sabato 15 novembre 2025

MA SINDACI E PD DELLA VALDERA ANDRANNO PENTITI A CANOSSA?

Dopo un lungo tira e molla la candidata pisana prorogata dal PD alle ultime elezioni regionali è stata rieletta. Con una valanga di preferenze. E poi rinominata assessora da Giani (col sostegno, si dice, della Schlein e il dispetto, si dice, di alcuni ex sindaci PD di importanti comuni toscani, diventati sì consiglieri regionali, ma senza assessorato). Complimenti e auguri.

A questo punto però il PD pontederese e diversi sindaci della Valdera, che avevano dichiarato, a settembre, che con la candidata originaria di Capannoli la Valdera e Pontedera non sarebbero stati abbastanza rappresentati in regione, ora hanno un problema.

Per superarlo dovranno almeno dichiararsi pentiti. Forse chiederle scusa. O  provare a buttarla in fallo, magari sostenendo che avevano solo scherzato.

Altrimenti con che faccia nei prossimi mesi si presenteranno davanti a lei in regione a chiederle risorse per i vari progetti della Valdera? 

E soprattutto con che faccia torneranno ad abbracciarsi, sorridersi e baciarsi alle varie inaugurazioni o negli incontri pubblici?

E lei, la rinominata assessora regionale, con quali pensieri e sentimenti li accoglierà, sapendo che poche settimane prima quei sindaci e il PD pontederese hanno provato a farle lo sgambetto?

Potrà mai perdonarli? In fondo sono tutti uomini e donne del suo stesso partito. Amici e compagni.

Ma potrà dimenticare che alcuni di loro si erano perfino autosospesi dal PD per sostenere una candidatura che avrebbe potuto fare saltare la sua carriera politica? 

Potrà dimenticare che il PD pontederese per questa ragione aveva bloccato le feste cittadine dell’Unità? 

Potrà scordare che addirittura l’intera giunta comunale pontederese si era autosospesa dal PD per protesta, mentre il PD pontederese polemizzava pubblicamente con lei per il suo “silenzio” sulla candidata esclusa dalle liste elettorali?

Già, l’autosospensione: com’è finita poi?

A tarallucci e vino?

mercoledì 12 novembre 2025

TUTTI I NUMERI DI BANKSY & AMICI

Nella mostra tenuta un anno fa nella vicina Volterra e dedicata a Banksy si raggiunsero oltre 60.000 visitatori. Tutti rigorosamente paganti.

E in quella di Banksy & Friends al PALP di Pontedera quanti sono stati i paganti? 

La Fondazione Cultura, strumento operativo del comune di Pontedera, si rifiutò lo scorso anno, in accordo con l’amministrazione comunale, di rivelare quanti visitatori aveva avuto l’esposizione dedicata a Giorgio Dal Canto e di certificare, dati alla mano, il flop di quella mostra (almeno dal punto di vista del gradimento del pubblico: ammesso che per un comune di centro sinistra questo gradimento conti ancora qualcosa). Flop che valeva anche per la sbandierata attrattività turistico-commerciale dell’evento, che anche sotto questo profilo risultò in-si-gni-fi-can-te. 

E oggi, con Banksy & Amici com'è andata? Beh, il sentore è che, nonostante il rinnovo dell’assetto direttivo della Fondazione, si continuino a organizzare eventi che non funzionano come attrattori né culturali né economici. Da qui la difficoltà a rendere pubblici i dati.

Sì, perché l'unico modo per capire se la mostra pontederese può legare o meno le scarpe a quella banksyana di Volterra è ragionare sul numero dei biglietti staccati. Qui non si parla di qualità dell’evento, ovviamente, ma di attrattività.

Quest’anno per altro si è avuto il coraggio al PALP di mettere un biglietto significativo di ingresso. E si è fatto bene. Ora però si dovrebbe avere anche il coraggio civico, che per una istituzione pubblica dovrebbe essere un obbligo morale, di fornire i numeri dei visitatori paganti complessivi.

E aggiungo che sarebbe una buona cosa se la Fondazione fornisse perfino il bilancio economico e sociale globale dell’evento. Costi e ricavi.

