giovedì 17 ottobre 2019

Non è lavoro, è precariato / Marta Fana, Laterza, 2017, p. 173

Testo a clichè. Ambito Rovelli/Gallino. Poco di originale. Poco statistico. Alcuni casi assunti a punti di riferimento. Certo il precariato esiste. Ma per capirlo e forse affrontato andrebbe ingegnerizzato dal punto di vista sindacale. Ma il sindacato non può farlo. Non ha strumenti. Nè M. Fana glieli fornisce. Un'analisi inutile anche per la lotta di classe. Non produce sapere sociale. Consolida il divario che esiste tra gestione dell'impresa e gestione dei diritti del lavoro. Peccato. Aspetteremo il prossimo libro della stessa autrice.

martedì 8 ottobre 2019

Chi è il mio prossimo? / Martin Luther King ed altri. Con una postfazione di Giuseppe Cecconi, Giovane Africa Edizioni, 2015, pp. 60

Il testo di Martin Luther King dedicato alla riflessione su "Chi è il nostro prossimo?" è un potente sermone scritto e pronunciato dal reverendo americano leader dl movimento contro la segregazione e la discriminazione razziale negli USA e nel mondo.
Il ragionamento si sviluppa in gran parte attorno alla parabola del buon samaritano ed elabora i concetti di altruismo universale, altruismo rischioso e altruismo eccessivo, congiungendo l'episodio del buon samaritano con la morte altruistica di Gesù.
Il testo di ML King è ancora (e più che mai) attuale, in un mondo in cui gli uomini di etnie, culture, paesi diversi, di diversa religione e di diverso colore della pelle, sono sempre più mescolati. Nelle grandi megalopoli come nei piccoli centri.
La convivenza tra diversi e il superamento di segregazioni e discriminazioni con cui lui lottava ML King negli anni '60 richiedono ancora sia una legislazione più evoluta che una crescita morale che faccia sviluppare in ciascuno di noi più altruismo, più compassione e più amore.
Le neuroscienze che in questi ultimi anni hanno compiuto importanti passi avanti nella conoscenza della mente e del comportamento umano ci obbligano a secolarizzare la riflessioni di King, ma nella sostanza non ne smentiscono l'approccio e le conclusioni che restano validissime.
Certo noi sappiamo che l'altruismo è una conquista evolutiva lenta dell'uomo.
Sappiamo che nella nostra genetica e nell'esperienza antropologica egoismo ed altri sentimenti "negativi" (pregiudizi, timori, sentimenti di ripulsa, paura dell'altro, ecc.) sono profondamente radicati.
Oggi sappiamo che non è solo il capitalismo a sviarci dall'altruismo e che l'egoismo individuale e quello di gruppo, come i ritorni razziali e nazionalismi, non sono prodotti solo dal "provincialismo" e dall'ignoranza. E comunque non sono sentimenti e atteggiamenti che si superano con facilità.
Paradossalmente anche la grande libertà e facilità di movimento che caratterizza oggi (e io dico fortunatamente) l'umanità producono o rafforzano, come effetto secondario, certo indesiderato, chiusure, timori, muri.
Insomma la sfida per la costruzione di una coscienza umana planetaria, come direbbe Balducci e come ci suggerirebbe di fare la "crisi climatica", a cui in questi giorni ci richiamano sia il sinodo episcopale sull'Amazzonia sia la presenza all'ONU di Greta Thumberg, è tutt'altro che facile e non è risolvibile con schemi ideologici vecchi.
Occorre molta più capacità di dialogo e di ascolto di tutti verso tutti.
Ed è anche di questo che, credo, si parlerà domani, nel nostro piccolo, a Pontedera nella conferenza di presentazione del testo di Martin Luther King, alle ore 17, presso la Chiesa del SS. Crocifisso.


giovedì 3 ottobre 2019

Presentazione del libro di Silvano Granchi "Il tempo del silenzio. Una scomparsa, tante ipotesi, una sola verità" (edito dalla Conchiglia di Santiago, 2019)

