giovedì 13 giugno 2024

I NUMERI, LE MAGGIORANZE E IL CONSENSO

E’ vero che il 50,7% degli elettori pontederesi che al primo turno non hanno votato la coalizione del sindaco uscente non costituiscono, politicamente parlando, una maggioranza alternativa. Che infatti non c’è. 

Quel numero però costituisce il limite contro cui ha sbattuto ed è rimbalzata la maggioranza uscente al primo turno. Un fronte del NO di cui tenere conto per capire cos' è questa città oggi e individuare la soglia del consenso reale attorno all’attuale maggioranza.

In poche sezioni elettorali pontederesi, se ho letto bene i dati riportati dalla stampa, il sindaco uscente supera l’insieme dei suoi 3 competitori, con cui, lo ribadisco, non ha voluto neppure confrontarsi pubblicamente.

E anche la distribuzione sul territorio dimostra la sostanziale omogeneità del dissenso in diverse aree comunali.

E questo senza contare gli astenuti. 

Né le schede bianche e nulle (circa il 4%).

Aggiungo, per evitare equivoci, che in una democrazia che voglia funzionare bene è comunque meglio avere al governo una minoranza compatta piuttosto che una maggioranza sbrindellata e divisa. O almeno questo è ciò in cui si crede, per legge, dagli anni ‘90 in poi.

Infatti questo prevede la riforma delle elezioni comunali del 1993. Ma prima si credeva in altre regole e in altri valori. Prima del ‘90 i partiti contavano più dei sindaci. Poi il rapporto di forza si è rovesciato. La personalizzazione è dilagata. E oggi spesso i partiti sono appendici dei sindaci. Questo dà più stabilità amministrativa. Meglio così allora? Forse sì, ma con diversi punti interrogativi.

Comunque tra 15 giorni il ballottaggio anche a Pontedera darà sostanza a questa regola, trasformando una minoranza in una maggioranza operativa attorno ad un sindaco. Tutto regolare e legittimo.

Come è legittimo e regolare che il sistema maggioritario politico consegni il Parlamento ed il Governo ad una minoranza politica, ancorché compatta. Perché il centrodestra a trazione Meloni in Italia non ha i voti della maggioranza assoluta degli elettori italiani, ma solo del 44% dei soli votanti.

Ma torniamo a Pontedera.

Personalmente continuo a pensare che la città avrebbe bisogno di un cambiamento a palazzo Stefanelli. 

Aggiungo che la vittoria al ballottaggio di Franconi gli consentirà per altri 5 anni di fare sostanzialmente quello che vuole. E lo farà. Rafforzerà il suo ruolo e perfezionerà la sua squadra di governo, consolidando il sistema di relazioni egemoniche che è già una realtà.

Tra l’altro tra 5 anni non avrà neppure bisogno di essere misurato dagli elettori, a meno che nel frattempo il Parlamento non approvi una legge che abolisce i due mandati anche per i sindaci dei comuni sopra 15000 abitanti e lui si candidi per un terzo mandato e poi un quarto e magari fondi quello che i francesi, parlando dei loro sindaci a vita, chiamano “monarchia municipale”.

A me il nostro aspirante monarca municipale e “imprenditore del territorio” (un altro termine usato sempre per i sindaci francesi”) pare di vederlo già avanzare. Ed è in buona compagnia, perché se ne vedono diversi altri di aspiranti monarchi e regine in Valdera. Mentre i partiti sono scomparsi o soffrono parecchio.

Per questo mi piacerebbe un bel cambiamento.

BALLOTTAGGIO CON DIALOGO O SENZA?

 È stata una gara difficile. Asimmetrica e curiosa. Col sindaco uscente che, mentre inventava i DIALOGHI URBANI, si rifiutava di partecipare ai dibattiti con gli altri candidati, recitando la parte dell'offeso, ma in realtà sapendo di essere il più forte e non volendo regalare neppure le briciole della sua presenza agli altri candidati.

Infatti, grazie al ruolo pubblico ricoperto per 5 anni, il sindaco uscente ha goduto di molti vantaggi legittimi (o a quante inaugurazioni e incontri avrà partecipato negli ultimi mesi, Vespa Days inclusi?). E tanta è stata la sua visibilità legittima, che però non gli è bastata a fare meglio delle elezioni del 2019, quando era, politicamente parlando, un mezzo sconosciuto.

