giovedì 15 gennaio 2026

LAMENTARSI NON BASTA

L’infosfera di centrosinistra attacca quotidianamente Trump per le sue scelte scellerate e lo considera (cito e riassumo Ezio Mauro) “il punto di arrivo della destra anarco-reazionaria, tecno-capitalista, nazional-populista: che vuole superare l’orizzonte democratico… e portarci in un mondo costruito sulla forza e la sottomissione..”

Insomma per i centrosinistri Trump e gli USA sono il male assoluto e il destino del mondo (e pure il nostro) è in serio pericolo.

Ora, se le cose stanno davvero così, più che gridare al lupo! al lupo!, essendo il lupo già arrivato, servirebbe trovare un RIMEDIO.

Invece qui casca l’asino, perché quando si passa dalle lucide analisi sulla banalità del Male al “che fare?”, si finisce nel buio più fitto. Infatti i partiti di centro sinistra che dovrebbero indicare ai loro militanti ed elettori cosa fare per uscire da questa situazione, non sanno che pesci prendere.

Noto, en passant, che non osano neppure minacciare di ridurre la spesa militare, né uscire dalla NATO, né restituire i missili atomici ai loro proprietari, né proporre, come hanno fatto i cinesi, dazi ritorsivi verso gli Usa.

E se queste proposte apparissero loro troppo radicali e audaci, beh, si inventino allora qualche altro RIMEDIO per tentare di arginare il Trumpismo e restituire almeno agli italiani di centrosinistra un po' di dignità nazionale. Qualcosa però che metta in difficoltà l’Imperatore Trump e che sfidi al contempo anche il vassallismo estremo di una destra italiana che di indipendente, di nazionale e di patriottico mostra solo le chiacchiere.

Ma se i centrosinistri si limiteranno solo a lamentarsi, è assai probabile che il vassallismo estremo del centrodestra conquisti sempre più seguito in un’opinione pubblica spaesata e che si radichi ben bene nella mentalità nazionale.

RIMANGO SPIACEVOLMENTE BASITO

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non abbia condannato il rapimento del presidente del Venezuela, Maduro, perpetrato con un atto di guerra dai nostri alleati storici, gli USA.

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non condanni neppure i sequestri, compiuti ad opera dell’esercito Usa e per volontà di Trump, di navi che trasportavano petrolio venezuelano. Si tratta di atti di pirateria che violano il diritto commerciale e internazionale.

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non commenti negativamente le dichiarazioni di Trump in merito alla volontà espressa di prendersi (conquistandola o comprandola) la Groenlandia. 

Rimango anche basito che il Colle non sottolinei come tutti questi atti, compiuti dal nostro principale alleato (e definibili come neocolonialisti o tardoimperialisti), contribuiscano a sfasciare ancora di più quello che gli esperti chiamano (e lo stesso Colle definisce) ordine internazionale, contribuendo così ad alimentare tensioni e disordini.

Rimango altrettanto basito che il Colle non imiti almeno il Presidente della Repubblica federale tedesca, Steinmeier, che pochi giorni fa ha dichiarato che «c’è una rottura dei valori da parte del nostro partner più importante, gli Stati Uniti, che pure hanno contribuito a crearli».

Rimango basito, ma non sorpreso, dal silenzio assordante del Colle, perché mi rendo conto che "criticare" un alleato e protettore potente come gli Stati Uniti da parte dell’Italia può essere pericoloso, doloroso, impegnativo e perfino costoso.

Ma osservo che tacere davanti alle azioni dei nostri alleati americani in Venezuela è grave. Perché tacere significa farsi complici di comportamenti sbagliati. Sul piano politico, su quello del diritto e su quello etico.

Inoltre il silenzio del Colle consegna ai cittadini (e al mondo) il messaggio che in Italia la legge, il diritto e la morale si applicano agli amici (come gli Usa) in maniera diversa da quanto si fa con gli altri (ad es. coi Russi).

