIONE O RINCITRULLIMENTO? TUTTO.
Se il vecchio Marx fosse ancora vivo (e in parte, i suoi libri sono nelle nostre biblioteche, lo è), chiamando una sera Engels col cellulare più scalcinato, una roba da 50 euro, gongolerebbe. Sai Freddy, direbbe, quella roba sull'alienazione che nessuno dei critici e, diciamola tutta, neanche te capivate tanto, ho trovato l'esempio giusto per farvela intendere. Allora?, replicherebbe Engy, curioso. Beh, ce l'hai in mano. Qual è quella cosa con cui qualunque cretino pensa di poter dominare il mondo? Controllare l'amante? Rintracciare i figli? Sapere in ogni minuto che cosa succede sul lavoro? Il cellulare, risponderebbe Engy. L'hanno perfino ribattezzato smartphone, riprenderebbe il vecchio. In realtà come ha dimostrato Maurizio Ferraris nel suo libro MOBILITAZIONE TOTALE (Laterza, 2015) è lo smartphone.. volevo dire è il capitalismo che domina il mondo e gli individui anche mediante gli smartphone. Il capitalismo rende gli occupati sempre disponibili, sempre attaccati al lavoro, anche quando sono in ferie. È il capitalismo che tramite gli smartphone e altre simili diavolerie esercita il massimo del controllo sociale sulla forza lavoro che accetta tutto questo volontariamente. È il capitalismo che li aliena e li rincitrullisce tutti, anzi li aliena facendogli credere che si divertano come matti, e che questa cosa gli faccia perfino bene. So di tante persone che, collo smartphone in mano, si sentono come se avessero sniffato coca o anche meglio. Insomma c'e' tutta un'umanita alienata da cellulare che però viaggia alla grande. Se avessi dovuto scriverlo oggi, avrei detto che lo smartphone è l'oppio dei popoli. La religione è molto più rivoluzionaria. E il bello è che tutto questo funziona a tutte le latitudini e su tutte le moltitudini, incluse quelle disoccupate. Sui disoccupati esercita addirittura un effetto anestetizzante. Il consumo a basso costo dello smartphone da parte di milioni di giovani sottoproletarizzati e precarizzati inchioda questi ultimi ai loro piccoli schermi e gli spappola il cervello e qualunque volontà sociale di cambiamento. Davvero meglio di qualunque droga. Meglio dell'alcool. Meglio perfino del sesso. Meglio di qualunque strumento di alienazione di massa mai inventato prima. Uno sballo Engy, uno sballo. Ferraris ha fatto quasi un'analisi perfetta della servitù non solo volontaria, ma compiaciuta, divertita, partecipata e pagata di tasca propria. Un rincitrullimento costruito con le proprie mani. Insomma smartphone, tablet, e simili diavolerie, costituiscono sia una forma di sottomissione alle logiche del capitale, sia una forma di alienazione, sia una droga. Si sta connessi per sentirsi vivi e per sopportare il disagio della vita contemporanea. In realtà si vive una vita terribilmente alienata, se è vero che si passano, attaccati a questi gingilli, anche 10/12 ore al giorno, tutti i giorni e molte persone questi oggetti se li portano anche a letto. Leggilo questo Ferraris. Dice cose interessanti. È il secondo libro che dedica all'Ontologia del telefonino. Non sembra nemmeno nato nella terra di Benedetto Croce.
