lunedì 8 giugno 2015

UN DIBATTITO PROMOSSO DALLA BIBLIOTECA GRONCHI E DAL "GRANDEVETRO" SULLE BIBLIOTECHE OGGI

Tra i tanti eventi della festa di sabato alla Biblioteca Gronchi, uno di quelli più animati è stato senz'altro la discussione sul numero speciale dedicato dalla rivista IL GRANDEVETRO allo "stato" delle biblioteche pisane, toscane e non solo. Carlo Ghilli (Biblio Empoli), Tamburrini e Turbanti (Biblioteche Universitarie di Pisa), Milvia Dabizzi (biblio Provinciale di Pisa), Sandra Di Majo (già direttrice della biblio della SNS di Pisa), Marco La Rosa (Grandevetro) hanno discusso a tutto campo del ruolo e del futuro della biblioteche, in una dibattito che, come sempre, era appassionato, polemico e non pareva voler finire (siamo un po' logorroici noi bibliotecari?). Diversi interventi anche del pubblico: Massimo Gabbrielli (Biblio San Miniato) tra i più grintosi. Due annotazioni da parte mia: (1) il futuro delle biblioteche è certamente legato alle risorse pubbliche, ma di fatto saranno i bibliotecari, se riusciranno ad aggregare una fetta crescente di società civile attorno a queste istituzioni, a farle sopravvivere. Il futuro delle biblioteche si giocherà sulla produttività e sulle abilità relazionali dei bibliotecari. (2) produttività significa capacità di rispondere in tempo reale alle domande del pubblico (un pubblico vasto, allargato, sempre + esigenze e allo stesso tempo egoista e poco propenso a fare comunità); mentre abilità relazionali include la capacità di fare lobbying sulla politica, sugli amministratori e sulla società civile che può dare una mano (azione complicatissima: ma o si passa di qui o si declina). E poi tre ringraziamenti. Grazie ai bibliotecari che sono intervenuti, grazie a Milvia Dabizzi che ha coordinato il dibattito e grazie al Grandevetro di aver prodotto questo bel numero con l'inserto dedicato alle biblioteche. In quest'epoca di resistenza e di resilienza (non so bene come, ma mi pare che i due concetti si integrino alla perfezione almeno per noi bibliotecari), la rivista col cuore dell'Area del Cuoio, ma l'anima e la mente aperte sul mondo, mi sembra indicare anche a noi un intelligente modello di comportamento. Infine aggiungo che dal dibattito sulle biblioteche le regioni non possano tirarsi fuori. I vecchietti come me sanno bene che c'è stato un tessuto bibliotecario prima dell'avvento delle Regioni e uno posteriore. La Toscana (ma credo anche la Lombardia, la Liguria, il Veneto e il Piemonte) non avrebbe il reticolato di biblioteche locali che ha senza la politica regionale, senza le risorse regionali, senza gli indirizzi e le spinte regionali. La Toscana non avrebbe le Reti bibliotecarie e una ventina di nuove vissutissime biblioteche sparse in maniera abbastanza omogenea sul territorio senza la capacità di intervento "politico" della Regione Toscana su questo settore specifico. Una parte importante, qualitativa, del futuro delle biblioteche toscane insomma si giocherà a Firenze. E' anche nelle mani di Enrico Rossi e del suo prossimo assessore alla cultura, rispetto ai quali i bibliotecari dovranno essere propositivi e molto biblioattivi.

domenica 7 giugno 2015

LAPIDI SAN MINIATO. O IL PD FA UNA FIGURA DI C.... IN CONSIGLIO O IL SINDACO SI RIMANGIA LE ULTIME DICHIARAZIONI ALLA STAMPA

