lunedì 21 dicembre 2020

Curtatone: eroi risorgimentali contro eroi sportivi? La soluzione c'è.

Sono fermamente convinto che non sia giusto contrapporre eroi risorgimentali a eroi sportivi. 

Il punto è che la maggioranza consiliare e quasi tutta l'opposizione di centro destra ha creato, forse inconsapevolmente o forse frettolosamente (l'assenza del dibattito e dei sondaggi è cosa nota), proprio questa contrapposizione. Come? Cancellando gli eroi risorgimentali e mettendo al loro posto un grande atleta pontederese. 

Se in piazza Curtatone ci fosse stato, nel centro della Piazza e non sotto il loggiato della Pretura (ma già ex Palazzo Comunale), un monumento ai caduti delle patrie battaglie la decisione consiliare lo avrebbe oscurato, forse rimosso, e ci avrebbe messo un monumento a Mazzinghi. 

Il problema adesso è: come si rimedia a questa contrapposizione? 

Per quello che riguarda il Comitato "Non dimentichiamo Curtatone" il rimedio non può che essere quello di cercare un altro spazio in cui rendere il giusto riconoscimento al pugile. 

E' la soluzione che accontenterebbe tutti. 

Piazza Curtatone resterebbe al suo posto, mantenendo il proprio nome.

L'omaggio a Mazzinghi troverebbe una giusta collocazione non contrapposta agli eroi risorgimentali.

E l'opinione pubblica cittadina probabilmente concorderebbe con questa nuova scelta. E comunque potremmo sempre chiederle cosa ne pensa.

domenica 20 dicembre 2020

La restituzione di Stefano

Carissimi concittadini,

anche se devo ammettere che i liberali non hanno costruito una nazione proprio come Dio comanda, l’Italia è il mio Paese. E provo un profondo rispetto per tutti coloro che per la nascita di questo Paese si sono battuti, hanno sofferto e, in alcuni casi, sono morti. Lo scrivo senza retorica, ma con convinzione. Credo che l’Unità Nazionale ci abbia dato una grande opportunità storica, che le generazioni successive a quella risorgimentale hanno solo parzialmente portato a forma, lasciando un bel po’ di lavoro anche agli italiani di oggi e a quelli di domani.
E’ per completare questo lavoro di costruzione dello Stato che mi sono innamorato del diritto e della storia (e di tante altre materie ancora) e che ho insegnato con grande passione e con intensità quotidiana in alcuni Istituti superiori, con l’obiettivo specifico di crescere ragazzi all’altezza di tempi sempre più complicati come quelli che state vivendo.
Mi sono anche impegnato per costruire la Biblioteca Cattolica della comunità, come istituzione culturale viva e quotidianamente aperta al pubblico, perché penso che leggere (e leggere molto) e frequentare biblioteche apra la mente e il cuore. Ho organizzato anche molte altre attività culturali, coltivando in particolare la memoria del nostro presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.
Per queste ragioni la città mi ha conferito una targa riconoscendomi cittadino emerito nell’ambito della cultura e dell’istruzione.
Ora però ho saputo che il consiglio comunale, con una maggioranza praticamente degna dell’ex comunismo bulgaro, ha deciso di spazzare via il nome di Piazza Curtatone, che è uno dei simboli dell’Unità Nazionale, per sostituirlo con quello di un pugile, campione del mondo, dai “pugni proletari”, persona validissima, ma assolutamente non paragonabile all’identità collettiva che la battaglia risorgimentale richiama.
Se dovessi commentare questa decisione, userei torni così volgari che costringerebbero San Pietro, che pure è un santo e mi vuole bene, a spedirmi per quattro o cinquemila anni in Purgatorio. E lì non c’è internet. Sarebbe un disastro.
In sintesi considero la cancellazione del nome di Curtatone oltre che un’offesa alle patrie memorie, un atto profondamente diseducativo rispetto alle giovani generazioni. E un atto diseducativo è un passo indietro nella storia. E’ una vittoria dell’ignoranza sulla ragione. E’….
Per farla breve e senza arrabbiarmi, ho concordato con San Pietro che se il consiglio comunale non ritirerà la delibera con cui toglie il nome di Curtatone alla Piazza, io potrò restituire la medaglia che la città mi ha donato nel 2011.
Confesso che mi dispiacerebbe disfarmi di quel vecchio cimelio che ho ricevuto con molto piacere. Ma se vanno avanti con quella scelta, glielo restituisco. Cos’altro potrei fare?
Cordiali saluti
Stefano
PS. Il prof. Beppe De Martini, che come è noto è restio a scrivere anche l’elenco della spesa, mi chiede di dirvi che concorda su tutto quello che ho appena scritto. Restituzione inclusa.

