venerdì 25 settembre 2026

VILLA CRASTAN DI NUOVO CHIUSA? UN EVENTO SINALLAGMATICO?

Due giorni fa passo davanti alla villa Crastan (a Pontedera City) in orario di apertura del giardino pubblico e mi casca l’occhio sul fatto che la porticina d’ingresso alla villa e al giardino è chiusa ed è sparito dalla porta il provvisorio cartello con gli orari di apertura.

Forse il gestore ha chiuso in anticipo il giardino?

Forse qualcuno ha strappato il cartello per fare un dispetto all’amministrazione comunale?

O forse la Fondazione cultura, concessionaria degli spazi, terminata l’estate, nonostante i 65.000 € assegnati dal comune per la gestione della villa, ha ritenuto di non avere più l'obbligo di aprire regolarmente il cancello e ha tolto il cartello e chiuso il giardino?

Purtroppo non sono in grado di rispondere alle domande sopra riportate.

L’assenza di un cartello (e di un comunicato del Comune) che renda note le volontà dell’amministrazione (e della spesso afona Fondazione cultura) non consente che di formulare domande.

Ieri ripasso, verso le 11 e poi anche nel pomeriggio. Niente, l’accesso al giardino di Villa Crastan risulta sempre chiuso e nessun cartello segnala la ragione della cosa.

Come nessun cartello segnala un nuovo orario di apertura

Stamani scrivo.

Probabilmente finita l'estate è finita anche l’apertura del giardino della villa Crastan. Vuolsi così colà dove si puote. E tuttavia io continuo a dimandare. E se il giardino fosse di nuovo chiuso ad libitum, continuo anche a chiedere che venga aperto  con un nuovo orario settimanale preciso.

Perché la sola apertura estiva, sarebbe stata una scelta di assai corto respiro, anche se straordinariamente ben remunerata.

Infatti con la delibera n. 134 del 30 luglio 2026  la giunta pontederese ha assegnato ben 65.000,00 € per la gestione della villa Crastan alla Fondazione Cultura: gestione che comprende pure il giardino per l'anno 2026. E' un fatto sinallagmatico, si legge in delibera.

E' una questione minuscola quella che continuo a sollevare? Di sicuro. Ma tuttavia emblematica di come si gestiscono le risorse pubbliche a Pontedera, dove non dovremmo aver bisogno della Corte dei Conti per farci dire come spendere secondo le regole i nostri soldi. E invece accade. Davvero non si può fare di meglio?

giovedì 17 settembre 2026

INVECE DI ALLONTANARE IL BULLO LEI ABOLISCE (PARZIALMENTE E PER UN ANNO) IL BOLLO

Lei è davvero la quintessenza dell’italianità. 

Si proclama amica di un bullo. In sintonia col bullo. Di un bullo e un bugiardo conclamato. Uno che aveva promesso di portare la pace in Medio Oriente e in Ucraina in poche settimane e di rimettere un po' di ordine nel mondo e….invece a quasi due anni dalla sua entrata in carica non solo non ha fatto niente di questo, ma ha avviato un’altra guerra con l’Iran, bombardando a casaccio, infiammando così tutta la regione medio-orientale e impallando le vie dei commerci e del petrolio. Un capolavoro.

Uno che grazie alle proprie bullerie ha fatto ripartire l’inflazione, tanto che il presidente di Federal Reserve (che aveva scelto lo stesso bullo) ha dovuto aumentare il costo del denaro per frenare l’inflazione dopo avergli promesso che non lo avrebbe fatto.

Un bullo che Lei a gennaio ha avuto la faccia di proporre per il Nobel per la pace.

Un bullo di cui anche noi paghiamo le conseguenze economiche.

Ora io non dico di fare ammenda, di dichiarare di aver preso un abbaglio, di cospargersi la testa di cenere, di prendere le distanze dal bullo in maniera chiara e inequivocabile (e non con parole sibilline come in occasione della polemica tra il bullo e il Papa). Questo no. Little Italy girl non può farlo. Per orgoglio, certo. Ma soprattutto perché il vassallaggio da noi ha obblighi pesanti. Anche per le sovraniste più sfegatate e non ricattabili.