Giovedi 11 a san miniato in consiglio si discutera' la mozione presentata dal pd sulle lapidi. Unico punto qualificante, il pd chiede al suo sindaco che tra 40 gg, il 22 luglio, anniversario della strage del duomo, le lapidi tornino visibili. Il resto sono chiacchiere. Nei giorni scorsi però il sindaco ha dichiarato alla stampa che lui a rimettere le lapidi da qualche parte non ci pensa nemmeno. Lo farà con calma. Intanto deve occuparsi della notte nera e di mille altri problemi. Verrebbe da chiedergli, perchè allora le lapidi non le ha lasciate al loro posto, ma al nostro lapicida nato al Pinocchio non mancherebbero certamente gli argomenti per rispondere, o altrimenti se li farebbe suggerire da qualche consigliere. Da parte sua il segretario cittadino del pd, tutto preso dalla notte ahinoi nera di Berlino, ha ignorato le dichiarazioni del lapicida, ma non potrà farlo ancora a lungo. Mancano 4 gg alla discussione in consiglio. Già, in consiglio, cosa accadrà? Il sindaco di fatto ha già respinto al mittente la mozione del pd e ha detto chiaro e forte a militanti e dirigenti pd, consiglieri comunali inclusi, che lui di cosa pensa il pd sulle lapidi se ne frega. Il sindaco come è noto si esprime in maniera più forbita, ma la sostanza è che a lui di cosa pensano gli iscritti al pd sulle lapidi davvero non importa un fico secco. Lui le lapidi per ora non le rimette visibili da nessuna parte. A questo punto lo sconfitto di berlino deve decidere se: 1) far votare lo stesso la mozione; 2) ritirare la mozione. Nel caso la si voti, è probabile che il sindaco chieda una integrazione che gli consenta di non avere una data entro cui ricollocare le lapidi. Oppure nel caso la si voti così, tutti sapranno che tanto è una mozione senza alcuna efficacia pratica e che il sindaco farà quello che vorrà ovvero LE LAPIDI RIMARRANNO OSCURATE SINE DIE. Insomma il segretario berlinese del pd deve decidere quale tipo di sconfitta accettare, visto che non può chiedere davvero al sindaco neppure quello che i suoi militanti gli hanno chiesto di chiedergli, ovvero di rimettere le lapidi entro 3 mesi dallo loro rimozione in un luogo pubblico,  visibili. Una richiesta ragionevole che all'inizio perfino il sindaco nato al Pinocchio pareva intenzionato ad accettare. Il finale della partita è interessante perché dimostrera' con chiarezza il livello di autonomia dei partiti anche a livello territoriale e come invece i sindaci in molti contesti non siano solo sindaci ma di fatto controllino anche il loro partito e i loro militanti o meglio agiscano in nome e per conto anche del partito e dei militanti, anche quando come nel caso delle lapidi sanminiatesi, partito e militanti la pensano in maniera opposta del loro sindaco. Ovviamente pd e sindaco cercheranno una soluzione che salvi capra e cavoli. Non so quale sarà, ma la troveranno. E questo perché il pd non può ritrovare una sua autonomia politica ed associativa a livello locale e imporre al sindaco di rispettare la volontà dei militanti che lo hanno candidato e poi eletto, né il sindaco può perdere la faccia e ricollocare le lapidi in pubblico. Dunque.. vedremo.
ALLA PROSSIMA FESTA DELLA BIBLIOTECA

Ieri alla bibliiteca Gronchi di Pontedera abbiamo vissuto una bella giornata per le tante presenze, per la differenza delle presenze, per il carattere composito degli eventi che abbiamo realizzato ed ospitato, per le tante collaborazioni generose che siamo riusciti a mettere insieme. Credo che prima di tutto siamo stati quello che dobbiamo essere come biblioteca: un luogo sempre aperto, e aperto a tutti, senza distinzione di età, di convinzioni, di provenienza e dei mille distinguo che ci caratterizzano e ci dividono. Come ci ha suggerito ieri Antonio Chelli, dobbiamo essere una biblioteca frequentata da "principi e da spazzini", e come aggiungerebbe in rima Manola Franceschini, "strapassata da grandi e da piccini"; una biblioteca che fa del dialogo e della convivenza tra istanze, esigenze ed identità diverse la propria ricchezza e la propria forza. Ieri l'intera giornata voleva chiamare tutti a portare la propria buona novella e contemporaneamente ad ascolare la buona novella degli altri. Sarà la retorica degli anziani (perdonateci! Buona parte del personale è over 60), ma, pur con diversi limiti e qualche assenza che ci pesa sul cuore, tutto sommato, possiamo dire di esserci riusciti. L'unica lagnanza che ho raccolto, mentre si abbuffava con la torta del compleanno, è stata quella di quel carrarmato del volontariato che è Sonia Forsi. Mi ha detto che se l'è legata al dito che non l'abbiamo chiamata tra i VIP a leggere una pagina del libro del suo cuore. Mi sono scusato, perché Sonia x noi è una vippissima, e le ho solennemente promesso che sarà inserita tra i VIP del prossimo anno. Perché ci auguriamo che la festa continui, che la biblioteca Gronchi resca ad accogliere oltre mille persone tutti i giorni e che magari superi le 200.000 presenze annuali e vada oltre i 50.000 prestiti librari. E allora si che ci sarà di nuovo da festeggiare, perché vorrà dire che la nostra comunità di lettori sarà ancora cresciuta e questo contribuirà a dare ancora + futuro e speriamo qualità alla nostra città e alla Valdera. Molto dipenderà dai bibliotecari della Gronchi, dalla loro voglia di fare e dalle loro capacità di relazionarsi con la comunità che li circonconda. Ma a giudicare da quel che si è visto ieri, le premesse ci sono. Perché come ci ha suggerito ieri il neorieletto presidente della Regione, Enrico Rossi, mandandoci un messaggio di auguri, il destino degli uomini e delle loro istituzioni è solo nelle mani degli uomini. In quelli di buona volontà, mi permetto di aggiungere.