Sabato prossimo (5 ottobre 2019) Floriano Romboli presenterà alla Biblioteca di Pontedera l'ultima fatica letteraria di Silvano Granchi. Si tratta di un romanzo che contiene un'indagine sulla scomparsa del prof. Federico Caffè. L'indagine è dunque ispirata ad un episodio vero risalente al 1987.
Lo scomparso (volontariamente? Involontariamente?) è un economista italiano, docente universitario, abbastanza noto all'epoca, anche se oggi (sono passati 30 anni) quasi dimenticato e ignorato dai giovani (come è ovvio che sia).
Granchi fa indagare su questa scomparsa un poliziotto e un carabiniere, costringendoli a girare intorno ad una serie di ipotesi che portano a quella che diverse persone giudicarono già allora la soluzione più probabile.
A questa scomparsa anche lo scrittore Ermanno Rea aveva dedicato un libro intitolato "L'ultima lezione" (Einaudi 2001).
Confesso che come in molti romanzi d'indagine anche in questo caso la vicenda sembra servire soprattutto allo scrittore (in questo caso l'ex sindaco di Ponsacco Silvano Granchi) per raccontare le proprie idee sulle vicende del mondo e del nostro paese in particolare, oltre che su quelle del caso "Caffè".




mercoledì 2 ottobre 2019

Martin Eden / film di Pietro Marcello con Luca Marinelli (2019)

L'ambientazione italiana del libro Martin Eden di Jack London ha generato un film complesso e assai più cervellotico ed intricato del testo scritto dall'autore americano. Del resto il regista Marcello ha scritto di essersi molto liberamente ispirato al romanzo americano.
In realtà la struttura portante della trama del film ricalca quella essenziale del romanzo autobiografico di London. Un marinaio uscito da una famiglia popolare si innamora e vuole conquistare una ragazza borghese altolocata e decide di trasformarsi in uno scrittore di successo. Dei due progetti di vita il secondo (diventare scrittore e guadagnare molti soldi) gli riesce, a prezzo però di uno sforzo durissimo che fiacca il giovane scrittore soprattutto nell'animo. Mentre le convenzioni borghesi della famiglia della ragazza e certe confuse idee "rivoluzionarie" dello stesso Martin gli sbarrano la conquista della ragazza e l'accesso ad una relazione ordinaria (ma era davvero questo ciò che desiderava?).
Il successo conquistato a duro prezzo svuota Martin/Jack London e colloca l'autore/protagonista in una situazione di depressione da cui il personaggio (e l'autore) uscirà ricco ma stritolato.
Nel film di Marcello tutto questo si svolge in uno strano secondo dopoguerra italiano che oscilla tra gli anni '50 e gli anni '60. Con un finale che forse allude anche al "Tallone di ferro" (altro romanzo di London).
La pellicola è lunga, intricata, con spezzoni di film d'epoca e una discussione politico filosofica non facile da trasportare nella contemporaneità.
Qualcuno ha scritto che è un film inconcluso. Condivido questa diagnosi.
Aggiungo però che la prova di attore di Luca Marinelli è davvero notevole. Hanno fatto bene a premiarlo a Venezia come miglior attore.
Concludo che il film come il romanzo sono tutto un peana al libro come strumento di riscatto e di emancipazione individuale. Ma nel romanzo anche le biblioteche e i bibliotecari hanno un piccolo spazio, moderno e ben delineato. Però siamo negli USA di fine '800. Portando la vicenda in Italia e nella Napoli del secondo dopoguerra il regista trasforma le biblioteche nel negozio di un rigattiere. Che altro poteva fare?
Insomma è un film piuttosto impegnativo, ma che vale la pena di essere visto.

