martedì 31 dicembre 2024

OLTRE 566.00 EURI SONO I COSTI DEI FESTEGGIAMENTI TRA PRENATALE, NATALE E CAPODANNO

 Fine anno. Tempo di bilanci. Così, appena risvegliato, ARPAGONE ha deciso di fare i conti dei costi delle feste prenatalizie, natalizie e di capodanno, finanziate, coi soldi dei pontederesi, dalla maggioranza spendacciona che governa allegramente la città.

Com'è sintetizzato nella tabella allegata al post si tratta, solo negli ultimi due mesi, di oltre 566.000 € di spese. Più di un miliardo di vecchie lire. A cui vanno sicuramente aggiunte altre somme (dai mancati introiti agli straordinari del personale comunale ad altre iniziative) che però Arpagone non è riuscito a documentare. 

Maccheroni e tutti i sindaci di Pontedera che lo hanno preceduto si rivolterebbero nelle tombe se vedessero queste cifre.

Due voci spiccano su tutte.

Gli oltre 300.000 euri per le varie manifestazioni natalizie (frazioni incluse).

I 140.000 euri per il capodanno dei giovani sul piazzone.

Mai nessun sindaco prima dell'attuale gonfaloniere aveva osato tanto.

Questo induce allora a porsi alcune domande.

Ma l’assessore ai lavori pubblici che dice di faticare a trovare i soldi per sistemare le strade non poteva farsi dare almeno il 30% di questi soldi festaioli? Quante buche ci avrebbe tappato con 180.000 euri?

Ma davvero gli iscritti al PD e i militanti pontederesi di questo partito condividono la scelta di spendere circa 566.000 euri per varie attività festivalizie, natalizia e capodannesche? E non si sentono a disagio per questi sperperi? 

E i socialisti di Pontedera, che hanno appoggiato e votato questa maggioranza, davvero anche loro sono contenti dei 140.000 € spesi per il capodanno o dei 300.000 € per le attività natalizie? O finiscono per accettare queste scelte per non essere buttati fuori dalla maggioranza? E' questa la nobile arte della politica di cui parlava Giacomo Maccheroni che su questo tipo di iniziative ha sempre messo solo spiccioli?

Quanto agli europeisti e ai centristi, anche loro catturati nella rete di questa maggioranza, non riesco a vederli entusiasti dell’uso di questi soldi. Perché stanno zitti? Chi è silente e si adegua è comunque responsabile. Lo sapranno?

E la lista “Progetto Pontedera” e i suoi elettori e le sue elettrici possono riconoscersi in scelte così sperperone, così esageratamente circenses, come quelle descritte nella tabella degli eventi, soprattutto a fronte di investimenti e spese nei servizi sociali comunali così risicati? Davvero possono digerire spese natalizie per oltre 300.000 euri? E i 140.000 per il capodanno? E questi soldi in festeggiamenti che ha approvato o avallato anche la loro rappresentante e vicesindaca in giunta non sono uno schiaffo alla povertà assestato anche col loro consenso? Davvero non avvertono una contraddizione tra queste scelte e le loro idee?

E la lista “Puccinelli per Pontedera”? Davvero i suoi elettori concordano con l’enormità della somma buttata in questi eventi e in altri nataliziamenti? Saranno tutti a ballare con Shade, Petit & C. stanotte sul piazzone? E ci si può nascondere dietro alla risposta che è stato il gonfaloniere a volere queste spese?

E i cattolici pontederesi, impegnati in prima linea nella lotta e nel contrasto alla povertà e a favore dell’accoglienza, i cattolici che sostengono questa maggioranza non hanno proprio niente da dire su questi soldi buttati dalla finestra?

Ma questo modo di sperperare i soldi pubblici è davvero compatibile con una comunità dignitosa e attenta al bene comune?

Un felice ma sobrio ed ecologico anno nuovo da ARPAGONE e dal vecchietto da tastiera.



venerdì 27 dicembre 2024

PONTEDERA-PIAGGIO: 100 ANNI DI RELAZIONI

 La Pontedera in cui atterrò la Piaggio nel 1924 era quella appena fascistizzata, che aprì le porte ad un’impresa importante e innovativa forse senza neppure rendersi conto della fortuna piovuta sulla città. Poi la Piaggio decollò producendo motori per aerei assai utili per la politica coloniale fascista (guerra d’Etiopia) e per la seconda guerra mondiale. Non a caso il Re Vittorio Emanuele III venne a visitare gli stabilimenti di Pontedera il 26 ottobre 1940, guidato da Enrico Piaggio in camicia nera. 

