venerdì 29 aprile 2016

La Biblioteca Provinciale di Pisa continua a rimanere aperta. 

Chi ha necessità di consultare le sue collezioni librarie e la sua preziosa emeroteca potrà farlo con regolarità e certezza per i prossimi due mesi. E' un'evoluzione complicata, quella che riguarda la Biblioteca. Sono in ballo molti elementi ingarbugliati, tra cui l'uscita di scena delle Province e la destrutturazione di un ruolo importante rispetto ai territorio di riferimento. Penso anche al valore delle "memorie locali" su cui certe Province (e la nostra di sicuro) si sono spese ed hanno investito molto. C'è un patrimonio di conoscenze che non può essere disperso (basti citare allo splendido lavoro fatto attorno ai "Quaderni di didattica della storia"). Credo che su questo sia necessario un maggiore impegno ed una maggiore consapevolezza da parte degli enti locali e anche delle Associazioni culturali della Provincia, che non possono fare come le stelle di Cronin.

lunedì 25 aprile 2016

Matteo Renzi alla Piaggio

Matteo Renzi, la Piaggio e il 70° anniversario della Vespa

Il 23 aprile 2016 Matteo Renzi è venuto a Pontedera per partecipare ai festeggiamenti per il 70° anniversario della Vespa organizzati dalla Piaggio e dall'Amministrazione comunale. Il Presidente del Consiglio dei Ministri è venuto in città ed ha visitato la maggiore eccellenza del territorio dal punto di vista produttivo ed occupazionale (impiega ancora 3.000 dipendenti). Insieme a lui, Roberto e Matteo Colaninno, più un ristretto e scelto gruppo di persone ad accompagnarlo prima nella visita alle catene di montaggio (il sito de "La Repubblica" riporta anche foto di Renzi nei capannoni della 2R ed una che lo ritrae mentre attraversa l'isola di montaggio della Vespa Armani); e poi nella palazzina della direzione (mentre non sono riuscito a trovare foto di Renzi all'interno del Museo della Piaggio).
Si tratta di un evento decisamente eccezionale per la Piaggio, per la Vespa e per Pontedera, come hanno riportato tutti i giornali di domenica. Ma comunque la si veda (e ci sono come è noto molti punti di vista con cui leggere il presente in cui siamo immersi), la presenza di Matteo Renzi, diversamente dallo straordinario bagno di folla che lo accolse per le primarie nell'ex palestra Marconcini, questa volta non ha coinvolto i cittadini. Alla cerimonia nello stabilimento erano presenti oltre al sindaco e al vicesindaco, pochi altri pontaderesi. Ma non si può avere tutto nella vita e la presenza del Premier nella grande azienda e in città è comunque un evento eccezionale. Renzi, oltretutto, ha tessuto un elogio sperticato di questo territorio (che per lui è solo una porzione dell'Arno Valley ed è strettamente connesso alle Università pisane: altre eccellenze) e ha concluso un discorso pronunciato a braccio e lungo quasi 15 minuti, tutto centrato sulla Vespa come simbolo della rinascita nazionale, con un "Viva la Vespa, Viva Pontedera e Viva anche Pisa".
Le sue parole erano state precedute da quelle di Roberto Colaninno che per gli spezzoni riportati dal video di Fabio Bachini sono stati di grande interesse e meriterebbero di essere conosciute dal pubblico. Sì il  filmato che gira su facebook realizzato dal giornalista televisivo Fabio Bachini è molto interessante.  Non solo per le parole pronunciare da Renzi, ma, mi ripeto, anche per quelle dette da Roberto Colaninno.
Da parte sua la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha messo su you tube l'intero discorso pronunciato a braccio da Matteo Renzi all'interno degli stabilimenti Piaggio di Pontedera, così anche se solo pochissimi pontaderesi l'hanno potuto udire con le proprie orecchie, chi vorrà potrà vederlo ed ascoltarlo andando su you tube e scaricando il filmato sul proprio iphone, tablet o pc. Sottolineo che vale la pena di farlo e che merita di ascoltare queste parole, perchè (comunque la si pensi) non credo che ricapiterà a breve che un capo di governo venga a Pontedera e faccia di Pontedera e di un importante elemento che riguarda la sua storia e il suo presente un fatto emblematico della politica nazionale. Di più: usi la Vespa e Pontedera come una metafora per l'intera Nazione.
Ovviamente gli scettici, potranno obiettare che le parole pronunciate da Renzi e Colaninno non corrispondono ai loro reali pensieri. Tuttavia certe parole sono state dette, certi impegni sono stati assunti, certe affermazioni sono state fatte e da queste parole e questi impegni si potrà ripartire per provare a costruire.
E' chiaro che Renzi e Colaninno si trovano e si muovono nell'ambito di una cultura che assume l'impresa e la sua visione del mondo come asse dello sviluppo e come strumento per il rilancio del sistema paese. All'interno di questa cultura, che guarda alla globalizzazione come un fatto incontrovertibile con cui misurarsi (per Renzi un'opportunità, per Colaninno un elemento del mercato con cui fare duramente i conti) c'è anche il ruolo degli operai e delle operaie che fecero e fanno la Vespa. Ma è un ruolo di collaborazione e di cogestione, piuttosto che antagonistico e conflittuale. Anche su questo aspetto, se ce la faranno, le "forze politiche" dovranno misurarsi (ma le polemiche di questi giorni sul settantesimo sono state a dir poco "penose" e irrealistiche).
Per i curiosi, che spero siano molti, riporto l'indirizzo a cui può essere visto e ascoltato l'intero intervento di Renzi alla Piaggio di Pontedera.
https://youtu.be/x1tXPXh1qqQ