Dunque 5 anni di super attivismo, con una squadra fortissima, per crescere solo di poco più di 2 punti percentuali rispetto al dato del 2019 (ma rimanendo sempre sotto il 50%). Via. Diciamolo. Non proprio un risultato strepitoso.

O come mai la stragrande maggioranza degli elettori non si sono accorti di tutti i miracoli che il sindaco e i suoi sostengono di aver fatto? Già. Come mai? 

Peccato che non lo sfiori alcuna capacità autocritica. L’uomo non è abituato a raggiungere simili vertigini di pensiero. Come non è abituato ai bilanci. Figuriamoci poi se riesce a chiedersi: dove avrò sbagliato? Perché non sono piaciuto?

E' un uomo del fare. Dell’andare avanti. Di quelli che gettano il cuore oltre l’ostacolo.

Invece i suoi dispettosi cittadini (e non solo quelli ideologicamente di destra) hanno ragionato. Non si sono lasciati abbagliare. Neppure da un evento di portata planetaria come i Vespa Days. Né si sono fatti stupire da altri effetti speciali. Incluse le paginate di promesse pubblicate, a getto continuo, dalla stampa senza neppure un abbozzo di analisi critica. 

Si, chi è andato a votare per il rinnovo del sindaco e del consiglio ha ragionato e parlato chiaro e forte. 

Un pontederese su due ha detto che non vorrebbe di nuovo Franconi sindaco di Pontedera. UNO SU DUE GLI HA DETTO: NO GRAZIE.

Se poi si tenesse conto della volontà di tutti gli aventi diritto al voto, a non volere l’uscente sindaco di nuovo a Palazzo Stefanelli SAREBBERO 2 SU 3. Ma queste sono sottigliezze.

In realtà lui potrà continuare a dire che rappresenta tutti i pontederesi. La legge glielo consente. Ma la sostanza è che a volerlo sindaco di questa città, dopo averlo provato per 5 anni, è solo una minoranza. Appena il 33% degli aventi diritto al volto. Non molti.

Perciò se davvero lui volesse rappresentare anche gli altri pontederesi che, nonostante tutte le sue feste, non lo hanno votato, dovrebbe dare loro spazio. Come? Intanto ascoltandoli. Ma non per finta, come fa nei suoi dialoghi autoreferenziali o nei referendum tipo parco della Bellaria.

Perché che a metà città lui non sia proprio piaciuto non è una battuta politica, è una verità matematica. Basta contare. Ed è contro questo scoglio matematico che è inciampata la grande armata propagandistica del sindaco uscente.

Ma ora lui che farà? Metterà da parte la postura dello sdegnato? Accetterà il dialogo con l’altro Matteo? Si confronterà al ballottaggio, ora che il gioco si è fatto ancora più facile per lui? O tirerà dritto, fingendo di ignorare il NO di mezzo comune e contando sull'astensione di molti suoi antagonisti che però, per ragioni diverse, non vorranno votare a destra?

Tra poco si saprà.

giovedì 6 giugno 2024

29 BUONE RAGIONI PER UN CAMBIAMENTO

1 La politica culturale è stata inadeguata. Ho pubblicato 30 post negli ultimi mesi su cosa non ha funzionato in Biblio Gronchi, Teatro Era, Palp, Fondazione cultura, mostre, eventi culturali, ecc. Il nuovo programma è generico.

2 Il progetto di sviluppo del “Dente Piaggio” è rimasto al palo. Niente Atelier robotica, niente nuovo parcheggio ex ape, niente rifacimento dei marciapiedi.

3 la vicenda dei parcheggi sigillati della biblioteca Gronchi dura da quasi 2 anni ed è indecorosa; la chiusura di via Maestri del Lavoro un danno quotidiano per migliaia di persone. La cifra annunciata di 1 milione di euro che il comune spenderà, attraverso SIAT, per i restauri è in parte uno spreco.

4 l’abbandono e la chiusura della scuola Curtatone in piazza Garibaldi un’ennesima ferita al cuore della città. 