Che poi sulla grande e piccola stampa si ignori questo silenzio, è solo la conseguenza di un’informazione ormai trasformata (salvo piccole eccezioni) in strumento di propaganda, come da tempo per altro suggeriscono Chomsky e i suoi seguaci.

venerdì 9 gennaio 2026

LA CENA DI GALA DEGLI SPONSOR

Certo sarebbe interessante sapere come sono state selezionate le 100 persone circa che hanno partecipato, su invito, alla “cena di gala” che si è tenuta al Teatro Era di Pontedera la sera dell’ultimo dell’anno, allestita nella sala Cieslak. Cena “promossa” dal sindaco in persona. In un post firmato su Facebook si parla infatti di “Una serata speciale al Teatro ERA di Pontedera per la cena di gala di fine anno con i grandi sponsor degli eventi artistici della città, promossa dal Sindaco..”. Una serata che include anche “lo spettacolo travolgente di Jerry”.

Ora sarebbe davvero interessante sapere chi esattamente abbia pagato e quanto sia costata la cena di gala per l’ultimo dell’anno per questi 100 ospiti speciali, ai quali dopo la cena in sala Cieslak è stato offerto (gratuitamente) anche lo spettacolo di Jerry Calà (che per i cittadini non sponsor era a pagamento) in sala Salmon.

Ma nessuno ce lo dirà, perché questa parte della serata a Teatro è stata certamente gestita dagli sponsor del comune, coi loro soldi privati, anche se di fatto si è trattato di una serata “promossa dal sindaco”, il quale si è mosso sulla scena (almeno a vedere i video e le foto circolate) come un vero padrone di casa. 

Comunque dopo la cena di gala, i 100 ospiti non paganti (tanto pagavano tutto gli sponsor) si sono recati nella sala grande del Teatro, dove lo spazio era stato trasformato in un altro salone da pranzo (ma senza cena), con i tavolini fin sotto il palco dove si esibiva (in questo caso a cura della Fondazione Fabbrica Europa e col patrocinio del Comune) Jerry Cala’.

Così dalle 23.30 in poi il pubblico pagante dello spettacolo (circa 75 € a persona) e il pubblico a carico degli sponsor si sono mischiati per godersi le canzonette e tutto il resto.

Ne è uscito uno strano ultimo dell’anno nel teatro pubblico cittadino, subaffittato, per volere del Comune e col consenso di Fondazione Teatro Toscana, a due soggetti diversi, uno dei quali è il gruppo di sponsor che sostiene gli eventi culturali del Comune e l’altro è un soggetto presente nella Fondazione Pontedera Cultura.

Un bell'intreccio organizzativo, insomma, in una cittadina in cui i rapporti tra chi detiene il potere amministrativo e i cittadini si fanno sempre più opachi e feudali. Basati su posizioni di fiducia e conoscenze. E dove le sponsorizzazioni (Dio ce le salvi!) pesano. Un intreccio che ruota attorno a relazioni personali e all’uso di beni pubblici (che siano il Palp, le società partecipate o il Teatro Era) e che include il sistema delle sponsorizzazioni (individuate con gare?) che assomiglia quasi a una lobby a sostegno di questa amministrazione. Così, mentre la vita pubblica si rattrappisce, un po' si incattivisce e soprattutto diventa incomprensibile ai più, ci sta perfino, come sostengono alcuni, che diversi sponsor del Comune siano estimatori politici del centro destra (politica non olet?), ma che in questo contesto trovino più vantaggioso supportare finanziariamente il centrosinistra.

Segno evidente che gli oligarchetti che controllano l’amministrazione (e le fondazioni e le società partecipate) sono davvero bravi ad egemonizzare gramscianamente i simpatizzanti di Nietzsche e a convincerli a sostenerli economicamente e a non votare a destra quando si tratta di scegliere gli amministratori locali.

Così bravi da farsi perfino offrire dagli stessi sponsor una cena di gala nel Teatro Era.

Tutto regolare, sicuramente.

Basta non meravigliarsi che chi non è stato invitato alla cena di gala e non si raccapezza in quello che accade in città poi non vada più a votare e non gli interessi di fare il figurante nelle consulte cittadine.