martedì 19 aprile 2016

Un appello a Francesco Lupi perchè ritiri le sue dimissioni da segretario del pd di San Miniato
Sono sinceramente dispiaciuto delle dimissioni di Francesco che mi pare avesse tentato di realizzare l'idea di una autonomia della politica rispetto al ruolo amministrativo. Ovviamente non è mai una relazione facile quella che si instaura tra i segretari del pd e i loro sindaci ed in molti comuni anche della nostra orgogliosa regione, spesso i sindaci hanno fatto in modo che alla segreteria del partito del loro Comune assurgesse un loro portaborse o comunque qualcuno che non disturbasse il manovratore. Questa sudditanza dei segretari politici consente ai sindaci, oltre che di fare i sindaci anche di assumere il ruolo di segretario locale del partito e come direbbe Pirandello di recitare due parti in commedia. Ma questa doppia parte, una legittima e ufficiale, e una sostanziale, ma illegittima, genera non solo ferite profonde alla democrazia, ma scoraggia la già scarsa partecipazione e appiattisce la politica sul contingente amministrativo, privandola ancora di più di qualunque orizzonte ideale. Inoltre, ed è più grave, fa sì che controllato e controllore si identifichino. Perché non va dimenticato che tocca ai politici dire se gli amministratori amministrano bene e non agli stessi amministratori, i quali potrebbero essere portati ad autoassolversi. Francesco ha rapresentato, pur con tutte le difficoltà ed in una situazione assai complicata, un esempio di resistenza a questa deriva che trasforma i sindaci anche in segretari politici. Ovviamente gli altri partiti, laddove amministrano, sono talmente un guazzabuglio organizzativo che un problema del genere non sono nemmeno in grado di pensarlo, figuriamoci di risolverlo. Ma il pd è qualcosa di diverso. La ricchezza partecipativa e culturale del pd può ancora porsi e perfino affrontare e risolvere la questione almeno in molte realtà e di sicuro a San Miniato, come ha ben dimostrato la vicenda delle lapidi della strage del duomo. Per questo mi auguro e auguro alla democrazia di San Miniato, una realtà che ha ancora uno spessore e un senso, che Francesco ci ripensi. Mi auguro che continui la sua battaglia faticosa per mantenere l'autonomia della politica rispetto al livello amministrativo. C'è bisogno di pensare a cosa è utile per San Miniato nel medio e lungo periodo senza chiedersi continuamente se questo indebolira' o rafforzerà il sindaco in carica. Perché una discussione politica tutta schiacciata sulla figura dei sindaci è culturalmente molto povera, a tratti deprimente e finisce per distorcere la realtà e anteporre le esigenze dei primi cittadini a quelle di tutti i cittadini. Ma un'inversione di marcia non è affatto semplice e richiede persone disinteressate e appassionate. Francesco mi pare appartenga a questa categoria. Per questo lo invito a resistere e a non autorottamarsi.