Se il vecchio Marx fosse ancora vivo (e in parte, i suoi libri sono nelle nostre biblioteche, lo è), chiamando una sera Engels col cellulare più scalcinato, una roba da 50 euro, gongolerebbe. Sai Freddy, direbbe, quella roba sull'alienazione che nessuno dei critici e, diciamola tutta, neanche te capivate tanto, ho trovato l'esempio giusto per farvela intendere. Allora?, replicherebbe Engy, curioso. Beh, ce l'hai in mano. Qual è quella cosa con cui qualunque cretino pensa di poter dominare il mondo? Controllare l'amante? Rintracciare i figli? Sapere in ogni minuto che cosa succede sul lavoro? Il cellulare, risponderebbe Engy. L'hanno perfino ribattezzato smartphone, riprenderebbe il vecchio. In realtà come ha dimostrato Maurizio Ferraris nel suo libro MOBILITAZIONE TOTALE (Laterza, 2015) è lo smartphone.. volevo dire è il capitalismo che domina il mondo e gli individui anche mediante gli smartphone. Il capitalismo rende gli occupati sempre disponibili, sempre attaccati al lavoro, anche quando sono in ferie. È il capitalismo che tramite gli smartphone e altre simili diavolerie esercita il massimo del controllo sociale sulla forza lavoro che accetta tutto questo volontariamente. È il capitalismo che li aliena e li rincitrullisce tutti, anzi li aliena facendogli credere che si divertano come matti, e che questa cosa gli faccia perfino bene. So di tante persone che, collo smartphone in mano, si sentono come se avessero sniffato coca o anche meglio. Insomma c'e' tutta un'umanita alienata da cellulare che però viaggia alla grande. Se avessi dovuto scriverlo oggi, avrei detto che lo smartphone è l'oppio dei popoli. La religione è molto più rivoluzionaria. E il bello è che tutto questo funziona a tutte le latitudini e su tutte le moltitudini, incluse quelle disoccupate. Sui disoccupati esercita addirittura un effetto anestetizzante. Il consumo a basso costo dello smartphone da parte di milioni di giovani sottoproletarizzati e precarizzati inchioda questi ultimi ai loro piccoli schermi e gli spappola il cervello e qualunque volontà sociale di cambiamento. Davvero meglio di qualunque droga. Meglio dell'alcool. Meglio perfino del sesso. Meglio di qualunque strumento di alienazione di massa mai inventato prima. Uno sballo Engy, uno sballo. Ferraris ha fatto quasi un'analisi perfetta della servitù non solo volontaria, ma compiaciuta, divertita, partecipata e pagata di tasca propria. Un rincitrullimento costruito con le proprie mani. Insomma smartphone, tablet, e simili diavolerie, costituiscono sia una forma di sottomissione alle logiche del capitale, sia una forma di alienazione, sia una droga. Si sta connessi per sentirsi vivi e per sopportare il disagio della vita contemporanea. In realtà si vive una vita terribilmente alienata, se è vero che si passano, attaccati a questi gingilli, anche 10/12 ore al giorno, tutti i giorni e molte persone questi oggetti se li portano anche a letto. Leggilo questo Ferraris. Dice cose interessanti. È il secondo libro che dedica all'Ontologia del telefonino. Non sembra nemmeno nato nella terra di Benedetto Croce.
sabato 18 luglio 2015
Renzi e la lettura in Italia, oggi
Come si fa a non voler bene a questo lider farfallone che sproloquiando di tutto e su tutto, che Berlusca e Grillo gli rode da matti, oggi, all'assemblea nazionale del pd (che nessuno capisce che cosa diavolo mai sia) ha trovato il modo di parlare della lettura in Italia? Pur di trovare notizie positive per suffragare la tesi su cui tanti italiani non concordano, ovvero che l'italia stia davvero ripartendo, illider (mi si passi il neologismo toscano), che sembra lo stregatto del film "Alice" della Disney, ha saccheggiato l'ultimo rapporto di Federculture e ha detto che aumentano i visitatori nei musei (chapeau a Franceschini e alle sue domeniche gratis), ha gridato che riprendono i consumi culturali e che aumentano perfino gli acquisti di libri nelle librerie indipendenti. Nelle scorse settimane ho parlato con alcune mie amiche libraie pisane indipendenti e devo dire che loro non si erano accorte di tutta questa corsa agli acquisti segnalata da illider sfarfallante. Inoltre, non ho ancora letto il rapporto (che è uscito una settimana fa), ma mi pare che il dato che indica quanto leggono gli italiani su base annuale continui, ahinoi, a calare anche nell'ultimo anno rilevato. Precisato questo, fa comunque molto piacere che questo funambolo della politica, che una ne fa e almeno altre sette o otto ne promette, e che sogna anche lui almeno un milione di rivoluzioni copernicane all'anno e lo dice in pubblico, senza vergognarsi, Maurizio Ferraris ne prenda nota, del fatto di essere registrato e documentato, precisato questo, dicevo, è bello che illider maximo attuale si occupi di cultura, citi il fenomeno della lettura, legga i riassunti dei rapporti di Federculture o almeno lo faccia qualcuno dei suoi collaboratori. Ma sopratutto parli, tra una rivoluzione copernicana e l'altra, di libri. Mondadori e Rizzoli salvino Matteo.