Felice anno nuovo!!!!

lunedì 5 gennaio 2026

TROVO RIPUGNANTE

Trovo RIPUGNANTE che gli Stati Uniti si autoproclamino giustizieri del mondo, si facciano beffe dell’ONU, costruiscano processi farsa contro chi vogliono, sparacchino bombe e missili contro paesi sovrani, rapiscano i leader di altri Paesi e li detengano nelle prigioni americane, rivendichino il possesso della Groenlandia, pensando essenzialmente ai loro affari.

Trovo RIPUGNANTE che gli USA applichino, senza alcun rispetto del diritto, la legge del più forte, contribuendo in tal modo ad imbarbarire le relazioni internazionali e il loro stesso Paese ed agendo in perfetta sintonia coi russi.

Trovo SGRADEVOLE, ma non INASPETTATO, che tutti i vassalli stati europei non rispondano in maniera dignitosa e civile ai degradanti atteggiamenti americani e dimostrino quindi che l’Europa è poco più di una componente dell’impero americano, il quale non lascia ai suoi "alleati" veri margini di libertà (né sul piano politico, né su quello economico).

Trovo SGRADEVOLE, ma non INASPETTATO, che neppure i socialisti europei indichino ai loro sostenitori una strada per uscire dalla sudditanza verso gli Stati Uniti, confermando lo stato COMATOSO in cui sono sprofondati da alcuni decenni.

Trovo SPIACEVOLE, ma PREVEDIBILISSIMO, che il governo italiano, guidato dal partito più NAZIONALISTA che, almeno a parole, abbia mai calcato il palcoscenico politico italiano, baci il fondo schiena del presidente americano in maniera tanto ambigua quanto plateale.

Trovo RISIBILE, ma SCONTATO, che i leader dell’opposizione italiana blaterino a vuoto contro il suprematismo americano, ma non trovino il coraggio di indicare una soluzione a questa situazione, che non può che essere l'uscita dell’Italia (e dell’Europa) dalla NATO e la scelta del NEUTRALISMO.

Trovo CINICO, ma COMPRENSIBILE che chiunque in Italia faccia affari con gli USA (parlo di esportatori di pasta, formaggi, vini, moda, farmaci, armi, ecc.) abbia una paura matta delle ritorsioni e dei dazi Usa, che se ne freghi perciò del diritto internazionale e che prema su governo e opposizioni perché abbassino la testa dal fondo schiena di Trump giù giù fino a leccare perfino il terreno che il presidente Usa calpesta.

Trovo VERGOGNOSO, ma ISTRUTTIVO che Trump, come un biondo Marchese del Grillo, ci tratti spudoratamente come sudditi che non contano un c…. 

E' una grande lezione storica quella che Trump ci impartisce. Una lezione che ci umilia e ci fa male. Anche moralmente. 

Una lezione che forse ci meritiamo.

domenica 4 gennaio 2026

LE CULTURE EUROPEE E LA GUERRA

Le famiglie culturali europee più diffuse sono quella Cristiana (cattolica, protestante e ortodossa), quella Liberale, la Socialista e la Nazionalista.

È la miscela di queste famiglie culturali a definire le singole posture etiche e politiche nazionali e quella delle istituzioni europee.

In sostanza è da cosa pensano queste culture a proposito di RIARMO, imperialismo russo ed espansione a Est dell'UE (e della NATO) che dipendono le decisioni finali assunte sia dai singoli Stati che dalle istituzioni europee.

In particolare è proprio il processo di “allargamento” dell'UE (e della NATO) verso Est (che l’Europa presenta come un processo di democratizzazione e di liberazione dei popoli dell’Est dal dominio russo) che ha prodotto prima un forte attrito e da 4 anni un vero conflitto armato con la Russia: un conflitto combattuto dagli Ucraini ma col sostegno diretto di UE e USA.

La Russia infatti non può che vivere l’allargamento a Est dell’UE (e della NATO) come un’ingerenza rispetto alle proprie dinamiche interne e alle strategie esterne.

E la cosa più buffa è che gli Europei (e fino a ieri anche gli Usa), che vogliono esportare la loro DEMOCRAZIA (e i loro MERCATI) oltre le Vistola, fingono di non capire perché i russi non aprano loro amichevolmente le porte.