5 non riuscire a recuperare nessun importante edificio del centro storico è una debolezza: ex IPSIA, ex Crastan, ex CRI, ex cabina Enel e altro.

5 la storia delle alienazioni mancate dell’edificio di via Corridoni, dell’ex centro Otello Cirri, ecc.: una dimostrazione di poca capacità amministrativa

6 la vicenda dell’ex villa Piaggio, dell'ex residenza assistita e del parco: una barzelletta

7 il maltrattamento del parco dell’Albereta, giochi, bagni, piante, controllo sugli spazi, imbellettati all’ultimo minuto: una presa in giro.

8 Lo stato dei cimiteri comunali se paragonato col cimitero della Misericordia è inqualificabile

9 le buche nelle strade della città un obbrobrio pericoloso

10 la storia del parco della Bellaria e delle nuove costruzioni con tanto di referendum popolare, una presa in giro per la cittadinanza

11 la vicenda della gestione della villa Crastan, una commedia che non fa ridere nessuno

12 la trasformazione della fabbrica Crastan persa nelle nebbie anche amministrative, una delle infinite promesse non mantenute

13 il consistente aumento dei parcheggi a pagamento per garantire maggiori introiti ad una società di parcheggi che la stessa amministrazione ha privatizzato è una scelta veramente sgradevole

14 la gestione del verde urbano largamente insoddisfacente soprattutto alla luce del cambiamento climatico. Nessun piano del verde elaborato.

15 Nella città già troppo cementificata è mancata un’idea progettuale di transizione ecologica. Neppure il bikesharing si è fatto funzionare. 

16 sul ridimensionamento delle aree edificabili, richiesto da molti cittadini, si è perso tanto tempo. Si pagano tasse su suolo edificabile inutilmente. Una patrimoniale nascosta.

17 sulla vicenda del Keu, un atteggiamento insufficiente.

18 la visione dell’Unione Valdera e il rapporto Comune - Unione sono stati ondivaghi e privi di chiarezza.

19 La gestione della macchina amministrativa comunale più volte ridisegnata, ha impoverito la capacità di azione degli uffici

20 l’ingresso di Ecofor nel Pontedera us calcio, su stimolo del comune, è un atto inopportuno.

21 la vicenda del cambio di nome di piazza Curtatone poi abortito, una storia indimenticabile 

22 il premio Pontedera a un ciclista sotto processo per stalking è un'offesa alle donne

23 il sostegno all’ampliamento della discarica di Gello per fare business (anche a vantaggio del comune), è un pericoloso errore ambientale

24 le previste espansioni cementizie al Chiesino e i nuovi centri commerciali in area cimiteriale, incommentabili

25 aver speso centinaia di migliaia di euro in feste pubbliche di tutti i tipi all’insegna del panem et circenses, uno spreco e uno sbaglio.

26 l'assenza di un progetto in tema di integrazione interculturale tra le 90 comunità linguistiche e nazionali presenti in Pontedera, un atto miope

27 non affrontare con risorse e programmazione il sostegno alla formazione dei figli dei migranti, un errore che la città pagherà caro

28 il tentativo di trasformare la politica locale in un sistema di relazioni personali, svuotando di ruolo i partiti, indebolisce la democratica locale.

29 la costruzione di un'egemonia oligarchica sulla città attraverso l’amministrazione e alcune società partecipate, prefigura una deriva della democrazia locale sempre meno partecipata. Da arginare.

Pontedera ha assolutamente bisogno di un CAMBIAMENTO.

ULTIMA VIENE L’UNIONE

C’era e c’è ancora l’Unione valdera, con sede a Pontedera, in zona stazione, e il Comune ne fa parte. Ottenendone diversi servizi. Ma a leggere il nuovo programma della coalizione uscente, non sembrerebbe esistere alcuna UNIONE. Mai citata. Se non di straforo.

Eppure l’UNIONE VALDERA (in sigla UV) gestisce tutte le gare importanti del Comune di Pontedera, una parte della sua spesa sociale, diversi servizi scolastici, la polizia municipale, la protezione civile, il SUAP, l’ufficio personale e altro ancora.