Produrre per la politica bellica del Regime consentì quindi alla Piaggio ampi profitti e permise una forte stabilità dei processi produttivi.

In fabbrica, la direzione controllò rigidamente la manodopera, grazie anche al sindacato fascista (l’unico consentito), che azzerò il conflitto sociale, concedendo anche qualche vantaggio per le maestranze. Lavorare in Piaggio significava non partire per la guerra di Albania o per il fronte russo. Una bella  fortuna per gli operai e i tecnici dello stabilimento che nel ‘43 erano oltre 11.000.

Ma il rapporto stretto tra fascismo, impresa e città nel luglio del ‘43 si sfasciò con la caduta del governo Mussolini. Pochi mesi dopo Pontedera e la Piaggio furono bombardate e semidistrutte dagli Alleati. La produzione si fermò. Impianti, operai e tecnici vennero decentrati. Anche al Nord, nel biellese, su richiesta dell’esercito tedesco.

Enrico Piaggio capì che di aerei a Pontedera non se ne sarebbero più fabbricati e che occorreva inventarsi nuovi prodotti se si voleva, finita la guerra, ripartire.

La Vespa e poi l’Ape furono il suo colpo di genio. Un colpo che 80 anni dopo continua a dare ancora frutti, lavoro e ricchezza alla città, sebbene ci se ne accorga di meno.

Dal 1945 in poi Pontedera fu governata da comunisti e socialisti e i rapporti tra il Comune e la Piaggio, che produceva Vespe, furono difficili. A volte tempestosi. 

Anche le relazioni industriali furono aspre. I conflitti sindacali tesi (per ragioni ideologiche e di bassi salari). Lo scontro di classe imperversò.

Alla metà degli anni ‘60, morto Enrico Piaggio, finito il boom della Vespa, il controllo  della società passò agli Agnelli. Le relazioni tra Comune e azienda migliorarono, grazie soprattutto all’avvento del centro sinistra e poi alla scomparsa del PCI e del PSI. Fu allora che i sindaci, prima quelli socialisti e poi i post-comunisti, gestirono i rapporti con l’impresa in maniera meno ideologica e (in particolare gli ex comunisti) schermando in parte gli umori "anticapitalisti" dei militanti.

Negli anni ‘80 Piaggio batté il muso contro la concorrenza giapponese e i cambiamenti dei gusti dei consumatori. Per salvarsi, ridimensionò le sue capacità produttive, dismise spazi, capannoni e aeroporto e dimezzò gli occupati. 

Per Pontedera fu un trauma terribile e il comune iniziò a decrescere anche demograficamente.

Tra il ‘92 e il ‘93 la Piaggio tentò, utilizzando fondi governativi ed europei, di trasferirsi in parte a Nusco. Ma un aspro conflitto sindacale e politico, condotto anche dal Comune guidato dalle sinistre e sostenuto dall’opposizione democristiana e dal proposto, bloccò il progetto. Poco dopo, con l'arrivo di Giovannino Agnelli al vertice aziendale, la Piaggio decise di restare a Pontedera e di misurarsi con più realismo col mercato internazionale.

La sua morte improvvisa però interruppe questa fase e portò gli Agnelli a vendere la società. Così alla fine degli anni ‘90 la Piaggio fu acquisita da fondi di investimento internazionali e le relazioni tra Azienda e Comune divennero evanescenti.

Il Comune comunque comprò parti importanti degli immobili dismessi dalla Piaggio e avviò un proprio progetto di rigenerazione urbana.

Una nuova svolta avvenne infine nel 2003 quando R. Colaninno acquisì il controllo della Piaggio, ridefinendo le strategie industriali del gruppo con risultati rivelatisi molto buoni.

E oggi? Assopita la lotta di classe, la maggioranza consiliare a trazione PD ritiene perfino INOPPORTUNO parlare di Piaggio in consiglio comunale.