Ma quella di togliere parzialmente e solo per un anno la tassa del bollo auto, questa sì che è una mossa economica incisiva, di lungo respiro e di grande valore, che non solo ci fa dimenticare l’inflazione (prodotta anche dal bullo suo amico), ma ci inorgoglisce di Lei.

Siamo così, dice una nota canzone, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci sempre qui…

Se non è questa la quintessenza dell’italianità, qual è?

I GIOVANI PD CONTRO LA GUERRA

Ho letto le dichiarazioni della segretaria dei giovani del PD Virginia Libero contro la guerra e per la diserzione. Parole che riempiono il cuore di un vecchietto e appaiono davvero sagge.

In un mare di parole urlate da vecchi guerrafondai, sentire che i giovani del PD non andranno in guerra ma organizzeranno la diserzione come suggerivano di fare anche alla nostra generazione le canzoni di Bob Dylan, Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini fa parecchio piacere.

Sapere che, mentre la filoNATO segretaria del PD Elly Schlein si dichiara favorevole al riarmo europeo e quindi ad una eventuale guerra europea (si presume contro i russi), la segretaria dei Giovani PD dice che lei e i suoi giovani compagni organizzeranno i disertori apre alla speranza.

Ovviamente sono troppo vecchio per credere che anche i giovani autoproclamati disertori non possano essere richiamati all’ordine e al vassallaggio NATO e cambiare idea.

Ma oggi voglio sperare che i giovani del PD davvero non si faranno friggere il cervello dalla propaganda (e dall’intelligenza artificiale) e diserteranno tutte le guerre.

Grazie di questo bel regalo.

venerdì 11 settembre 2026

LO STATO ITALIANO E ISRAELE

Il Regno Unito, insieme a Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia, ha firmato una dichiarazione per appoggiare e coordinare restrizioni e sanzioni commerciali contro gli insediamenti illegali in Cisgiordania. Niente di particolarmente incisivo. Ma pur sempre una protesta. 

L’Italia non l’ha firmata. Perché? Per varie ragioni e sfumature.

Perché opporsi a Israele, anche in forma blanda, esporrebbe Little Italy a ritorsioni che i nostri donabbondiani leader preferiscono scansare.

Perché nella coalizione di centrodestra ci sono “sensibilità” diverse sulla questione palestinese.

Perchè Little Italy è uno Stato a sovranità limitata in politica estera. E i nostri padroni non apprezzerebbero certe nostre libertà.

Infine la TRUMPIANA RIPUDIATA non se la sente di aprire altri potenziali fronti di conflitto con il presidente USA dopo aver auspicato per lui l'assegnazione per il premio Nobel per la pace (dichiarazione del 23 gennaio 2026) e dopo aver infilato l’Italia nel Board of Peace per Gaza, sia pure come osservatore.

Il centrosinistra italiano invece in questo momento può permettersi una posizione unitaria e appoggiare le posizioni e le sanzioni Anglo-francesi verso i coloni Israeliani, ma essendo stabilmente all’opposizione sa perfettamente che le sue proposte non saranno accolte dal governo di centrodestra e quindi non diventeranno operative.

Non stupisce neppure che voci autorevoli dei nostri vertici statali, così sollecite a sottolineare le violazioni dei diritti internazionali e dei diritti umani in altri contesti, restino quasi silenti di fronte alla situazione illegale e disumana dei palestinesi in Cisgiordania e a Gaza.

L’unica speranza perciò restano i nostri giovani. Solo i giovani, infatti, dopo aver costretto molte università italiane a rivedere i piani di collaborazione con quelle israeliane, potrebbero sollecitare un atteggiamento meno donabbondiano dello stato italiano.

Che l’Italia non riconosca lo stato palestinese e non condanni le violazioni del diritto e il colonialismo perpetrati dallo stato di Israele è veramente….  molto, ma molto italiano.

martedì 8 settembre 2026

TRE SPETTRI SI AGGIRANO PER L’EUROPA: IL RAZZISMO, IL NAZIONALISMO E IL POPULISMO.