Ma la Fondazione Cultura e il Comune sentiranno questo obbligo? O troveranno questa richiesta melonianamente fastidiosa?

Nei prossimi giorni si saprà.

Certo, se Fondazione e Comune tacessero sarebbe il segno di un quarto flop clamoroso consecutivo delle mostre del Palp, perché sarebbe impossibile non collegare il silenzio con un numero di presenze davvero in-si-gni-fi-can-ti e con effetti non percepibili dalla città.

lunedì 10 novembre 2025

UN DIBATTITO CIVILE IN CONSIGLIO SULLE FOIBE


Ho ascoltato in streaming il lungo dibattito avviato da Nicolò Stella, di Fratelli d’Italia, sul tema delle FOIBE in consiglio comunale a Pontedera alcune giorni fa. 
Tutto è partito con una mozione apparentemente innocua volta a installare e dipingere una panchina coi tre colori nazionali, in memoria degli assassinati italiani nelle foibe giuliano-dalmate. Ma ovviamente l’esito del dibattito (largamente prevedibile su un tema divisivo da decenni come questo) è stato di riconfermare le identità politiche dei consiglieri del centrodestra e del centrosinistra, riattizzando polemiche che, al di là della migliori intenzioni, continuano a covare sotto la cenere.
Si, è vero, Stella ha richiamato anche l’idea di una riappacificazione politica nazionale e altri, sempre da destra, hanno aggiunto che Togliatti fu più sensibile alla riappacificazione rispetto ai consiglieri del PD pontederese di oggi, ma obiettivamente la mozione presentata e il tono degli interventi di destra e di sinistra non potevano che portare a ribadire ciascuno le proprie posizioni ideologiche.
Allora questi dibattiti sono inutili? Niente affatto. 
Ma servono solo a rafforzare le identità di gruppo. O a trovare compromessi transitori tra avversari. Perché nessuno si può aspettare che un dibattito consiliare su temi così controversi e divisivi faccia davvero riavvicinare uomini e donne che usano questi stessi argomenti, fuori dal consiglio, proprio per agitare e mobilitare i propri elettori.
Tuttavia va detto che, a parte qualche lieve intemperanza verbale (ma davvero lieve), i numerosi intervenuti non hanno mai tracimato. E questo fa onore ai nostri rappresentanti. Ne è uscita insomma una discussione civile pur tra posizioni nettamente contrapposte. Il massimo che si potesse ottenere tra persone “fedeli alla maglia" e psicologicamente oltre che politicamente consolidate nel loro modo di interpretare la storia e la politica nazionale e locale.
Del resto se al conflitto politico (anche locale) si togliesse la possibilità di semplificare e di darsi del fascista o dell’antifascista, del conservatore o del progressista, si finirebbe in una melassa incomprensibile.
Ma per fortuna un simile rischio per ora non c'è. 
E forse non nasceranno mai italiani che guarderanno al passato senza sentirsi un po' guelfi o un po' ghibellini. Specialmente in Toscana.

giovedì 6 novembre 2025

TEATRO ERA: I LOVE JERRY O QUASI

Quando circa tre anni fa cominciai a chiedere pubblicamente che il Teatro Era si aprisse di più alla città e alla domanda e all’offerta di cultura espressa dal territorio, non immaginavo che sarebbe successo tutto questo e in così poco tempo. Anche perché autorevoli esponenti del potere cittadino mi spiegarono allora (e anche dopo) che no, il teatro Era, per il suo carattere nazionale, per la sua struttura speciale, per i suoi costi di base non poteva accogliere il variegato mondo culturale cittadino. Viveva di luce propria.

Si, questa tesi me la spiegarono in diversi, perché io insistevo a dire che nel nostro teatro si poteva fare molto di più, incluso spettacoli musicali, opere liriche, formazione e davvero tanto altro.

Poi sono cambiati gli assetti del Teatro della Toscana. E' arrivato Massini. Uscito di scena il vecchio direttore responsabile. E' giunta in città anche la Fondazione Fabbrica Europa. E il declassamento (almeno temporaneo) del Teatro. Lo scontro col Ministero alla Cultura.