UV è anche il braccio operativo e direttivo dell’infrastruttura telematica ed informatica del Comune di Pontedera, di cui gestisce tutta l’automazione, dalle macchine ai programmi. Ed è attraverso questo ufficio che sta ad es. entrando in comune l’intelligenza artificiale. E' insomma uno degli uffici portanti del Comune. Ma è presso l’UNIONE, in comune con altri comuni: Bientina, Buti, Calcinaia, Capannoli, Chianni, Lari Casciana terme, Palaia.

Ancora: tra le numerose deleghe conferite dal Comune all'UNIONE c’è anche il coordinamento della pianificazione territoriale con gli altri comuni della Valdera aderenti alla Rete. Questo settore invece stenta a decollare. Così come vivacchia anche il coordinamento sui beni culturali (biblioteche, musei, ecc.). Fare sistema, al di là delle chiacchiere, non è mai facile.

Per questo, su come far crescere e migliorare questa importante relazione tra Comune e UNIONE ci sarebbe molto da dire e da fare. E la lista di PONTEDERA A SINISTRA, con argomenti propositivi e l’esperienza del suo capolista, nonché PRESIDIO CIVICO, sia pure in maniera più sintetica, hanno provano a indicare nei loro programmi alcune proposte di sviluppo. Almeno queste liste la questione l’hanno posta.

Invece non dice nulla di UV il centrodestra, da sempre contrario al ruolo dell’Unione. 

Ma il silenzio più inquietante, ripeto, è quello del centrosinistra, che di UV sa tutto e non prevede però alcuna evoluzione organizzativa. E questo mentre l’assetto organizzativo dell’Unione, progettato, tra gli altri, dal sindaco pontederese del PD, Paolo Marconcini, e costruito abilmente dal dirigente e direttore Giovanni Forte, oggi capolista per PONTEDERA A SINISTRA, un po’ scricchiola.

Così mentre il comune di Pontedera soggiorna con un’aria di sufficienza e nonchalance nell’Unione, il suo sindaco progetta accordi organizzativi con altri comuni della Valdera, già membri dell’Unione, ma ora fuoriusciti. Il più grande Comune della Valdera sta un po' di qui e un po' di là. Balla più danze, con più partner, senza consolidare e irrobustire veri rapporti e senza tracciare strategie comprensibili. Davvero un bel modo di fare amministrazione pubblica. Una situazione più da piangere che da ridere, se non fossimo, come scriveva il politologo toscano Mario Caciagli, un paese che sta fra Arlecchino e Pulcinella. E da lì, ahinoi, non si schioda.

Del resto un dibattito pubblico sul futuro dell’Unione non decolla da nessuna parte. Quel che resta dei partiti non sembra in grado di affrontare questioni complesse. E questa, di certo, lo è.

Soprattutto gli ectoplasmi politici non paiono in grado di alimentare un dibattito pubblico locale decente e di orientare almeno un po' le scelte amministrative degli enti. 

Il potere decisionale locale e quello di mediazione degli interessi è finito interamente nelle mani dei sindaci e dei loro gruppi di riferimento. Ma neppure i sindaci, privi di un orizzonte politico e spesso di breve durata rispetto ai tempi delle istituzioni, sono in grado di districarsi nella relazione complessa tra Unione e Comuni. Così fanno e disfanno accordi e alleanze, tessono progetti e collaborazioni spesso effimeri, basati sul contingente, come la storia degli ultimi trent'anni della Valdera ci racconta assai bene. Senza ovviamente andare da nessuna parte. Come accade a chi è privo di una bussola. 

Ma i piccoli autocrati locali di bussole e vincoli non ne vogliono. Vogliono fare ciò che gli pare, con chi gli pare e senza discuterne troppo in pubblico. E la legge e spesso gli elettori sono dalla loro parte. Buon pro ci faccia.

LE BIBLIOTECARIE NON SI ARRENDONO E AVANZANO UNA PROPOSTA AI CANDIDATI SINDACI

Le 7 bibliotecarie maltrattate di San Miniato non intendono farsi ricollocare lontano da casa, non accettano il suggerimento del sindaco Giglioli di accontentarsi di un lavoro di ripiego da parte della loro cooperativa, rivendicano i loro diritti e hanno elaborato varie proposte.