Le destre fanno cappotto in una elezione nel Land della Sassonia-Anhalt (ex DDR) dove il partito di destra più razzista e nazionalista, la AFD, arriva da solo quasi al 50%. E ci arriva con un'affluenza elettorale dell’80%. Insomma metà del popolo sassone ha inequivocabilmente votato in massa per la destra estrema, autorizzando così i politici tedeschi a mettere in atto politiche razziste e nazionaliste. Trump, Musk, i repubblicani americani e il loro amico russo, Putin, festeggiano. Forse.

Di contro le divisissime sinistre tedesche si sono ristrette. In particolare la Spd dei fu Brandt, Schmidt e Habermas è inchiodata al 9%. Che è come a dire quasi niente. Un’assenza politica, più che una presenza. E vista l’importanza della Spd nella storia del socialismo europeo (e il contemporaneo stato comatoso dei laburisti inglesi) questo significa che (mi perdoni Elly) di alternativa socialisteggiante in eurozone non si parlerà più per anni.

Un vero disastro. Per la Germania e per l’Europa. Perché se la Germania va a destra e soprattutto verso l’estrema destra, l’Europa la seguirà (anzi la sta già seguendo) a destra o si spaccherà.

La guerra in Ucraina, la crisi economica e sociale della Germania e la deriva destrorsa in Europa hanno in sostanza ridato fiato a tre spettri: il razzismo, il nazionalismo e il populismo. Sono stati questi tre fantasmi  a far volare le destre.

Nel frattempo sta crescendo anche il militarismo bellicista e quando sarà maturo (tra 4 o 5 anni, prevedono gli esperti) i quattro cavalieri dell’apocalisse saranno pronti a cavalcare sul continente. Una goduria.

Tutta la formazione culturale e istituzionale buonista, profusa a piene mani nelle scuole, nel diritto pubblico e nella retorica delle cerimonie e delle installazioni pubbliche in Germania e in Europa negli ultimi 70 anni sta andando in fumo. Neppure la religione fa argine. Che Dio, se non morto (come cantava Guccini), si sia addormentato? Boh.

In Italia oltre 30 anni fa i nipotini di Mussolini furono istituzionalizzati da Berlusconi. E la Meloni oggi è un primo ministro che non sembra incutere particolari timori (così molti dicono) né in Italia né in Europa.

Ma Afd potrà essere istituzionalizzata, depotenziata e imbrigliata in un sistema di alleanze?  E chi lo farebbe a Berlino? 

L'alternativa è tenere alto il muro e sperare che i nipotini di Hitler non lo scavalchino in attesa che la piena passi. Ma il muro reggerà? E la piena passerà o si ingrosserà ancora?

LA TRUMPIANA RIPUDIATA E LE DURE REPLICHE DELLA STORIA

I leader sono così: devono spararle grosse. Creare illusioni per motivare i loro polli e convincerli a seguirli, ovvero a votare per insediarli nelle stanze del potere, lì dove si premono i bottoni che contano. Bottoni che risolvono problemi. I problemi dei polli. Appunto.

Creare illusioni è stato per millenni il compito delle religioni (e, in parte, delle filosofie). Ma con l'avvento degli stati moderni, con la rivoluzione americana che fissò, tra l'altro, il diritto alla felicità e poi con quella francese che dichiarò gli uomini tutti liberi, tutti uguali e tutti fratelli, e per non dire di quella russa finita come è finita, la politica ha preso quel posto. O si è affiancata. Perché la religione, grazie a Dio, ha resistito.

Per questo dal ‘700 in poi è stato tutto un susseguirsi di politici illusionisti che nei paesi democratici sono stati votati da folle di credenti.

Ma quando questi illusionisti sono entrati nelle stanze dei bottoni si sono accorti che non erano in grado di realizzare i sogni che avevano venduto ai loro elettori e sostenitori. Un bel guaio, per i sostenitori.

Un grande filosofo della politica, Norberto Bobbio, ha parlato di “dure repliche della storia” che smontano spesso le grandi illusioni.