Così non mi sono meravigliato quando in questi mesi ho saputo che al Teatro Era si sarebbe organizzata una festa notturna per Halloween, e ancora la festa induista della luce, e  poi spettacoli alla Dj show, e finalmente allestita una serata per l’ultimo dell’anno. Un capodanno a teatro, come da tempo fanno a Bientina, a Casciana Terme e a San Miniato no, ma perché i sanminiatesi il loro teatro ottocentesco non sono mai riusciti a ricostruirlo nel dopoguerra, mentre i pontederesi hanno ricostruito una cittadella del teatro e utilizzarla poco è un’assurdità.

Certo, visto lo status pontederese di teatro "nazionale", mi sarei aspettato uno spettacolo classico di alto profilo culturale. Oppure, in sintonia con la tradizione di ricerca teatrale di Pontedera, che sta tra Barba, Grotowski, Bacci e Santeramo, una serata ai confini della provocazione scenica, ma sempre di alto livello.

Poi ho appreso che il Teatro Era finirà l’anno con uno show di Jerry Calà, che di sicuro il nostro scomparso cinema Massimo e forse il cinema-teatro Roma (ora trasformato in sede di attività e formazione musicali) non avrebbero disdegnato. Allora ho pensato ad un segnale di pace da inviare al Ministro Giuli. Invece niente di tutto ciò.

Ho scoperto infatti che la serata non la organizza il Teatro della Toscana. Bensì un soggetto terzo: l'associazione Fabbrica Europa. Ovviamente in accordo e ipotizzo su richiesta del Comune di Pontedera, che, non predisponendo quest’anno alcun concerto in piazza (ha finito i soldi?), una festicciola per l’ultimo dell’anno sente l’obbligo morale di donarla alla città, ma questa volta a spese dirette dei cittadini. Il biglietto individuale infatti è previsto in 60 euro, ma siccome per acquistarlo si deve passare da un sito online, tra commissioni e altri diritti incomprensibili mi pare che il costo della serata salga a oltre 70 euro a persona, che per vedere Jerry e fare un piccolo brindisi (la cena non è prevista) mi sembra un tantinello eccessivo.

Ora però quello che un vecchietto rompiscatole come me si chiede è perché il Comune e Fabbrica Europa non abbiano coinvolto un’associazione culturale cittadina, magari a carattere musicale, per organizzare il veglione. Già, perché?

Comunque è già così innovativo che il Teatro Era, sia pure attraverso il Comune e un’associazione esterna, metta a disposizione la struttura e organizzi una serata di fine anno, che, dai, va bene anche Jerry. Non facciamo troppo gli schizzinosi.

Il problema invece è nato con alcuni miei amici. Altri terribili spocchiosi vecchietti che quando ho detto loro che pur di andare a teatro avrei accettato anche Jerry, sborsando i 70 euro richiesti (non mi pare siano previsti sconti Coop o per over 65) e sostenendo che comunque era un evento straordinario questa apertura teatrale, mi hanno guardato storto e mi hanno preso in giro, chi sostenendo che mi stavo proprio rammollendo, chi alludendo al mio evidente declino mentale.

Beh, non lo so se abbiano ragione loro. Ma considero il veglione a teatro una piccola conquista cittadina. Un semino che spero dia frutti in futuro. E anche se avrei preferito qualcosa di gestito dalle associazioni culturali del territorio (perché non investire sui nostri giovani?), apprezzo il cambiamento nelle scelte dell’amministrazione.

Quindi, Hurrà per Jerzy!

martedì 4 novembre 2025

TÈ IN BIBLIOTECA ALLA SICILIANA

Nella biblioteca di Utel si prendono in prestito libri, ma si sorseggiano anche tazze di tè e si mangiano pasticcini. E oggi si presentavano alcuni autori siciliani e di questi alcuni romanzi in particolare. L’incipit è con un classico: “il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. E sul Gattopardo è difficile dire qualcosa di originale, a parte che è un capolavoro assoluto e che, come tale, merita di essere letto. Dalle sue pagine esce una Sicilia metafora dell'Italia. E molto altro ancora. 