sabato 19 dicembre 2020

Curtatone: ovvero qualche riflessione sul lavoro editoriale di Michele Quirici e il paradosso pontederese

Grazie a Michele Quirici e Valentina Filidei, alla casa editrice Tagete e al gruppo di ricercatori e collaboratori che ruota attorno a Tagete, e grazie anche alla casa editrice Bandecchi & Vivaldi e ad altre piccoli imprese editoriali, oggi Pontedera è una città studiata e quindi ricca di libri di storia locale.

A supportare Quirici e gli altri editori, ci sono in città almeno una ventina di studiosi (tra docenti universitari e eruditi locali di vario spessore) che scrivono su Pontedera e i pontederesi testi di una certa qualità. Ma sono solo una parte dei tanti studiosi che di questa città si sono occupati negli ultimi due secoli e le cui opere (tra saggi e volumi) toccavano complessivamente quota 900 nel 2009 (cfr. Pontedera guida alla ricerca) e dieci anni dopo superano di sicuro il migliaio (in gran parte presenti nella sezione locale della Biblioteca Gronchi).

Ora, come dico spesso a Michele Quirici, questi libri, per essere davvero efficaci, si dovrebbero trasformare in consapevolezza storica diffusa almeno tra le persone che vivono a Pontedera. In questo modo potrebbero irrobustire il nostro senso civico, ovvero dare spessore a quell'amore per la città e ai suoi elementi architettonici e urbanistici che poi si riverbera anche sulle scelte individuali e collettive di rispetto, conservazione e decoro.

Ma perchè ciò accada i libri devono incarnarsi nella consapevolezza delle persone soprattutto delle èlite che le guidano. E che questo accada o meno non dipende dalla qualità dei libri e nemmeno dalla loro quantità, ma dalla capacità delle persone di leggerli, di assorbirli e di trasformarli in senso comune.

Il paradosso di Pontedera sta tutto qui. Abbiamo ormai una vasta documentazione storica disponibile, ma stentiamo a leggerla e a farla propria. Ci gloriamo della nostra ignoranza storica.

E’ un po’ come avere un potente vaccino ma agire come un no vax.

In particolare tra coloro che si giovano poco del grande lavoro editoriale di Michele e degli altri editori ci sono le forze politiche cittadine, di maggioranza e di opposizione. Destra, centro e sinistra, comitati civici e liste civette incluse, si sono dati infatti una mano per martirizzare la storia patria cittadina. E sapete perché? Perchè non la conoscono. Per le nostre forze politiche i libri del Quirici e degli storici locali sono off-limits. E’ banalmente per questo che i consiglieri hanno alzato la loro manina e cancellato Piazza Curtatone, senza tener conto del valore simbolico della piazza, ma seguendo l'emozione per la morte del pugile. Semplicemente non sapevano quello che facevano.