venerdì 5 giugno 2015

FESTA DI COMPLEANNO DELLA BIBLIOTECA GRONCHI DI PONTEDERA
La Biblioteca comunale di Pontedera è nata nel 1953. In questi 60 anni di vita (più o meno quelli del suo attuale responsabile, il sottoscritto) ha cambiato varie sedi e alla fine ha trovato anche un nome significativo. Ma con la nuova sede e col nuovo nome è diventata ancora visibile per la città e ha conquistato un pubblico senza precedenti. I varchi elettronici ci dicono che abbiamo avuto oltre 100.000 utenti nell'ultimo anno (ma se contiamo tutti i passaggi in realtà arriveremmo quasi a 150.000) e che abbiamo prestato libri e dvd per una cifra che si attesta attorno ai 45.000 pezzi, una cifra che nell'anno 2015 potrebbe toccare le 50.000 unità. Se il professor Giuseppe De Martini che, insieme al sindaco pittore Otello Cirri, volle la prima biblioteca è andato in paradiso e ci guarda bonariamente da lassù, di certo sorride e si batte la mano sulla fronte. Anche se prima che morisse, un annetto e mezzo fa, gli avevo detto che stavamo crescendo molto in termini di prestiti e di lettori che ci frequentavano, nessuno si sarebbe immaginato un simile balzo in avanti. Un balzo forte che fa della nuova struttura davvero qualcosa di nuovo, unico e originale. Una biblioteca "europea" ha dichiarato Daniel Pennac quando l'ha vista e quindi "imprevedibile" in una città come Pontedera. Voluta dalla volontà visionaria del sindaco Paolo Marconcini e dal suo altrettanto visionario e frenetico assessore alla cultura, Daniela Pampaloni, la biblioteca Gronchi è stata realizzata solo grazie al contributo della Regione Toscana e alla pragmatica tenacia del sindaco Simone Millozzi e dell'assessore Liviana Canovai, capaci entrambi di stare sempre sul pezzo per cercare di non perdere un millimetro del terreno conquistato dalle precedenti amministrazioni comunali di Pontedera e se possibile di rilanciare. Domani, tra le tante cose, si festeggia anche tutto questo: la realizzazione di un sogno collettivo che tutti i giorni è utilizzato da almeno un migliaio di persone che vengono a cercare libri e altri servizi informativi di qualità. Non so se ci saranno tanti giovani che, dico io, per fortuna ci hanno adottato e sfruttano quotidianamente tutti i servizi che gli offriamo. Di certo sarà un'occasione per allargare ancora di più il cerchio dei lettori e dei pensatori. Spero che verranno in tanti per gustarsi il programma delle iniziative, cimentarsi coi concorsi e per ammirare il nuovo murale che Ozmo ha dedicato alla biblioteca. Guardando il disegno sul muro di fronte alla biblioteca, credo che molti si chiederanno, come ho fatto io, se i libri siano davvero la nuova lampada di Aladino e se solo strofinando e leggendo i libri giusti gli uomini potranno costruire la loro fortuna individuale e collettiva. Ovviamente i bibliotecari ci credono che i libri siano uno strumento fondamentale per migliorare la vita delle persone e dei popoli. Naturalmente i libri "giusti". Ma per dire cosa sia un libro giusto, lo spazio del post non mi basta.