lunedì 18 aprile 2016

Presentazione del DVD di Lorenza Pucci su "Gli uomini che fecero la Vespa"

La presentazione di sabato scorso del DVD su "Gli uomini che fecero la Vespa", confezionato da Lorenza Pucci e tenacemente voluto da Michele Quirici e Valentina Filidei (della Tagete edizioni), è stata un successone. Sala stracolma. Curiosità notevole. Mancava solo il tappeto rosso della Croisette di Cannes che purtroppo non ci è stato inviato per tempo. A parte questa piccola dafaillance, nell'auditorium De Martini, attrezzato per la proiezione, c'era un pieno di arzilli vecchietti venuti a rivedersi e a meditare sulla lunga storia che hanno attraversato. Storia dura, complicata, bella tosta, direbbe l'amico Eugenio Leone che ha coordinato il pomeriggio. Una storia che meriterebbe di essere fissata non solo in video, ma in una mostra permanente, da qualche parte, per raccontarla ai meno giovani che vivono in questa città e che spesso non si rendono conto di che pasta erano (e sono) fatti i loro incredibili nonni. Credo che insieme allo straordinario Museo Piaggio e ai magnifici oggetti che conserva (Vespe e ciclomotori da "sballo"), una storia dei Piaggisti, allestita in maniera permanente che illustrasse la storia del lavoro, della fatica e delle lotte di emancipazione, potrebbe essere visitata da curiosi e scolaresche e quindi costituire un secondo polo museale attrattivo per questa città che sul turismo ha intenzione di costruire un pezzo del suo futuro.

domenica 17 aprile 2016

Manola Guazzini rappresentava una sostanziale discontinuità dalla maggioranza gabbaniniana quindi un rischio

In un post di stamani sulla sua pagina facebook, il prof. Massimo Baldacci, reduce da una lunga gita scolastica in Germania (chissà se sul Colle avevano contato anche sulla sua "assenza" per agire), ha raccontato in merito alla vicenda della cacciata di Manola dalla Giunta sanminiatese alcuni retroscena a mio avviso molto interessanti. Io non li conoscevo e non sono affatto banali, anche se confermano che la defenestrazione di Manola è stata una scelta politico amministrativa, che è quello che pensano un po' tutti coloro che conoscono la vicenda.
Quali sono i retroscena?
1) nel 2014 ci fu a SM una trattativa più o meno pubblica tra componenti politiche che semplificando chiamerò di stretta osservanza gabbaniniana e componenti più classicamente pd (area bersaniana o componenti vicine). Questa trattativa portò alla ricandidatura del sindaco senza passare dalle primarie;
2) la trattativa prevedeva l'accettazione da parte dell'area di stretta osservanza gabbaniniana di elementi di discontinuità politica e nella nuova Giunta in cambio di un maggiore sostegno dell'area classicamente pd all'area gabbaniana. 
3) Manola Guazzini costituì un elemento di questa "discontinuità" e, aggiungo io, incarnò di sicuro l'elemento più forte della discontinuità.
Quello che a questo punto emerge con chiarezza è che quel patto della primavera 2014 è stato fatto saltare dall'area di osservanza gabbaniniana attraverso la rimozione della persona che incarnava non solo quel patto ma un equilibrio diverso rispetto alla prima legislatura del sindaco.
Perchè è accaduto questo?
Di sicuro la presenza di Manola Guazzini è stata percepita dall'area di osservanza gabbaniniana, forse in parte esterna allo stesso pd, come un rischio, come una presenza attiva e troppo pericolosa (già, ma per cosa?). Insomma in che senso era un rischio? E contro chi o che cosa?
Ovvio che senza una testimonianza esplicita e forte di Manola (che ha promesso di dire la sua), è difficile rispondere a queste domande, che però è inevitabile farsi. L'unica certezza è che situazione continua ad essere poco chiara, veramente poco chiara, ma che di tutto si tratta tranne che di scontro di caratteri, il cui ruolo resta irrilevante.
E un altro dato è certo: la stessa area di stretta osservanza gabbaniniana è in fase di trasformazione. Il sindaco è entrato nella fase quasi finale del suo mandato politico amministrativo e non potrà essere rieletto un'altra volta.
Per questo è interessante sapere perchè la sua maggioranza abbia rotto  il patto con l'area classica del pd. Non pare infatti probabile che la rottura del patto sia stata prodotta per difendere l'attuale sindaco o per dargli maggiori margini di manovra (che la giunta esca indebolita è infatti opinione di tutti). 
E' invece più probabile che il sindaco abbia dovuto rompere il patto e cacciare Manola in nome e per conto di altri. Ma chi siano e cosa intendano fare questi altri, per ora è difficile saperlo.