Per questo quasi meraviglia che il Museo Piaggio abbia festeggiato questi primi 100 anni organizzando una bella mostra fotografica curata da Margherita Scotti e Michele Quirici, ad ingresso libero, aperta fino al 23 febbraio. Una maniera davvero coraggiosa per approfondire il rapporto tra azienda e città che speriamo scuota un po' l’indifferenza di questi tempi.

martedì 24 dicembre 2024

GIOVANNA DADDI E DARIO MARCONCINI: UN REGALO AL TEATRO E AI PONTEDERESI

 È stato presentato qualche giorno fa nella parigina libreria di Chiara Argelli un bel regalo per il Teatro e per i pontederesi. Si tratta di un volume (edito da Titivillus) che contiene una doppia biografia: quella di Giovanna Daddi e di Dario Marconcini. Due vite che si sono intrecciate tra di loro e insieme si sono avvinghiate al teatro, recitando più ruoli. Quello di attori, registi, animatori, organizzatori, con base tra Pontedera e Buti, ma in realtà artisti erranti per il mondo. E soprattutto, ma non solo, a loro agio nel teatro internazionale di avanguardia, nel teatro sperimentale e in quello realizzato con mezzi poveri. Un teatro che “si cerca” e “fa ricerca”. Che si contamina, che accoglie,  “ruba” e restituisce emozioni e riflessioni forti. Un teatro glocale. Che lavora contro l’indifferenza. Un teatro che ha portato con sé (e porta ancora, perché l’esperienza continua) una densità, una ricchezza, una vastità di curiosità ed una profondità culturale che il volume scritto e curato da Carla Pollastrelli e da Gianfranco Carpita solo in parte restituisce. Il libro contiene una ricostruzione della vicenda teatrale della coppia, una lunga e a tratti spassosa e commovente intervista a Giovanna & Dario, una rassegna dei loro spettacoli (purtroppo solo dal 1984 in poi), delle bellissime foto di scena e un certo numero di articoli di giornalisti di fama nazionale dedicati ad alcuni loro spettacoli. Peccato manchi alla fine un indice dei nomi e dei luoghi. Solo scorrere questi indici avrebbe dato il senso della straordinaria avventura teatrale internazionale vissuta da questa coppia nella vita e sulla scena. 

E sono loro, Dario Marconcini e Giovanna Daddi, che, svelando molto di sé, hanno fatto davvero un bellissimo regalo di Natale al mondo del Teatro e a noi pontederesi.

Un regalo di cui noi lettori e spettatori dobbiamo essere loro infinitamente grati.

domenica 22 dicembre 2024

IL COMUNE CHIUDE 4 GIORNI ANCHE BIBLIO PONTE A EGOLA SOTTO LE FESTE. LO FA PER FAVORIRE LA LETTURA?

 Fatto n. 1. Nel mio post del 4 dicembre documentavo (dati di Bibliolandia alla mano) che la Biblioteca Luzi di San Miniato aveva perso prestiti (sul posseduto) nel ‘24 rispetto al ‘23 e questo nonostante la chiusura di Biblio San Miniato Basso. Inoltre dicevo che l’intero sistema bibliotecario sanminiatese era andato complessivamente indietro nel corso dell’anno rispetto alla dimensione dei prestiti librari.

Fatto n. 2. Indicavo che alla fine dell’anno la Biblioteca di Ponte a Egola avrebbe fatto più prestiti della Luzi di San Miniato. Questo perché la biblio di Ponte a Egola è molto più appetibile per gli utenti, anche se ha molte meno risorse della Luzi.

Fatto n. 3. Quando ho appreso che il comune chiuderà completamente Biblio Ponte a Egola per 4 giorni (il 23,24,30 e 31 dicembre), una chiusura che non mi ricordo sia mai stata effettuata negli anni precedenti, ho pensato che una simile scelta avrebbe depresso ulteriormente i prestiti del sistema sanminiatese. Oltre a fare incavolare i lettori forti della pianura del comune.

Domando: Ma perché il comune vuole ulteriormente ridurre il livello dei prestiti librari?

Chi può infatti credere che chiudere 4 giorni a fine anno proprio Biblio Ponte a Egola possa favorire la lettura visto che proprio biblio PAE fa circa 230/250 prestiti librari in media alla settimana contro i 150/170 della Luzi (dati degli ultimi mesi)?

Non sarebbe più sensato per far crescere prestiti e lettori, in questa fase di ko di San Miniato Basso, aprire, con un orario più ampio, incluso il giovedì, proprio Biblio Ponta a Egola, magari dirottandoci un po’ di risorse (anche umane) da San Miniato?