mercoledì 3 giugno 2015

L'OSCURATOR DI LAPIDI FINALMENTE PARLA CHIARO. LE LAPIDI LE RIVEDREMO QUANDO DECIDERA' LUI

Passate le elezioni, il sindaco della roccheggiante città sveva ha ritrovato coraggio e ha deciso di parlare. Naturalmente solo alla stampa. Che dice? Che le lapidi sulla strage del duomo per il momento le rivedremo.... col binocolo. Saranno lunghi i tempi per ricollocarle, ha dichiarato ai giornalisti. Non possiamo agire in fretta. Odia chi lo pressa. O non aveva detto che in poco tempo sarebbero tornate visibili? Ma dove? Ma quando? Ci vorrà tempo. Bisogna fare le cose ammodo. A toglierle si fa presto, ma rimetterle è un altro paio di maniche.  Ma la sovrintendenza non gli ha chiesto di risistemarle subito in un posto visibile e accessibile a tutti? Non risulta. Di sicuro però due mesi fa il gruppo consiliare del pd di San Miniato ha presentato una mozione con cui impegnava il sindaco a rendere nuovamente visibili le lapidi entro il prossimo 22 luglio, anniversario della strage. Poi il sindaco venne ricoverato in ospedale e la mozione non fu discussa. Ora la mozione del pd arriverà in consiglio comunale l'11 giugno. Ma il sindaco ha già risposto ai maggiorenti del suo partito a mezzo stampa dicendogli che non si facciano illusioni; che per il 22 luglio di rimontare le lapidi in pubblico non se ne parla proprio. Del resto le lapidi non sono mica la sacra sindone, pare abbia commentato il rottamatore gentiluomo. E subito dopo  s'e' chiesto: ma poi a questi del pd, chi diavolo gli sembra di essere? Non pensaranno mica di dirmi cosa devo fare?



INAUGURAZIONE SABATO PROSSIMO DELL'AULA DEDICATA AL PROF. GIUSEPPE DE MARTINI PRESSO LA BIBLIOTECA GRONCHI DI PONTEDERA

Sabato 6 giugno l'Amministrazione dedicherà l'Auditorium della Biblioteca Gronchi al prof. Giuseppe De Martini che nei primi anni '50 fu il principale promotore e animatore della Biblioteca comunale. Prima come assessore e poi come direttore "volontario", De Martini fece della biblioteca un centro culturale importante e allo sviluppo della biblioteca fu strettamente legato fino agli anni '90. Alla biblioteca è stato donato l'intero patrimonio librario di De Martini composto da circa 7.000 volumi. Il video che i bibliotecari pontederesi gli hanno dedicato in questa occasione ripercorre alcune tappe della biografia culturale e politica di Giuseppe De Martini e dello sviluppo della biblioteca della città.


https://www.youtube.com/watch?v=-N_iVcRdtb8

lunedì 1 giugno 2015

UN RICONOSCIMENTO AL PROF. MARIO MONTORZI

Sabato 6 giugno alla “Biblioteca G. Gronchi” di Pontedera ci sarà un riconoscimento al prof. Mario Montorzi che lascia l'insegnamento universitario a Pisa presso la Facoltà di Giurisprudenza, ma come ha promesso agli amici continuerà a studiare e a darsi da fare. Altri diranno meglio di me delle sue qualità di studioso e di professore universitario. Io, che lo conosco da quasi mezzo secolo, voglio sottolineare di lui tre grandi passioni: quella per i libri (Mario è un vero bibliofilo e sono certo che sarebbe stato anche un grande direttore della Biblioteca Gronchi). Solo chi visiti il suo appartamento potrà capire a pieno cosa intendo dire. Perché la sua è una biblioanchecasa. Dove gli intrusi sono gli umani e i libri occupano tutti gli spazi possibili. Da Mario sono gli umani a doversi adattare ai libri. Non viceversa. Credo che questo chiarisca perché l'omaggio si farà in biblioteca. La seconda passione è quella per gli studi locali che costituiscono solo una minuscola parte della sua vasta produzione scientifica e culturale, ma che sono condotti con rigore e meticolosità. Mario è il prototipo dello studioso e dell'erudito, anche quando si occupa di aspetti più locali. E quindi Pontedera, la Valdera, il contado pisano poi fiorentino, gli debbono molto. La terza passione è quella per la politica. Lo ricordo “giovane liberale” in un liceo classico di Pontedera infestato da scalmanati sessantottini e qualche fascistello. Vestito in maniera impeccabile. Solitario e un po' solenne, lo rivedo con indosso un fiocchino a farfalla. Una provocazione per alcuni rivoluzionari (di allora). Ma lui sdivertiva a recitare la parte del borghese gentiluomo che fronteggiava eskimovestiti e barbuti contestatori. Anche questa passione, ereditata dal padre che era stato consigliere comunale per il partito liberale, gli è rimasta. Ma altro ancora è quello mi colpisce di Mario. Erede della cultura classica assorbita in famiglia e perfezionata in un liceo classico diretto da Aldo Vespi, Mario da tanti anni ci suggerisce come ci si debba battere anche contro l'oltraggiosa sorte. Con tenacia e con spirito. Non cedendo, fino a che si può, nemmeno un centimetro. Sorridendo di sé e dei propri malanni. Oltre che del Mondo. Obbligandosi a guardare avanti. Spero davvero che molti pontederesi trovino il tempo per venirlo a incontrare.