E' un tipico fenomeno di insipienza politica che sfocia in arroganza decisionale, ammantata da una giustificazione populista. Un problema molto complicato da risolvere. Anche a livello locale.

giovedì 17 dicembre 2020

Il tormento di Dino

 

mercoledì 16 dicembre 2020

Un suggerimento al segretario del PD pontederese su Piazza Curtatone e la democrazia digitale

Trovo la proposta di Stefano Stacchini di indire un referendum tra gli iscritti al PD sulla piazza molto sensata e la suggerisco anch'io a Floriano. Sottolineo che l'operazione potrebbe essere semplice e rapida. Credo che il PD pontederese potrebbe inviare una mail a tutti i suoi iscritti e chiedergli almeno 3 cose: (1) se sono favorevoli o contrari alla rimozione del nome di Piazza Curtatone; (2) se sono favorevoli ad intestare una piazza o una via o un edificio a Mazzinghi; (3) in quest'ultimo caso quale luogo o edificio sceglierebbero. E' vero che, come scrive Floriano, oggi il Covid ci obbliga al distanziamento, ma le tecnologie internet ci consentono una discussione rapida, diffusissima e franca. Molto più che a voce. Perchè quando uno ha scritto cosa pensa, questo pensiero resta e canta. E per sapere cosa pensano gli iscritti del PD sulla vicenda di P.zza Curtatone basta inviare una mail che si scrive in 10 minuti. Un clic e tutti gli iscritti la riceveranno, con l'indicazione di rispondere in tre o quattro giorni. Poi un iscritto o lo stesso Floriano apre le mail di risposta, apre un foglio Excel per riportare i dati e il gioco è fatto. In quattro e quattro otto, anche in epoca Covid e di distanziamento, in maniera certa e democratica, senza spendere un soldo, il PD saprebbe almeno cosa pensano i suoi iscritti dell'intestazione della Piazza Curtatone. Il tutto, ripeto, in pochissimo tempo e senza consumare troppe energie. Senza che nessuno si sposti da casa, rispettando la zona arancione, ecc. ecc. E ognuno assumendosi la responsabilità di quello che dice. E se il PD renderà noti questi dati, li conosceremo tutti e tutti ci potremo riflettere sopra. Sarebbe un bell'esempio di democrazia diretta, digitale e non populista. Perchè la voce del popolo è quella composta dalle voci di tutte le singole persone che lo compongono e non quella del capo che interpreta i desideri e la volontà popolare. Dico questo perchè ho visto che Floriano ha postato la sua riflessione anche sulla pagina facebook del PD Pontederese, dove però è stata accompagnata da un silenzio "bulgaro", che non credo sia indice di un consenso unanimitario. Il dibattito a volte va sollecitato. Non è detto che a volte per persone vogliano esprimersi. Ma mi chiedo: il PD vuole davvero usare le tecnologie che non costano nulla e che ha disposizione per sapere cosa pensano i suoi iscritti e sollecitare la discussione e la partecipazione anche digitale? E' davvero interessato a sapere come la pensano i suoi simpatizzanti? I suoi elettori? O ha paura di usare le tecnologie e la trasparenza del web per sapere come la pensano coloro che dovrebbe rappresentare? In Svizzera i diversi stati cantonali fanno un referendum popolare al mese. Il PD pontederese non può fare dei riscontri seri e veloci tra i propri iscritti? Magari prima di assumere le decisioni. Preferisco non rispondere a queste domande. Ma forse Floriano potrebbe farlo.
Comunque per un'approfondita riflessione su cosa sia una democrazia nell'era della infosfera e della partecipazione digitale, suggerirei a Floriano (se non l'ha già letto) di prendere in prestito da Bibliolandia e leggere: "Il principe digitale" di Mauro Scalise e Fortunato Musella (Laterza, 2019). Sono due docenti di Scienza politica all'Università di Napoli Federico II (Calise ha pubblicato qualche anno fa anche un libro dedicato a "Il partito personale"). Contiene un sacco di riflessioni interessanti sul moderno principe di gramsciana memoria, in particolare su come si possa gestire al meglio la democrazia digitale, evitandone i lati oscuri.

lunedì 14 dicembre 2020

Gli inizi frammentari e caotici del movimento operaio in Italia

Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872) / Nello Rosselli, Einaudi, Torino, 1967, pp. 368

Scritto nel 1926, rielaborando la tesi di laurea che Nello Rosselli aveva dato con Gaetano Salvemini all'Università di Firenze, il testo, dedicato ai rapporti tra Mazzini e Bakunin (ma con personaggi di contorno non da poco come Garibaldi e Marx) e agli inizi del movimento operaio italiano non è solo uno studio commovente, ma ancora valido, storiograficamente parlando, e di grande attualità politica. E' molto di più.