martedì 17 settembre 2019

Il destino di Renzi e quello del Centro Sinistra
Non sono un renziano, ma trovo simpatico l'uomo e cerco di capirlo. In passato ho perfino sperato che la sua azione di "rinnovamento" funzionasse. E' però evidente che il rignanese ha una personalità troppo debordante per poter giocare in una squadra dove non sia lui il capitano e l'allenatore. E se lui smette di giocare deve come minimo portarsi via anche il pallone. E' più forte di lui. L'anima del gregario e del panchinaro, o di chi accetta le idee degli altri, non ce l'ha. Neppure la coerenza è la prima delle sue virtù. Anzi gli piace contraddirsi. Spesso. Ma di autostima e di coraggio ne ha da vendere. E soprattutto non riesce a stare fermo. Si annoia. Così dopo due anni di incertezze, ha tirato i dadi. Prova a tornare in scena. Con un ruolo importante. Nel Pd non si sentiva più a suo agio. Meglio costruire un nuovo partito. A sua immagine e somiglianza. Ambiziosetto? Sì. Ce la farà?  Penso di no. E comunque Renzi è un uomo libero, maggiorenne, vaccinato e, nel pieno rispetto delle leggi, può fare ciò che vuole. Costruire nuovi partiti politici è un diritto costituzionale. Al Pd non credo che ITALIA VIVA (che d'ora in poi abbrevierò in IV) farà molti danni. Intanto perchè l'uomo della Leopolda lascerà nel Pd una parte dei suoi ex amici che diventeranno più fedeli al partito non potendo più essere renziani e dovendo farsi perdonare di esserlo stati. Inoltre IV dovrebbe ragionevolmente essere un utile competitore e stimolatore del Pd (ma non pescherà molto tra i vecchi militanti e nemmeno tra i giovani del Pd). Infine del Pd Renzi dovrà essere un "inevitabile" alleato (con chi altri potrebbe infatti allearsi, a parte i 5S, per contare qualcosa sulla scena politica italiana?). Così Pd e IViani sembrano se non proprio complementari, destinati a sostenersi e a sopportarsi vicendevolmente, cercando di far argine al fascioleghismo sovranista, razzista e antieuropeista che avanza impetuoso. Ma per crescere e arginare gli avversari dovranno entrambi definire direttrici di espansione (possibilmente evitando di pescare l'uno nel bacino elettorale dell'altro: in questo caso non ci sarebbe crescita, ma travaso). Dovranno diversificarsi. Quanto più potranno, ma senza polemizzare troppo e senza farsi una guerra aperta, perché per contare qualcosa dovranno allearsi nei comuni, nelle regioni e in Parlamento. Il Pd mostrandosi una forza più di sinistra (e autorizzando i propri militanti a cantare Bandiera Rossa e Bella Ciao alle feste dell'Unità, anche se il giornale non si stampa più); mentre il rignanese dovrebbe guardare più al centro (dove è noto che si apprezzano di più le canzoni di Fossati, Venditti, De Gregori e dei Rapper). A ciascuno quindi il suo campo da arare e la sua musica, limitando il più possibile le intersezioni. Liberi da impacci, e ognuno pensando a sé, auguriamoci che "sinistri" e "centristi" dilaghino nei territori di rispettiva pertinenza e trovino una linea del Piave su cui fermare Salvini. Entrambi poi dovrebbero confermarsi favorevoli ad alleanze con i 5S, mentre di sicuro si dichiarano antirazzisti, antisovranisti ed europeisti (sia pure critici). Che si può volere di più? Il leopoldino, dunque, girovagherà nelle praterie del centro-sinistra, ma guardando soprattutto al centro. Inseguirà un sogno "macroniano", ma senza l'incubo del "fuoco amico". Vuoi mettere la differenza da ora? Proprio tutta un'altra cosa. Contemporaneamente le residue mille anime del Pd vagheranno per le stesse praterie, ma puntando più a sinistra (soprattutto se rientreranno Bersani e D'Alema). Così non ci sarà da meravigliarsi se alla fine anche il Pd condividerà gli stessi programmi renziani e viceversa. Del resto molti renziani (qualcuno ha già detto "purtroppo" e "troppi") rimarranno, soprattutto su scala locale, infiltrati nel Pd. Toccherà a loro questa volta scatenare il fuoco amico su Zingaretti e alimentare le tensioni interne? Meno male che almeno i sindaci si sono tutti schierati per rimanere nel Pd con un percentuale bulgara. E loro dei sentimenti dei cittadini se ne intendono.
Come simpatizzante del "centro-sinistra" mi auguro che lo spettro del fascioleghismo evocato da Franceschini non si materializzi e che Renzi riesca a conquistare consensi al centro e non cambi ancora idea sull'alleanza col Pd e coi 5S e sul sostegno al governo Conte. Oppure spero che si ricordi di aver detto di se stesso che non era un uomo per tutte le stagioni e ne tragga tutte le conseguenze.