Il risultato di tale “incomprensione” è che, dopo 80 anni di pace, gli europei si sono impantanati in una costosa guerra di logoramento, che finirà per ravvivare anche molte antipatie dentro la stessa UE, oltre a creare una frattura con gli Usa, fino a oggi protettori militari e garanti della sicurezza europea.

Nel frattempo la gioventù europea è cresciuta nella bambagia; ripudiando la guerra di conquista e i falsi miti coloniali, razziali e imperialistici; tenendo a bada il machismo, disconoscendo le virtù guerresche e militari e mitigando gli istinti predatori dei loro bisnonni e i nonni nel primo ‘900.

In questo le principali correnti culturali e politiche europee, a trazione borghese, hanno lavorato bene sulle giovani generazioni. Le hanno disarmate culturalmente e psicologicamente. Le hanno liberate dalla leva militare. Hanno creato il mito europeo, certo basato sui valori del mercato (nessuno è perfetto!) ma anche sull’idea di una fratellanza culturale erasmiana e soprattutto su una totale libertà di circolazione delle persone.

La guerra in Ucraina ha però rialzato il vento del RIARMISMO e giustificato l’esportazione della democrazia (verso Est), dimenticando i disastri compiuti dall’esportazione della democrazia in Medio Oriente (a cui per altro l’Europa fu contraria). Nel frattempo è cresciuto il sovranismo nazionalista e in alcuni paesi (vedi l’Italia) è perfino andato al governo dello stato.

Il tutto in un continente sempre più anziano, con pochissimi giovani, secolarizzati, poco bellicosi e soprattutto poco inclini ai sacrifici collettivi.

Per questo far credere ai giovani di poter piantare la bandiera europea sul Cremlino è pura follia, anche se giustificata dalle migliori intenzioni.

Del resto non sono spesso le migliori intenzioni a lastricare la via dell’inferno?

E l’esito delle guerre per democratizzare il Medio Oriente non sta lì a ricordarcelo?

mercoledì 31 dicembre 2025

IL SILENZIO DEGLI ARCHITETTI SULL’EX ATELIER

In un comunicato di fine anno, gli oligarchetti pontederesi ci informano che nei vecchi capannoni Piaggio (in via del Fosso vecchio), dove fino a poche settimane fa loro giuravano che avrebbero costruito l’Atelier della Robotica, si farà altro. Cosa? Ma un altro bel parcheggio, che diamine. E proprio a tre passi dal mega parcheggio dell’ospedale, spesso vuoto nei posti a pagamento. I posti auto, per una città che ha mandato a farsi friggere anche i suoi modesti progetti di bike sharing, e che vuole attirare auto a profusione, mentre si rifiuta di monitorare la sua qualità dell’aria, non sono mai troppi. Così SIAT.

Domanda: ma se nei due parcheggi attorno alla biblioteca Gronchi i muri e le colonne degli ex capannoni Piaggio si restaureranno, pare, per volere della Soprintendenza alle Belle Arti di Pisa (in virtù, si sussurra, del loro valore di archeologia industriale), com’è che altre colonne e altri muri ex Piaggio, adiacenti ai primi, verranno abbattuti senza che si difenda anche il loro alto valore storico?

Mistero.

Altra domanda: E il muro del pianto della biblioteca Gronchi, la parete sud lunga 50 metri, quella che separa la biblio dagli spazi del fu Atelier, ultima vestigia di un capannone Piaggio anni ‘50  incorporata nella nuova biblioteca, quella da cui piove acqua da quando la biblio è stata inaugurata nel 2014, quella parete da cui si sono dovute spostare le scaffalature di un metro per non inzuppare i libri, sarà sistemata definitivamente o no?

Ancora. La biblioteca ragazzi della Gronchi è nata con qualche problema. E' poco luminosa. E' priva di bagni dedicati ai piccoli lettori e lettrici. Manca di uno spazio esterno gioco-lettura, un chiostro che possa sfruttare l'aerazione naturale e sia luminoso per letture en plein air. Prima del 2018 l’allora amministrazione aveva promesso di trovare nell’ormai fu Atelier la soluzione a questi tre problemi e garantire così lo sviluppo qualitativo della biblioteca ragazzi: luogo di formazione strategico dei nuovi lettori e per il futuro di Pontedera. Che ne è di quelle promesse? Rimangiate in nome della parcheggiabilità cittadina ormai affidata a SIAT per omnia secula seculorum?