A parte la splendida ricostruzione delle idee politiche in materia di questione sociale e operaia di Mazzini e di Bakunin, che, per quello che ne so la storiografia successiva, ha solo perfezionato, ma non modificato sostanzialmente, a parte i due meravigliosi cammei dedicati a Marx e Garibaldi nel contesto della prima internazionale e la Comune di Parigi (1864-1871), il libro tratteggia gli esordi del movimento operaio italiano infilato in un brodo politico dove si muovevano moderati liberali, conservatori cattolici, repubblicani di fede mazziniana, democratici e socialisti di fede garibaldina, proto-anarchici influenzati dal Bakunin degli anni '60 e dalle sue idee internazionaliste, socialisti sulla scia della idee di Ferrari, federalisti come Cattaneo, e marginalmente Marx ed Engels. Il tutto in un mondo dove l'analfabetismo contadino (fino al 90%) e quello operaio (probabilmente attorno al 60/70%) la facevano da padrone e avere le idee chiare su cosa fare e verso quali scelte di azione orientarsi per emanciparsi e conquistare condizioni di vita e di lavoro migliori era tutt'altro che semplice.

Ne esce un movimento operaio eroico, ma anche confuso e pieno di contraddizioni, con mille anime e un impressionante numero di personalismi. E tale rimarrà anche nei quarant'anni successivi. E, forse, anche dopo.

Un testo ancora vivo, di un grande storico, che dimostra di capire e ricostruire uomini e contesti molto più e molto meglio di alcuni grandi storici dell'epoca, che più che storia facevano filosofia della storia o riducevano la storia a strumento per validare le loro idee politiche.

La grande lezione di Pasquale Villari e di Gaetano Salvemini aveva davvero trovato un degno erede. Questo  rende ancora più dolorosa la morte avvenuta per ,mano di sicari fascisti di un grande storico e poi leader di Giustizia e Libertà come Nello Rosselli.

I partiti sono "Tigri di carta"?

Tigri di carta. Debolezza dei partiti e instabilità sistemica in Italia (1994-2018) / EUGENIO PIZZIMENTI, Pisa University Press, 2020, Pisa

Incuriosito dal titolo, con un gruzzoletto di ferie prepensionistiche da smaltire, obbligato dai dpcm anti-Covid al rintanamento domestico, mi è capitato di leggere negli scorsi giorni un libro difficile, ma stimolante. I mezzi malati di "politica" come me (almeno spero di essere solo mezzo malato), pur avendo delle consapevoli e consolidate illusioni conoscitive, l'ironico Marx avrebbe parlato di una propria Weltanshauung, a volte si sfidano. E il libro di Pizzimenti, professore associato di Scienza Politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pisa, per chi lo affronti con coraggio va esattamente in questa direzione: ti sfida e ti mette in difficoltà. Sicuramente pensato come manuale per i suoi studenti (che non invidio, o forse sì, ma solo per la loro giovinezza), scodella centoventi pagine di un dibattito teorico sui vari nodi e problemi che possono servire per affrontare e capire la scienza politica e la politica oggi, citando libri e autori di cui, ripeto, anche un mezzo appassionato di politica  e un bibliotecario pensionando come me non sa quasi niente (e di sicuro è un problema della mia generazione). Infatti il libro di Pizzimenti ignora (ritenendoli probabilmente superati) gran parte dei libri e manuali di teoria politica scritti prima degli anni '90 (salvo qualche rara eccezione). Così la prima riflessione che mi è venuta a fine lettura è stata quella che per capire cosa accade in politica, oggi, occorre liberarsi (almeno mentalmente) del 90% dei propri libri di politica (e delle proprie idee politiche?). Ha ragione Pizzimenti? Non mi sentirei di escluderlo. Ma certo è una liberazione faticosa e dolorosa. Per alcuni, penso ai vecchi militanti con gli scaffali ancora zeppi di polverosi testi di Editori Riuniti e Einaudi, perfino impossibile.