Poi le bibliotecarie hanno illustrato un paio di libri della Simonetta Agnello Hornby: “Caffè amaro” e “La mennulara”. Entrambi appassionanti, entrambi con la Sicilia come sfondo e come mondo di riferimento. Entrambi di buona qualità letteraria. E per finire hanno presentato “Sabbia nera” di Cristina Cassar Scalia. Un’autrice più recente e contemporanea.

I soci, anzi soprattutto le socie, una trentina, hanno ascoltato con curiosità l’esposizione e alla fine alcune, che si erano già fatte tentare da tè e pasticcini, hanno preso in prestito anche i volumi suggeriti, unendo il piacevole col dilettevole.

HALLOWEEN E LA PONTEDERA MULTICULTURALE

Non mi pare che Pasolini abbia mai scritto niente su Halloween. Di sicuro è stato ucciso (50 anni fa, proprio in questi giorni) ben prima che la festa prendesse piede nel nostro paese e diventasse una ricorrenza molto apprezzata a livello popolare e quindi sostenuta dall’associazionismo, anche commerciale, e dalle autorità locali. Le scuole, soprattutto quelle materne ed elementari, se ne sono innamorate; e da lì piano piano è entrata nelle famiglie e poi ha conquistato le piazze.

Ma “dolcetto o scherzetto” e questo carnevale dei morti sarebbero piaciuti ad uno dei più noti interpreti e critici dell’evoluzione della società italiana? O Pasolini vi avrebbe letto un altro dei segnali di imbarbarimento e della deriva totalitaria della società italiana, indotta e travolta dal consumismo e da tradizioni non autoctone e quindi fasulle? Qualunque sia la risposta, è certo che anche la nostra spensierata cittadina abbia aperto le porte ad Halloween. Nelle scuole. Ma non solo. Il Comune di Pontedera ad es. nel 2024 ci investi’, per finalità di promozione della città, quasi 50.000 € (cfr. Det. 1182/2024).

Quest’anno gli impegni finanziari non sono stati ancora interamente resi noti, ma gli allestimenti si sono visti. E la partecipazione popolare pure. Con appendici speciali nella frazione di Treggiaia, al villaggio Piaggio e presso il Teatro Era (fino a poco tempo fa blindatissimo), il quale Teatro, in particolare, è stato aperto il 31 Ottobre per una festa notturna dedicata ad Halloween (era la prima volta?), andando incontro, immagino, ad una richiesta proveniente dal mondo giovanile o dal business del divertimento. Così, grazie a Halloween, il Teatro nazionale pontederese è stato trasformato (e lo dico apprezzando la cosa) anche in una discoteca, anticipando probabilmente quanto accadrà nello spettacolo “DJ SHOW”, presente nel cartellone ufficiale. Merito forse del "declassamento" che ci impone di cercare anche altre entrate? 

Confesso comunque che al di là dei costi a carico del Comune (che nel 2024 comunque furono spropositati) non ho niente contro i festeggiamenti di Halloween. Né contro una certa cultura horror che l’accompagna e che dilaga non solo da noi (l’Economist ha appena dedicato un articolo sull’imponente business dell’horror).

Aggiungo anzi che Halloween mi è parsa una festa partecipata anche da quei pontederesi le cui famiglie provengono da diversi paesi del mondo e si riconoscono in tradizioni culturali e religiose differenti. Certo, mi sembra che siano stati, come sempre, soprattutto i bambini e i giovani a divertirsi di più. Ma i nuovi italiani sono loro. E a loro toccherà costruire, insieme ai ragazzi nati in famiglie autoctone, l'Italia (e la Pontedera) del futuro.

Ora, tornando a Pasolini, è chiaro che riconoscendosi nei riti di Halloween giovani autoctoni e giovani alloctoni tradiscono le “lucciole” e le radici profonde dei loro padri. E così facendo modificano la loro identità e quella della comunità in cui vivono e al tempo stesso danno vita ad una nuova tradizione (importata qui da altri paesi). Ma, come ci ha insegnato il grande storico Hobsbawm, in fondo tutte le tradizioni, incluse le feste, sono state inventate da qualcuno o importate da fuori. Halloween è solo una di queste.