Scrivo questo perché i dati di Bibliolandia ci dimostrano come la Luzi sia davvero poco attrattiva per chi abiti al piano lungo la statale 67. Basta prendere i dati dei prestiti della Luzi del giorno di giovedì, quando alla chiusura forzata di San Miniato Basso si aggiunge anche quella di Ponte a Egola, per rendersene conto.

Se infatti la Luzi fosse attrattiva, tutti i giovedì (quando è la sola biblioteca civica aperta nel territorio) dovrebbe realizzare i suoi picchi dei prestiti. Da una quindicina di verifiche fatte sui giovedì (compresi tra settembre e dicembre 2024) questi picchi non si verificano. Sono più numerosi i giovedì con bassi prestiti (quelli sotto 25 libri giornalieri) che i giovedì con valori sopra i 25 prestiti. Tutti dati che fornisce Bibliolandia stessa e perciò disponibili a tutti.

Ma interessa al Comune analizzare la realtà per favorire i propri cittadini e la pubblica lettura?

LETTERINA DI ARPAGONE AL GONFALONIERE

Illustrissimo,

visto che LEI spende e spande legittimamente i nostri soldi come se fossero acqua e indebita noi e i nostri pronipoti come se ci aspettasse a breve la fine del mondo; 

visto che LEI applica alla lettera il CARPE DIEM che nemmeno gli ultimi imperatori romani avrebbero osato tanto; 

visto che chiederLe di essere più risparmioso la stimolerebbe solo a spendere di più (Dio ce ne scampi);

visto che la cittadinanza di Pontedera è costituita anche di un buon 25% di anziani come il sottoscritto; 

visto che una parte dei vecchietti lascia volentieri ai giovani e a LEI l’ascolto, al freddo e al gelo del piazzone, delle canzoni degli artisti da LEI ingaggiati anche per il veglione di questo fine anno e si sente leggermente trascurato da questa scelta;

preso atto invece che abbiamo anche un TEATRO ERA che sarebbe in grado di gestire un veglione, al calduccio, per un ultimo dell’anno con spettacolo e piccolo brindisi finale alla buona; 

mi permetto, con tutto il rispetto e l’umiltà del caso, di chiederle se non potesse intercedere con la Sindaca di Firenze, sua compagna di partito, al fine di convincerla a organizzare anche al Teatro Era (come mi pare avvenga al Teatro della Pergola, nostro partner nel Teatro Nazionale della Toscana) uno spettacolino modesto, da fine anno tranquillo, per vecchietti consci dei propri limiti, ma desiderosi ancora di socializzare e festeggiare senza strafare e senza intrupparsi (al freddo e al gelo), come già detto, sul piazzone.

Sia chiaro: il veglioncino in teatro per noi attempati non dovrebbe essere pagato dalle casse comunali come giustamente avviene (per una sommetta che supera i 110.000 euri) per gli spettacoli in piazza destinati ai giovani.

Anzi: io per primo, per quanto noto in società come avaro, spilorcio e contrario, come ha giustamente scritto LEI, agli sperperi, mi dichiaro disponibile a pagare il costo di un biglietto che copra, insieme ai biglietti degli altri partecipanti, tutte le spese della serata e consenta anche un modesto utile alla Fondazione teatrale. Ci mancherebbe!

Siccome LEI ha più volte dichiarato di essere in grado di fare miracoli (e se è diventato 2 volte Gonfaloniere della nostra cittadina questa abilità non le si può certo negare), le rivolgo questa prece affinché possa essere presa in considerazione e se possibile esaudita.

La prego, illustrissimo, oltre a stupire con la grande ruota i cuori dei bambini, scaldi anche i nostri di organi, incluse le mani e i piedi, nella notte di San Silvestro.

Dopodiché la saluto cordialmente e le auguro, indipendentemente dalla realizzazione del non facile miracolo richiesto, Buone feste e un Felice anno nuovo.

Il suo affezionato ma, diversamente da LEI, sempre tirchio 

ARPAGONE

venerdì 20 dicembre 2024

NATALE NELLE FRAZIONI: LUCI (SUL CONSENSO), POVERTÀ E TURISMO

 Se Pontedera senza luci natalizie è buia, figuriamoci le frazioni. E allora in uno dei comuni più illuminati e soprattutto indebitati d’Italia (per almeno 71 milioni di euri) che si fa? Semplice, si approvano altre spese per luci e ulteriori animazioni natalizie anche nelle frazioni. Sono pontederesi anche loro, che diamine! 