Come si fa a non voler bene a questo lider farfallone che sproloquiando di tutto e su tutto, che Berlusca e Grillo gli rode da matti, oggi, all'assemblea nazionale del pd (che nessuno capisce che cosa diavolo mai sia) ha trovato il modo di parlare della lettura in Italia? Pur di trovare notizie positive per suffragare la tesi su cui tanti italiani non concordano, ovvero che l'italia stia davvero ripartendo, illider (mi si passi il neologismo toscano), che sembra lo stregatto del film "Alice" della Disney, ha saccheggiato l'ultimo rapporto di Federculture e ha detto che aumentano i visitatori nei musei (chapeau a Franceschini e alle sue domeniche gratis), ha gridato che riprendono i consumi culturali e che aumentano perfino gli acquisti di libri nelle librerie indipendenti. Nelle scorse settimane ho parlato con alcune mie amiche libraie pisane indipendenti e devo dire che loro non si erano accorte di tutta questa corsa agli acquisti segnalata da illider sfarfallante. Inoltre, non ho ancora letto il rapporto (che è uscito una settimana fa), ma mi pare che il dato che indica quanto leggono gli italiani su base annuale continui, ahinoi, a calare anche nell'ultimo anno rilevato. Precisato questo, fa comunque molto piacere che questo funambolo della politica, che una ne fa e almeno altre sette o otto ne promette, e che sogna anche lui almeno un milione di rivoluzioni copernicane all'anno e lo dice in pubblico, senza vergognarsi, Maurizio Ferraris ne prenda nota, del fatto di essere registrato e documentato, precisato questo, dicevo, è bello che illider maximo attuale si occupi di cultura, citi il fenomeno della lettura, legga i riassunti dei rapporti di Federculture o almeno lo faccia qualcuno dei suoi collaboratori. Ma sopratutto parli, tra una rivoluzione copernicana e l'altra, di libri. Mondadori e Rizzoli salvino Matteo.
giovedì 16 luglio 2015
IO VORREI LA MERKEL PRIMO MINISTRO E SCHAEUBLE ALLE FINANZE
Invecchiando, perdo colpi. E non mi ricordo più bene le cose. Chiedo scusa. Ma mi pare di rammentare che noi sinistri moderati negli anni '90 volevano entrare in Europa perchè si voleva smettere di essere un paese furbastro e levantino (svalutista e crescidebito) e si voleva diventare un paese normale ed europeo (lavoro sodo, serio, tanto impegno e conti in ordine). Il sogno europeo doveva traghettarci verso questi lidi. Da soli non ci saremmo mai riusciti. Ma con l'aiuto degli altri paesi (nord)europei potevamo diventare un paese migliore. Qualcuno scriveva Normale. E ricordo che in quegli anni diventare europeo voleva dire assomigliare proprio ai paesi nordeuropei, serietà, impegno, stile, uno stato che funziona modernamente, gente che lavora e non campa sulle spalle degli altri, meno furbi in giro, meno criminalità. Dopo 15 anni di euro e di Europa più intensa abbiamo invece scoperto come sia faticoso essere nordeuropei. E come sia difficile domare la nostra anima levantina. Di come sia faticoso trasformare bravi cattolici perdonisti in responsabili luterani protestanti. Insomma si torna sempre alla società civile e alle sue tare storiche. E alla sua rappresentanza politica. La nostra ci regala Berlusca, i due Mattei e Grillo. Quella tedesca Angela e Wolfie. Sarà che invecchio, sarà che sono ignorante, ma i due crucchi mi paiono di gran lunga molto più seri dei nostri venditori ambulanti di frottole. Merkel und Wolfie uber alles.