Quanto al resto dei capannoni di via del fosso vecchio, è un autentico peccato che il Museo Piaggio non intenda ricomprarseli e chiedere il permesso di costruirci una grande VESPA TOWER che arricchisca l’offerta museale e sovrasti tutta l’estensione degli stabilimenti ancora vitali e la stessa città. Sarebbe un luogo perfetto, dove la tonante voce di Michele Quirici, volgendo lo sguardo a 360 gradi, potrebbe illustrare la storia del MITO della VESPA e del grande stabilimento. O dove la calda voce dell’architetto Adriano Marsili potrebbe farci intravedere le linee evolutive della Pontedera romana, medievale e rinascimentale, fino alla città distrutta dalla seconda guerra mondiale.

Si, una bella torre vetrata, spavalda, sognatrice e un po' guascona, come quell’Enrico Piaggio che, persa la guerra fascista, decise di smettere di produrre bombardieri e scommise tutto sulla vespa.

Credo sarebbe una torre molto visitata. Una gran pubblicità per la Piaggio.

Peccato infine che gli architetti pontederesi abbiano appeso le loro cetre ai silenziosi salici piangenti. Sarebbe interessante sentire anche i loro pareri.

Nell’attesa, felice anno nuovo a tutti

sabato 27 dicembre 2025

MUSEO PIAGGIO, COMUNE E UNDERTURISM (2a parte, lunga)

Nella strategia dell’underturism il Comune di Pontedera ha trovato un partner importante: il Museo Piaggio. 

Per quanto gestito ufficialmente da una Fondazione partecipata dal Comune, che, come socio di minoranza, esprime nel CDA il vicepresidente, il Museo è diretto ferreamente dalla proprietà della Piaggio (oggi in mano ai fratelli Colaninno). E' la multinazionale a possedere gli oggetti, i marchi, ecc. ecc. e a decidere tutto. I rapporti di forza col Comune sono sproporzionati. La sudditanza operativa del Comune, massima. La capacità di incidere sulla strategia museale, anche se il Comune avesse idee (e non è un rischio che sembra voler correre), minimale.

Il Museo Piaggio, che contiene al proprio interno una delle storie imprenditoriali (e lavorative) più originali della Nazione, anziché valorizzare in maniera socialmente moderna un patrimonio culturale di interesse “planetario”, non è ancora riuscito a costruire, a 25 anni dall’avvio, una struttura all’altezza delle potenzialità e della sfida. Le ragioni di questa incertezza progettuale e costruttiva sono molte e complesse. Meriterebbero un dibattito pubblico che Piaggio però non vuole (e quindi non si farà) e che il Comune, per sudditanza, rinuncia perfino a ipotizzare. Ci si accontenta dei raduni, che ovviamente non sono certo da sminuire. Ci mancherebbe.

Restano outsider come me a poter sollevare il tema e a riprendere osservazioni che si borbottano, a mezza bocca, in città, ma che nessuna forza politica (e giornalistica), neppure di opposizione, osa sollevare. Ecco quindi alcune delle mie annotazioni. 

LE APERTURE DOMENICALI. Ma possibile che il Museo Piaggio sia chiuso il 50% delle domeniche dell’anno? Eppure le domeniche sono il giorno più appetibile per i visitatori dei musei, soprattutto per quelli che vengono da lontano. Davvero una multinazionale come Piaggio non trova gli spiccioli per aprire il Museo tutte le domeniche?

LE MOSTRE FUORI TARGET. Ma che c’azzeccano le mostre di arte contemporanea con i prodotti Piaggio? Ma davvero un appassionato di Piaggio fa centinaia di km per venire a Pontedera al museo Piaggio per vedere mostre d’arte spesso “modeste”, offerte gratuitamente, e che si vedono in 40 minuti (e a volte meno)? Non sarebbe meglio invece promuovere mostre o eventi specificamente legati ai prodotti o ai marchi Piaggio o al mondo due ruote, allestiti in esposizioni di ampio respiro e con modalità più moderne?