Ma i politici non possono smettere di illudere le persone. Fa parte del loro mestiere. Per cui messi di fronte alle dure repliche della storia sono costretti (come nello schema Ponzi) a negare la verità e a aumentare la dose.

E neppure gli elettori possono fare a meno di farsi illudere. Se nessuno credesse che il proprio voto è in grado di cambiare il corso della STORIA e della propria vita, pochi andrebbero a votare. Come nelle assemblee di condominio. Che è poi quello che sta succedendo.

Così anche l’ultima illusionista che da 4 anni occupa la stanza romana dei bottoni ha rilanciato lo schema. Il nostro è il più longevo e il migliore governo di sempre, ha gridato a Bari; e in futuro (ha promesso) faremo ancora meglio. Investite su di noi. Sistemeremo il paese. Poi ha ignorato le dure repliche della storia e continuato a galvanizzare con parole e gesti da avanspettacolo i suoi amici e gli elettori.

Del resto, che altro poteva fare? Dire la cruda verità? Giammai.

La verità gli fa male agli Italiani, cantava Caterina Caselli qualche anno fa. La trumpiana ripudiata lo sa. E lei gli vuole bene al suo popolo. E' per il nostro bene infatti che non molla e non mollerà mai. 

Sai che gioia!

sabato 5 settembre 2026

L’EUROPA E IL NEMICO RUSSO

La Russia di oggi è uno Stato autoritario, imperialista e guerrafondaio.

Dopo la morte dell'URSS e l’indipendenza conquistata da alcune ex repubbliche sovietiche, lo stato russo si è riassestato e, tra le altre cose, sta provando a riportare all’ovile alcuni paesi e popolazioni che ritiene suoi vassalli e a fermare l'espansione di NATO e UE verso Est. 

Il nuovo protagonismo russo scardina l'ordine internazionale post-sovietico. Su questo non ci piove.

Ma anche l’avanzata verso Est di NATO e UE ha incrinato questo ordine: anche se questa espansione è nata dalla richiesta di popoli e stati desiderosi di sottrarsi al vassallaggio dell’impero russo per finire vassalli dell' impero USA-NATO-UE. Anche su questo non ci piove.

L’invasione russa dell’Ucraina nasce lungo questa faglia.

NATO e UE hanno deciso di considerare l’Ucraina come un stato membro dell’alleanza (ma non lo era nel ‘22, né lo è ora) e fatto scattare dopo l’invasione una versione soft dell'art. 5 del trattato NATO che prevede sostegno e aiuti all’Ucraina, ma senza l’invio di truppe sul terreno. Inoltre Stati NATO e UE hanno adottato 20 pacchetti di sanzioni contro la Russia e altri atteggiamenti ostili.

La speranza di NATO e UE era che la Russia non reggesse il peso del conflitto e delle sanzioni, mentre i russi speravano di fare un sol boccone dell’Ucraina e che NATO e UE non avrebbero aiutato seriamente l’Ucraina a resisterle.

Si sono sbagliati tutti, perché dopo 4 anni e mezzo la Russia non si è pappata l’Ucraina, ma non è neppure collassata sotto il peso del conflitto e delle sanzioni, trovando nella Cina (e in altri Stati) un valido sostegno.

L’avvento di Trump ha poi complicato l’atteggiamento della NATO e obbligato la UE a sostenere con più forza l’Ucraina.

La guerra di logoramento va avanti. Nessuno sa fino a quando.

Soprattutto per l’UE è necessario che la Russia assuma agli occhi delle opinioni pubbliche europee la faccia di un NEMICO sempre più cattivo e subdolo. Ciò giustificherà maggiori investimenti in armi e in eserciti (oggi assai impopolari) e l’uso di strumenti sempre più aggressivi da parte della UE contro la Russia.

La propaganda UE (inclusa quella italiana) sta perciò amplificando l’immagine dei russi come supercattivoni.

La follia e la menzogna sono padrone della situazione.

mercoledì 2 settembre 2026

IL VENEZUELA E L’AMICHETTISMO AMORALE DI STATO

Saremo anche un paese civile, ma questo non ci impedisce di praticare l’amichettismo amorale di Stato.