Ma se funziona e se viene adottata da genti di provenienze diverse, se diventa un punto di incontro per nuove generazioni di origini culturali ed etniche differenti, se unisce e non divide, beh, che Halloween sia! 

Ma, per favore, senza sprecarci troppe risorse pubbliche. Non ce n’è bisogno.

domenica 2 novembre 2025

TRA FAMILISMO E AMICHETTISMO

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Nicolò Stella, ha scritto sulla sua pagina facebook un breve post sulla nomina effettuata dal Sindaco di 2 rappresentanti del Comune all'interno del CDA di ECOFOR service. Quest’ultima è una società partecipata dal comune di Pontedera al 28%,  gestisce la discarica e lo smaltimento di rifiuti non pericolosi e impianti di produzione di biogas da rifiuti e altre attività collegate. ECOFOR service versa nelle casse comunali risorse economiche importanti e recentemente si è dotata anche di una propria fondazione culturale. Di fatto è una presenza economica e socioculturale importante in città. 

Stella ha ironizzato sul fatto che il sindaco (di centro sinistra) avesse in questa circostanza agito in maniera simile a certe nomine patrocinate da Arianna Meloni (di centro destra), lasciando intendere che l’amichettismo nelle scelte pubbliche è una caratteristica comune a tutti i politici italiani. Ha perfettamente ragione.

Di fatto lo spoil system, che consente a chi vince le elezioni politiche o amministrative di piazzare i suoi uomini e le sue donne nelle società gestite o partecipate dagli enti pubblici e questo sia a livello nazionale (vedi RAI, ecc.) che regionale e locale, è una regola in uso almeno da quando agli italiani si sono dotati di una democrazia (ovvero dal 1945). 

L’amichettismo è infatti noto nella letteratura scientifica, insieme al clientelismo e ad altri fattori sociali, sotto l’etichetta più ampia di “familismo amorale” che alcuni sociologi stranieri hanno studiato per l’Italia fino dagli anni ‘50 (cfr. Edward Banfield, Le basi morali di una società arretrata).

Per rimanere a Pontedera, negli anni ‘50 ad esempio le sinistre che guidavano il Comune si spartivano regolarmente la presidenza dell’ospedale Lotti (è da lì che cominciò ad es. la sua carriera politica il giovanissimo Giacomo Maccheroni) e fino agli anni ‘90 è impossibile trovare un democristiano (la DC stava all’opposizione) in ruoli di primo piano in società pubbliche collegate al Comune.

Per questo sono arciconvinto (e credo che Stella concordi con me) che se al posto dell'attuale sindaco a palazzo Stefanelli ci fosse un sindaco di centro destra nominerebbe di sicuro in ECOFOR due persone di sua assoluta fiducia, appartenenti alla sua area politica e alle sue amicizie. Lo stesso farebbe per le nomine di pertinenza comunale nei cda della Fondazione cultura, della Fondazione Piaggio, della SIAT ecc.ecc.

Perché tutti i politici e i sindaci esaltano a parole il merito e dicono di voler scegliere i migliori nei ruoli importanti, ma guarda caso alla fine scelgono sempre persone di cui si fidano.

Per questo la cosa più importante per una democrazia (anche locale) non è solo mettere al potere i migliori. E questo perché non c'è migliore che sfugga all’amichettismo e agli errori; e poi perché anche il voto popolare non sempre seleziona i migliori. La sana democrazia è quella che consente di cambiare regolarmente e pacificamente chi sta al potere e i suoi collaboratori. Avendo chiaro che si tratta sempre di sostituirli con altri. E poi continuare a cambiarli con altri ancora. Sempre regolarmente e pacificamente. L’importante è evitare che si consolidi troppo chi sta sul seggiolone ed escluda una parte della società dall’accesso all’esercizio del potere, il quale, nonostante le leggi, è sempre un po' arbitrario e inevitabilmente amichettista.