Da chi è arrivato l'ordine di scaricare Manola Guazzini?

Anche se la vicenda resta confusa e poco chiara, ciò che è trapelato dalla segreteria politica del pd dell'altra notte qualche barlume di luce lo getta su tutta questa storia. Se il sindaco in carica ha davvero urlato che a lui di chi sarà il futuro sindaco non importa un fico secco (ma non è facile credergli sulla parola), allora è probabile che abbia obbedito se non all'ordine almeno al suggerimento di qualcuno. Gia, ma di chi? Chi può avergli suggerito di scaricare forse l'assessore più operativo della giunta, rischiando di frenare la risoluzione di tante questioni che aveva studiato e che seguiva con cura e costanza Manola. Perché diciamolo francamente per fare l'assessore occorre un pò di esperienza e immettere a metà legislatura un nuovo assessore, senza esperienza amministrativa, vuol dire azzoppare la giunta, depotenziarla, dare un segnale negativo ai cittadini, rallentare il passo nel momento in cui si dovrebbe stringere. Certo, resta difficile dire con  certezza chi può avergli ispirato una mossa del genere. Ma è chiaro che si tratta qualcuno che conta sulla sommità del colle. Qualcuno che quasi certamente ha sussurrato nelle scorse settimane nelle orecchie del primo cittadino di far salire la tensione nei rapporti con Manola e poi di sbarazzarsi in tutti i modi dell'assessore. Forse si tratta dello stesso che due anni fa deve averlo convinto prima a inserire in giunta Manola (perché la forza di carattere della Guazzini era ed è nota a tutti coloro che la conoscono da anni e sicuramente anche al sindaco di SM) e che ora ha cambiato idea. Certo sarebbe interessante sapere chi è questa persona in grado farsi ascoltare dal sindaco in carica, perché pare davvero strano che l'uomo che occupa l'ufficio del novelliere Sacchetti abbia fatto tutto da solo. Qualcuno che deve averlo consigliato di prendere questa decisione, andando ancora una volta contro i sentimenti più diffusi nel partito, forse perfino decidendo di sfidare apertamente il partito e la segreteria, ci deve essere. Qualcuno che diversamente dal sindaco forse pensa già alla successione o che non apprezzava il lavoro costante e la presenza forte di Manola nella macchina amministrativa. Comunque stiano le cose, lo sconquasso della giunta sanminiatese, coi suoi risvolti politici e una certa opacità nel chiarire le cose, resta emblematica di come siano faticosi i rapporti tra la politica e l'amministrazione e di come l'amministrazione spesso fagociti la politica non rendendo affatto un favore alla democrazia e alla partecipazione popolare.

venerdì 15 aprile 2016

Anche la Guazzini rottamata come le lapidi sulla strage del Duomo

In attesa che si squarci il silenzio del sindaco-padrone del comune di SM e il baffuto domatore di assessori riottosi spieghi al popolo le ragioni della cacciata, l'ex assessore Guazzini è brevemente intervenuta in pubblico associando la sua defenestrazione con la rottamazione delle lapidi sulla strage del Duomo. Questa citazione lapidaria, insieme al sostegno che Francesco Lupi, segretario cittadino del pd ha espresso a Manola, pur evitando di sottolineare le distanze, che però ci sono tutte, con l'arcigno condottiero del comune, comincia a dirci qualcosa dello scontro in atto. Anche la stampa locale si sta posizionando. Sdraiata sul prode rottamatore o ... tiepidamente critica, come da lunga tradizione. Vedremo se davvero tutto finirà solo con qualche mugugno. Di certo, e me ne dispiace per San Miniato, la giunta si impoverisce con la cacciata di Manola e per i sanminiatesi è un'ulteriore mazzata che proprio non ci voleva. Insomma piove sul bagnato. No, non ci voleva.