Comunque sia, nelle successive 140 pagine l'Autore passa in rassegna, con l'uso di moderni indicatori funzionali (di cui ha precedentemente spiegato la valenza conoscitiva), l'evoluzione politica del sistema italiano dalla fine della prima repubblica (1992-1993) a oggi. E quello che ne viene fuori è efficacemente sintetizzato nel titolo: partiti come tigri di carta e un sistema endemicamente instabile e cangiante. Strutture, organizzazione, obiettivi, leaderschip politiche in Italia (ma non solo, perchè il suo studio contiene anche riferimenti comparativi), dagli anni '90 in poi, hanno dato vita a partiti e a un sistema politico magmatico e caotico, isomorfo (parola che ricorre spessissimo nel testo), dove raccapezzarsi è di per sé un'impresa. Modifiche continue dei sistemi elettorali (mattarellum, porcellum, rosatellum, ecc.), molteplici tentativi di riformare la costituzione, varie integrazioni tra maggioritario e proporzionale, farsi e disfarsi di formazioni politiche, governi tecnici a gogò, nel contesto anche di trasferimenti di poteri all'Unione Europea, ma con ripensamenti, polemiche, ecc., partiti padronali, contendibili, ereditabili, primarie fasulle e primarie serie, partiti fondati da comici e partiti che si frantumano per colpa di persone troppo serie, passaggi da un gruppo parlamentare ad un altro, tutto questo (e molto di più) ha trasformato il nostro sistema politico in un coacervo in cui solo i politologi, forse, non facendo nient'altro nella loro vita che studiare la politica, riescono a raccapezzarsi. O almeno questo è quello che ci ho capito. E quindi l'effetto disincanto è molto forte. Fin troppo.

Gli altri, i cittadini normali, ammesso che ce ne siano,  vivono inevitabilmente di illusioni conoscitive (in sostanza si tengono strette le loro Weltanshauung giovanili oppure le cambiano quando preferiscono) e continuano a votare (ma molto meno a partecipare) ascoltando, come va di moda dire oggi, "la pancia", anzichè il cervello. Che l'esito poi sia quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni è quindi scontato. Anzi, ci va persino di lusso, visto l'organo che attiviamo quando chiacchieriamo di politica.

Concludo. Chi volesse fare un tuffo (anche rischiando di annegare) nelle nuove frontiere della politologia contemporanea dovrebbe tentare una lettura (faticosa) del libro e delle quasi impossibili tabelle con i codici e  le sigle di Pizzimenti. Non so se ne uscirebbe migliore o più consapevole. Posso dire che solo come ne sono uscito io: sostanzialmente con la consapevolezza che non capirci più nulla nell'evoluzione del sistema politico italiano è una colpa che non mi posso imputare. Essere confusi è il minimo che ti può capitare quando guardi la politica italiana. Cosa che, comunque, da bravi cittadini, dobbiamo continuare a fare.

La politica italiana, un po' come la fisica quantistica, non è insomma più in grado di dirci cosa siano i corpi politici, dove siano esattamente posizionati e dove diavolo andranno a finire. Il sistema è troppo instabile e turbolento per poter fare (come accade con la metereologia) previsioni serie oltre i 4 o 5 giorni.

A parte questo, il libro, che contiene anche una bella bibliografia aggiornata, apre a orizzonti nuovi. Insomma, come tutti i bei libri, dice al lettore: bimbo mio, per capirci qualcosa, non basta avermi letto. Dovrai leggere e meditare anche molti altri testi. E poi ne sciorina l'elenco. Perchè si sa: che la verità stia in un libro solo, è una delle più antiche e immodificabile illusioni conoscitive dei Sapiens (Yuval Noah Harari docet).