Una di queste proposte chiede a tutti i candidati sindaco, Giglioli escluso, in caso di una loro vittoria, di revocare la delibera della giunta Giglioli che pone fine all’appalto; di definire un affidamento diretto all’attuale cooperativa dei vecchi servizi in appalto, della durata di pochi mesi, così da fare tornare subito al lavoro le lavoratrici in biblioteche e archivi di San Miniato; di studiare quindi un nuovo assetto organizzativo di questi servizi da mandare in appalto che tenga conto dei nuovi orientamenti dell’amministrazione comunale su questa materia; e infine di bandire un nuovo appalto.

Su questo percorso, che tutelerebbe sia l’autonomia decisionale del Comune di SM e il suo percorso di reinternalizzazione di alcuni servizi archivistici e bibliotecari sia i diritti e le richieste delle lavoratrici, ci sarebbe un sostanziale accordo da parte di tutti i candidati alla carica di sindaco.

Ora la parola però passa agli elettori sanmimiatesi i quali potranno decidere se mandare a casa Giglioli e i suoi sostenitori e affidare il Comune ad altre mani. Se si realizzerà quest'ultima ipotesi, la situazione lavorativa per le bibliotecarie potrebbe cambiare e loro potrebbero davvero tornare a lavorare a San Miniato.

Per sostenere le loro idee e convincere gli elettori ad aiutarle, convinte sempre di più che la loro battaglia per la sicurezza sul lavoro sia sacrosanta, le 7 bibliotecarie/archiviste si sono così presentate ieri pomeriggio,  indossando magliette con su scritto: la SICUREZZA E' LAVORO, al dibattito dei 5 candidati sindaco, moderato da un giornalista del Tirreno, a Ponte a Egola. 

Durante il pomeriggio ci sono stati battibecchi e confronti verbali tra le bibliotecarie da una parte e il sindaco Giglioli e suoi sostenitori dall’altra. Il sindaco ha continuato a dire di aver agito nel migliore dei modi e di aver salvaguardato i posti di lavoro. Ma le bibliotecarie che vivono sulla loro pelle il disagio creato loro da questa amministrazione non erano affatto d’accordo e hanno cercato di spiegare le loro ragioni.

La vicenda ha molto colpito la comunità cittadina che già venerdì scorso aveva manifestato la sua solidarietà alle bibliotecarie nel loro ultimo giorno di lavoro.

La mossa ora però passa ai cittadini elettori, i quali, per strane coincidenze, hanno in mano anche il futuro di queste sette persone, oltre al futuro del loro Comune.

mercoledì 5 giugno 2024

L’ORGANIZZAZIONE COMUNALE QUESTA SCONOSCIUTA


Nel voluminoso programma del sindaco uscente non c’è un accenno alla macchina organizzativa comunale, agli uffici, al personale, alle necessità di nuove professionalità. Su questi temi nessun obiettivo chiaro è indicato.

Nei prossimi 5 anni il Comune dovrà assumere personale a tempo indeterminato? Boh. In quali settori? Boh. Buio, buio pesto.

Ai nostri amministratori non viene mai da pensare che tutte le brillanti idee di cui riempiono i loro programmi elettorali (si fa per dire) qualcuno dovrebbe realizzarle e che questo qualcuno sono i dirigenti, i funzionari e il personale di tutti i livelli che opera per lo più a tempo indeterminato per il Comune.

Spesso poi gli amministratori tendono a ricoprire personalmente almeno 3 ruoli, il primo quello di amministratore (sindaco o assessore che sia). Il secondo, quello di dirigente di settore. Il terzo, di funzionario direttivo. A volte perfino quello di esecutore. I nostri si giustificano con la necessità di fare, fare, fare. In realtà dipende dal grado di incomprensione del ruolo raggiunto e da un loro assillante bisogno di presenzialismo. 

Il primo compito, quello di amministratori, è il loro, ma gli altri no

La sostituzione può avvenire per vari motivi. Per carenza di personale. O per invasione di ruolo per scarsa capacità del personale presente. Ma ci sono altri motivi ancora (non tutti di carattere nobile o per tappare i buchi). 