E allora si chiamano a raccolta le diverse organizzazioni presenti sui territori e si affida loro il compito di progettare, animare e illuminare i loro specifici contesti.

Così si approfitta del Natale per rafforzare e premiare anche il consenso. E dopo gli oltre 300.000 euri per strailluminare e iperanimare il centro storico, si  stanziano altri 24.500 euri per nataliziare le frazioni.

Con deliberazione di giunta n. 197/2024 ecco assegnati 3.500 euri ad un gruppo della Rotta perchè animi il natale della frazione; 

mentre altri 3500 euri sono dati ad un’associazione dei Paradossi per lo stesso scopo; 

altri 3500 euri vanno ad un’associazione della Borra; 

e ancora altri 3500 per la medesima ragione ad un gruppo di Treggiaia;

e 3500 al Romito; 

e altri 3500 a Montecastello; 

mentre per Gello i 3500 sono divisi in parti eguali tra due soggetti.

Sembra siano rimasti fuori dai sussidi solo l'area del Chiesino e qualche altro piccolo agglomerato di case.

A me, insieme ai soldi sperperati nel centro, sembrano uno schiaffo al natale e uno sberleffo alla povertà vera. Del resto la parola povertà è così poco presente nel programma di questa maggioranza che non la si può neppure rimproverare di tradire se stessa. Non ne parlano quasi mai. Come dei migranti o degli extracomunitari.

Obiettivo prioritario in questa fase è far diventare Pontedera un “centro di attrazione turistica del natale” (sic, rigorosamente minuscolo, p. 52 del programma). E allora vai coi gazebo, le baracchine e le giostre. Trasformando anche il natale in una fiera.

Ma va davvero bene così?

mercoledì 18 dicembre 2024

FORZA BABB!!!!

 Dopo le mostre degli ultimi anni, senza biglietto, con cataloghi inconsistenti o inesistenti, con le presenze dei visitatori monitorate alla buona, ecco al Palp una retrospettiva dedicata a Giorgio Dal Canto, detto Babb. Si tratta di un artista pontaderese, morto da una decina di anni, che un consigliere comunale di maggioranza ha recentemente definito, forse esagerando un po’, uno dei maggiori artisti del secondo novecento italiano.

Incuriosito, ho visitato l'esposizione qualche giorno fa. Non c’era quasi nessuno.

L’attuale mostra è assai simile a quella allestita 15 anni fa al Museo Piaggio. Le opere esposte al PALP provengono, come già allora, in larga misura dalla collezione di Giuseppe Diomelli, che di Dal Canto fu amico, estimatore e mentore, oltre che acquirente.

In più oggi c’è sull’esposizione un intervento del regista Bartalini che nelle ultime stanze del percorso tenta, con sagome autoportanti e altre trovate, di calare il visitatore tra gli stralunati personaggi di Dal Canto. Della serie siamo tutti un po' marionette (del mondo di Babb e non solo). Il che non si può escludere, certo. Ma forse andava detto col tratto solare di Dal Canto, e non con quello ombroso che è stato adottato.

Comunque, da inesperto e da pontederese, la mostra, a parte le aggiunte di Bartalini, mi è piaciuta e merita di essere visitata.

Offre uno sguardo critico, ma pietoso e ironico sulle miserie umane, largamente condivisibile. Sdogana e perdona forse un po' troppo la nostra predisposizione alla bugia. Ma su questo c’è poco da fare.

Peccato solo che per il bel catalogo che si è realizzato non si sia trovato un curatore di forte visibilità nazionale. Per lanciare Babb tra i pittori di un certo livello forse un investimento in questa direzione si doveva fare.

Quanto alla bigliettazione, trovo il prezzo un po' basso per una mostra veramente importante. Ma così è stato deciso.

Inoltre si poteva rintracciare ed esporre qualche opera in più e rendere più ricca l'offerta espositiva.

Infine non ho visto un agguerrito lancio pubblicitario della mostra. 

BABB insomma correrà da solo e sarà il passa parola a fare la differenza. La cosa probabilmente non gli sarebbe dispiaciuta.

Così a primavera, contati i biglietti staccati e i cataloghi venduti, letta la rassegna stampa, si saprà se il progetto espositivo avrà avuto o no la capacità di attrarre pubblico e in quale misura avrà centrato l’obiettivo. Sempre che questo interessi a qualcuno.