Via dalla pazza classe. Educare per vivere / Eraldo Affinati,

Via dalla pazza classe. Educare per vivere / Eraldo Affinati, Mondadori, 2019, pp. 244, 18€
Il libro di Affinati è un bel saggio di pedagogia pratica che merita di essere letto, sottolineato (a patto che uno se ne compri una copia personale), meditato e rimuginato. Io almeno ho fatto così. Ma cosa racconta? Essenzialmente delle scuole che Affinati, la moglie e tanti suoi amici e collaboratori, tutti rigorosamente volontari, hanno messo su partendo da una prima esperienza romana che continua a crescere. E' in queste scuole che due volte alla settimana si accolgono migranti che vogliono imparare l'italiano e alfabetizzarsi, fuori da vincoli burocratici ed indipendentemente dal fatto che abbiano o non abbiamo il permesso di soggiorno o siano in regola con tutte le procedure burocratiche. Perchè per Eraldo Affinati i migranti (di qualunque tipo e provenienza) sono oggi l'equivalente dei ragazzi di Barbiana di Don Milani. Sono loro i nuovi dannati della terra e verso di loro noi, ricchi e alfabetizzati, abbiamo un grande debito morale. Un debito che non si ferma all'accoglienza, ma si allarga all'obbligo di fornire loro le parole e gli strumenti linguistici per farsi capire e per esprimere sentimenti e abilità nel paese in cui si trovano a transitare: in questo caso l'Italia.
Il libro racconta le motivazioni che hanno portato Affinati a procedere su questa strada, l'esperienza della scuole "Penny Wirton" che lui ha messo su e di cui ha favorito la diffusione sul territorio nazionale, le modalità di funzionamento di queste scuole e le straordinarie esperienze vissute da lui e dai suoi amici volontari che in questi progetti educativi riversano il loro impegno, donando il loro tempo a chi ha bisogno di imparare a esprimersi in italiano.
Aggiungo che nel libro c'è molto di più.
Ci sono tante storie e riflessioni di Affinati su una varietà infinita di persone e di situazioni, di collaboratori e di istituzioni con cui si è confrontano. Ci sono i maestri di vita che l'hanno ispirato, a cominciare dall'onnipresente Don Milani. Ci sono pagine dedicate allo scrittore Silvio D'Arzo (l'autore del racconto "Penny Wirton e sua madre", che in realtà di chiamava Ezio Comparoni, morto giovanissimo). C'è la vita e l'autobiografia di Affinati, la storia dei suoi genitori e dei suoi nonni. C'è la sua esperienza di insegnate nelle scuole professionali di Roma. C'è la spiegazione del sottotitolo che suona: "Educare per vivere". E molto, molto di più.
Quest'estate ho avuto la fortuna di partecipare alla presentazione del libro, di sentire una sua lezione sull'"Infinito" di Leopardi e di sentirlo riassumere a braccio, col suo stile coinvolgente, pratico, familiare, da artigiano della scrittura, il contenuto della sua pedagogia dell'accoglienza e dell'incontro. E' stata una bella esperienza. Per questo suggerisco di leggere questo libro. In particolare agli amici dei doposcuola di Shalom, agli insegnanti dei CIF, agli amici che seguono i progetti di sostegno alla lettura per migranti organizzati dalla Rete Bibliolandia. E più in generale lo consiglio a tutti coloro che intendano confrontarsi con l'insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Ne trarranno molti spunti di sicuro.




lunedì 2 settembre 2019

La macchina del vento / Wu Ming 1, Einaudi, 2019, pp. 337, € 18,50

La macchina del vento / Wu Ming 1, Einaudi, 2019, pp. 337, € 18,50

Bella storia, su confini e confinati (1939-1943). La scena magica (l'isola del vento), entro cui tutto si svolge, Ventotene. Un romanzo storico, ma con un impianto tra il fantastico e il mistico religioso. Con personaggi veri che toccano le corde del cuore solo a sentirli nominare (penso a Sandro Pertini). E personaggi inventati che assomigliano e comunque attingono ad altri personaggi veri (il prof. Viviani e altri piccoli grandi maestri che fecero la resistenza. Penso al prof. Mario Mirri, la cui biografia recente, spiegata a suo nipote, meriterebbe di essere conosciuta). Storia suggestiva, strappalacrime, mediterranea, accogliente e solare. Storia di uomini veri e di riscatto. Intrigante per la commistione scienza, mitologia e politica. Una storia però che illude sul fatto che gli uomini possano davvero essere diversi e migliori dagli dei a cui pure molto assomigliano.