Sta di fatto che l’interferenza continua tra il livello politico, quello dirigenziale e quello funzonariale genera situazioni negative che alla fine non è facile capire e risolvere. Ma che in ultima analisi portano ad inceppare sempre di più la macchina amministrativa.

Un esempio. Se un comune non svolge un'efficace azione ambientale è anche perché spesso un ufficio ambiente con le risorse umane necessarie e sufficienti per gestire tutte le pratiche e le progettualità connesse non c'è. Andrebbe rafforzato? Si. E molto. Perché chi vuole che nei prossimi 5 anni si realizzi ad es. un Piano del verde (come previsto dalla normativa) e che se ne verifichino i risultati concreti, dovrebbe prevedere nel suo programma anche adeguate risorse umane. Motivate e ben pagate. Ma si trova qualcosa del genere nel programma del sindaco uscente? Ripeto, no.

Le stesse osservazioni valgono per l’ufficio che segue le complesse vicende patrimoniali. Ma allora ci si può mai meravigliare che in 10 anni non si riescano a vendere certe immobili o a uscire da certe situazioni?

Idem per i lavori pubblici. 

Perché la digitalizzazione delle pratiche edilizie molto sbandierata, abbinata a programmi di intelligenza artificiale, non si farà da sé e qualche umano dovrà gestirla. E se questo umano non ci sarà o sarà oberato di troppo compiti, neppure il salto tecnologico darà i frutti sperati.

Nel corso degli ultimi 4 o 5 anni l’amministrazione di Pontedera ha cambiato più volte l'assetto delle macchina organizzativa, ma un rafforzamento strategico, quantitativo e qualitativo non l’ha realizzato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ora se questo è vero, allora il programma elettorale prossimo venturo è destinato a restare in parte un libro dei sogni e in parte a dare vita ad una “esternalizzazione” di ulteriori funzioni che gli uffici comunali non riescono a realizzare; e che non sono in grado di gestire, soprattutto per carenza di risorse umane prima ancora che finanziarie.

Ma su questo punto centrale per il futuro della città, di riflessioni e di obiettivi nel programma dell’amministrazione uscente, ripeto, non se ne trovano.

Ovviamente niente anche sul dialogo col sindacato, al di là delle occasioni di rito, con il quale una programmazione del genere dovrebbe invece essere contrattata e gestita.

E, ripeto, nessuna analisi sul fabbisogno di personale e nessuna programmazione da discutere con la cittadinanza per il prossimo quinquennio. Meglio evitare con gli elettori temi troppo complicati?

Ora se insisto su questo punto è perché si tratta invece di un altro degli snodi che fa scivolare Pontedera verso derive oligarchiche.

Si perché quando si indebolisce una macchina amministrativa anziché rafforzarla, quando in una amministrazione diminuisce il tasso di programmazione, non si diventa più flessibili e leggeri, ma più fragili e più permeabili a pressioni e a sistemi che bypassano le procedure regolari, aumentano i tassi di esternalizzazione e con essi gli elementi di arbitrarietà e di autorità.

Lo stesso uso legittimo ma borderline delle società partecipate e privatizzate rientra in questo gioco complesso.

Perché quando troppe società partecipate divengono un Comune fuori dal Comune attraverso il quale però il Comune svolge diverse funzioni pubbliche (ma in forma privata) c’è un problema. Anzi un problemone.

Anche se è un problema insidioso, perché poco visibile e poco proposto all’opinione pubblica. Men che mai in campagna elettorale.

domenica 2 giugno 2024

FIGLI DI MIGRANTI, FORMAZIONE E CITTADINANZA

 L’Italia ha molteplici problemi da affrontare. Ma uno inciderà molto sul futuro del paese: mi riferisco alla qualità della formazione scolastica ed extrascolastica dei bambini e dei ragazzi.

In particolare la formazione dei figli dei migranti e la crescita culturale della famiglia di origine straniera è il nodo da affrontare se non vogliamo diventare (come in parte siamo già) il paese con meno laureati rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei, ma anche quello con la preparazione culturale media più bassa. Su questo tema serve un’attenzione speciale, finanziamenti speciali ed un monitoraggio attento dei risultati raggiunti anche da parte degli enti locali.