LA DIREZIONE SCIENTIFICA. Ma un simile Museo non dovrebbe avere una direzione scientifica di altissimo profilo? Una direzione con una strategia magari anche di medio periodo e di orizzonte internazionale? E il Museo, che contiene anche un grande archivio storico che racchiude una immensa storia popolare, non andrebbe valorizzato molto, molto di più? La grande storia della motorizzazione su due ruote non potrebbe diventare anche il centro di una produzione letteraria e social che andrebbe incoraggiata in maniera sistematica e con più mezzi?

GLI INVESTIMENTI PROMOZIONALI. Non servirebbe anche una strategia di comunicazione più efficace, in grado di attrarre molto più pubblico (orientato al prodotto) che sarebbe tanto apprezzato anche dalla città soprattutto se pernottasse? Tra l’altro sarebbe apprezzabile che le statistiche minimali, offerte dal Museo, scorporassero i visitatori museali che vengono per vedere gli oggetti Piaggio da quelli che vengono per eventi più disparati. Solo così si avrebbe il dato sulla capacità attrattiva del Museo. Una cosa è infatti il Museo Piaggio e una cosa è l’uso dei suoi spazi per finalità culturali diverse. La confusione tra i due ruoli non giova allo specifico “Piaggio” e ai suoi prodotti e ha un impatto minimo sulla città.

LA BIGLIETTAZIONE. E che dire della possibile introduzione di un sistema di bigliettazione anche simbolico? Che magari separasse l’evento occasionale (tipo la presentazione di un libro, un concerto musicale, uno spettacolo di beneficienza, una serata di un’istituzione amica, ecc., che dovrebbero restare gratuiti) dagli eventi museali specifici? 

IL PUBBLICO. Ma quale pubblico di visitatori il Museo Piaggio punta a portare a Pontedera? I turisti nazionali e internazionali attratti dal mito vespa/ape o i pontederesi e un po' di amici di Pontedera e dei dintorni che vengono agli eventi di sapore locale? 

GLI SPAZI. Possibile che sia stata abbandonata l’idea di progettare una sede che permetta un percorso museale di due o tre ore con un racconto degli oggetti meno affastellato? Possibile che non si riesca a superare un'accoglienza alla buona e non si metta su un piccolo ristorante interno, con un adeguato servizio di caffetteria e altri strumenti di accoglienza più qualitativi, ecc.? Adesso che l'Atelier della Robotica non si farà più nei capannoni attigui al museo, quegli spazi anziché essere trasformati in parcheggi, non potrebbero essere riacquisiti e ristrutturati per creare un ampliamento del museo Piaggio? I materiali da mostrare ci sono. Vanno solo resi organizzati in un percorso,più moderno. I servizi e l’accoglienza invece sono minimalisti. Andrebbero migliorati. E infine nei nuovi spazi riacquisibili su via del Fosso vecchio non potrebbe trovar posto una sede per il coordinamento dei tantissimi vespa club italiano ed esteri e ancora una sede per un mercato periodico se non mensile, che ne so, trimestrale, di oggetti Piaggio, ecc. ecc.?

Concludo. Per il pressappochismo che caratterizza l’intervento in ambito turistico sostengo che Comune di Pontedera, Palp e Museo Piaggio (che pure, insieme, qualcosa investono nelle iniziative) sembrano davvero coltivare l’underturism.

Per l’amor di Dio, come ecologista, posso esserne solo contento. Meno gente viene, meno inquinamento si produce.

Ma da pontederese e per le potenzialità che la città sembra avere in questo settore, un significativo turismo di qualità, gestito bene, credo che ci gioverebbe. E parecchio.

Tra l’altro il Museo Piaggio (che resta l’unico vero attrattore di un turismo che viene da lontano) ci potrebbe consentirebbe di coltivare anche la memoria di “come eravamo” e potrebbe non solo identificarci e renderci orgogliosi di quello che città e cittadini sono ancora oggi (pur senza percepirlo), ma darci ancora, oltre a risorse dirette, suggerimenti per il presente e soprattutto per il futuro. O almeno così presumo.