Invecchiando, perdo colpi. E non mi ricordo più bene le cose. Chiedo scusa. Ma mi pare di rammentare che noi sinistri moderati negli anni '90 volevano entrare in Europa perchè si voleva smettere di essere un paese furbastro e levantino (svalutista e crescidebito) e si voleva diventare un paese normale ed europeo (lavoro sodo, serio, tanto impegno e conti in ordine). Il sogno europeo doveva traghettarci verso questi lidi. Da soli non ci saremmo mai riusciti. Ma con l'aiuto degli altri paesi (nord)europei potevamo diventare un paese migliore. Qualcuno scriveva Normale. E ricordo che in quegli anni diventare europeo voleva dire assomigliare proprio ai paesi nordeuropei, serietà, impegno, stile, uno stato che funziona modernamente, gente che lavora e non campa sulle spalle degli altri, meno furbi in giro, meno criminalità. Dopo 15 anni di euro e di Europa più intensa abbiamo invece scoperto come sia faticoso essere nordeuropei. E come sia difficile domare la nostra anima levantina. Di come sia faticoso trasformare bravi cattolici perdonisti in responsabili luterani protestanti. Insomma si torna sempre alla società civile e alle sue tare storiche. E alla sua rappresentanza politica. La nostra ci regala Berlusca, i due Mattei e Grillo. Quella tedesca Angela e Wolfie. Sarà che invecchio, sarà che sono ignorante, ma i due crucchi mi paiono di gran lunga molto più seri dei nostri venditori ambulanti di frottole. Merkel und Wolfie uber alles.
martedì 14 luglio 2015
DOPO SARA BIAGIOTTI, TOCCHERA' AL ROTTAMATOR DI LAPIDI?
Contrordine compagni. Le lapidi antifasciste restano oscurate. Oggi è scoooppiata la notizia. Voci non controllate, rumori, borbottii di pancia, dicono che quando si è saputo che il rottamator di lapidi li aveva fregati tutti, con tutti intendendo i consiglieri, capigruppo, segretari di sezione, segretari dell'unione, segretari di zona, tutti rigorosamente iscritti Pd, renziani, arenziani e antirenziani, amici di Cuperlo e ultimi esoterici seguaci di D'Alema, insomma tutti i fregati pd si sono ritrovati alla festa del partito e hanno giurato sul loro onore di fargli fare la fine di Sara Biagiotti. Visto che il rottamatore di lapidi li ha ben bene presi per i fondelli, i fregati hanno sussurrato che se entro il 22 luglio le lapidi non saranno riappese ben visibili sotto i loggiati di San Domenico, come solennemente promesso un mese fa, il 23 mattina, all'alba, loro presenteranno una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. E poi si vedrà.
Marinella dall'alto dei cieli è scoppiata in una fragorosa risata.
PS. Per chi non lo sapesse Sara Biagiotti è il renziano sindaco di Sesto Fiorentino (fi), sfiduciato dal segretario del Pd di Sesto e da 8 consiglieri comunali del pd su 13 per divergenze sul piano urbanistico e sulla pista di Peretola in particolare. E poi dice che il pd non è un partito vivo e che lotta insieme a noi.
Contrordine compagni. Le lapidi antifasciste restano oscurate. Oggi è scoooppiata la notizia. Voci non controllate, rumori, borbottii di pancia, dicono che quando si è saputo che il rottamator di lapidi li aveva fregati tutti, con tutti intendendo i consiglieri, capigruppo, segretari di sezione, segretari dell'unione, segretari di zona, tutti rigorosamente iscritti Pd, renziani, arenziani e antirenziani, amici di Cuperlo e ultimi esoterici seguaci di D'Alema, insomma tutti i fregati pd si sono ritrovati alla festa del partito e hanno giurato sul loro onore di fargli fare la fine di Sara Biagiotti. Visto che il rottamatore di lapidi li ha ben bene presi per i fondelli, i fregati hanno sussurrato che se entro il 22 luglio le lapidi non saranno riappese ben visibili sotto i loggiati di San Domenico, come solennemente promesso un mese fa, il 23 mattina, all'alba, loro presenteranno una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. E poi si vedrà.
Marinella dall'alto dei cieli è scoppiata in una fragorosa risata.
PS. Per chi non lo sapesse Sara Biagiotti è il renziano sindaco di Sesto Fiorentino (fi), sfiduciato dal segretario del Pd di Sesto e da 8 consiglieri comunali del pd su 13 per divergenze sul piano urbanistico e sulla pista di Peretola in particolare. E poi dice che il pd non è un partito vivo e che lotta insieme a noi.
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