Questo rischio ho cominciato a percepirlo 7 anni fa, quando ho iniziato ad occuparmi, in prima persona, su suggerimento e richiesta del sindacalista della UIL Dia Papa Demba, del sostegno scolastico dei figli dei migranti nell’ambito dei programmi di promozione della lettura della Rete Bibliolandia. E dopo aver letto gli studi di Monica Meini.

Lo stesso ministro Valditara sembra aver chiaro questo problema e ha deciso di investire qualche soldo sulle scuole proprio in questa direzione, tenendole più aperte perfino nel periodo sacro che è quello estivo. Ma ci riuscirà? E in quale misura? E con quali collaborazioni delle amministrazioni locali?

A Pontedera negli ultimi 6 anni sono state diverse le associazioni (di solito con limitata esperienza pedagogica, ma animate da un'autentica passione culturale, politica e civica) che hanno gestito dei doposcuola alla buona, in luoghi improvvisati, a cui si sono rivolti i figli di migranti e le loro famiglie.

Parlo di una decina di associazioni, distribuite sul territorio, che hanno cercato di riprendere le idee di Don Milani e di sostenere quelli che sono oggi i più svantaggiati. Quelli a cui bisogna dare oggi più parole (nel nostro caso italiane) per comprendere meglio la realtà ed interagirci.

Il comune di Pontedera in questi anni ha sostenuto alcune di queste associazioni, ma senza attivare una propria progettualità, senza costruire un vero coordinamento e senza costruire un supporto professionale come invece era stato chiesto e promesso.

Il comune non è neppure riuscito a far aprire, per i vari corsi di doposcuola per figli di migranti, nelle ore pomeridiane, le sedi scolastiche comunali. Mentre le sedi operative delle associazioni sono quasi sempre risultate inadeguate per il tipo di percorso formativo individuale da svolgere (almeno per le realtà che conosco e di cui so).

Non è quindi un caso se di questo aspetto e del ruolo che il Comune potrebbe svolgere nel sostegno formativo a bambini e ragazzi figli di migranti ci sono solo riferimenti vaghi e generici nel nuovo programma dell'attuale sindaco. Li allego in foto.

Ma affidare questo problema alla sola sensibilità del volontariato (che per fortuna c’è ed è importante) è un errore. 

Se Pontedera avesse investito negli ultimi 3 anni in attività di supporto alla formazione e in particolare verso la fascia dei figli dei migranti (che più ne necessita) il 50% di quello che il Comune ha speso in feste varie, avremmo fatto un salto culturale in una fascia giovanile strategica per il futuro della città e del paese.

Ma questa voluta disattenzione illumina in negativo tutto il tema di Pontedera città delle 90 provenienze linguistiche e nazionali che oggi accentua le separazioni e i ghetti, fatica a ritrovare una progettualità pubblica, dopo aver smantellato un percorso importante avviato nei primi anni 2000 e gestito da un ufficio ad hoc.

Infatti si è passati da un’accoglienza e da un lavoro di incontro, di dialogo, di incentivi alla partecipazione delle comunità straniere gestiti con un'idea di allargamento di cittadinanza dell’era Marconcini (2000-2009), ad un ridimensionamento tout court di quel percorso con la giunta successiva (che ha avvertito un’aria più xenofoba emergere nella città e nelle stesse fine della propria maggioranza politica, contro la quale non è riuscita ad andare), fino ad una gestione un po' clandestina del tema migrazione/sostegno/integrazione realizzato dalla presente amministrazione. 

Un tema per altro studiato e ben raccontato (almeno dal 2003 al 2017) da molte pubblicazioni scientifiche curate dalla docente universitaria pontederese Monica Meini, tutte disponibili in biblio Gronchi.

Infine ricordo come la delega su queste tematiche sia stata affidata ad un’assessora molto brava, ma con sensibilità politiche solo parzialmente affini (e su alcuni temi addirittura contrastanti) col resto della maggioranza, e relegata a operare in contesti di nicchia rispetto alla società cittadina e con risorse economiche poco rilevanti.

Se non mi credete, cercate la parola migranti o intercultura nel nuovo programma franconiano. E poi ne riparliamo.