Traggo questa convinzione dal comportamento delle massime élite politiche del nostro Paese che (tranne poche eccezioni) non hanno fatto né ai, né bai di fronte al fatto che gli USA, nostri signori, padroni e protettori, hanno rapito il presidente del Venezuela (uno stato formalmente sovrano e riconosciuto dall’Onu. Già, ma esiste sempre l’ONU?), lo hanno portato negli USA e lo stanno processando senza nessun mandato internazionale; nel frattempo hanno favorito l’ascesa di una presidente di loro gradimento, con la quale in questi giorni hanno stipulato un accordo per controllare attraverso una società a maggioranza USA il petrolio del Venezuela per i prossimi 100 anni.

Tutto ciò si chiama COLONIALISMO. 

Un COLONIALISMO praticato da uno Stato democratico: gli Usa.

E anche se il Venezuela è uno Stato poco o punto democratico, con una classe dirigente discutibile, possono gli Stati Uniti colonizzarlo e sfruttarne le risorse petrolifere a loro vantaggio e piacimento? Che esempio danno al mondo?

E l’ITALIA? E i suoi democratici leader politici possono rimanere in silenzio di fronte a questa democratica rapina colonialista degli Usa?

Come definire questo nostro amichevole democratico silenzio? COMPLICITÀ?

Certo se LITTLE ITALY gridasse “al ladro”, se sostenesse l’indipendenza del Venezuela, se presentasse una mozione di protesta all’ONU, se promuovesse una causa davanti al tribunale internazionale dell’AJA contro i rapinatori statunitensi, perderebbe a sua volta esportazioni e affari con gli USA. Rischierebbe altri dazi. Farebbe la fine di Cuba. Dio non voglia.

Così la nostra NAZIONE ASOVRANA guarda le azioni statunitensi in Venezuela, borbotta un po', ma i suoi uomini pubblici più rappresentativi tacciono. E così facendo applicano L'AMICHETTISMO AMORALE DI STATO, il quale prevede che non si critichino gli amici con cui si fanno affari e di cui è militarmente e politicamente vassalli.

Ma agendo così non entriamo anche noi nella compagnia dei disprezzatori del diritto internazionale e dei produttori di caos?

E se le giovani generazioni ci guardano, che penseranno?

domenica 30 agosto 2026

LA NATO, L’ITALIA, IL NAZIONALISMO DEBOLE E IL QUINTETTO

I leader del centrosinistra sostengono che l’Italia possa stare nella NATO alla Sanchez ovvero ogni tanto dicendo dei no ai loro padroni USA (l’impero), dei no che fanno un po'  di rumore ma contano davvero poco.

Il QUINTETTO Conte-Schlein-Fratoianni-Bonelli-(Renzi) finge di ignorare le asimmetrie dei legami imperiali imposti dalla NATO (alias gli USA) e sostiene che l'Italia abbia un certo di margine di autonomia in questa alleanza e possa così contenerne i costi (armi) e i rischi (guerra, inflazione), massimizzandone i vantaggi (commerci e affari). Più o meno il Meloni pensiero, a parte le simpatie meloniane per l'uomo dal ciuffo forte e la velleitaria pretesa di fare da mediatori tra Impero e UE.

Ma che un’Italia guidata dal QUINTETTO sarebbe in grado di avere una  postura nella NATO sostanzialmente diversa da quella del centrodestra non è dimostrato da niente.

I margini di manovra di un governo vassallo rispetto alla NATO (e all’Impero) non risiedono infatti nella tipologia politica del governo che guida il paese vassallo, ma nelle caratteristiche strutturali del paese che quel governo rappresenta. 

E l’Italia, vaccinata dal fascismo, sconfitta militarmente nel 1943-45 e sottoposta ai vincoli militari del trattato di pace (1947), ha sviluppato nell’infinito secondo dopoguerra un NAZIONALISMO DEBOLE che non consente ai governi di qualunque colore di riconquistare una piena indipendenza e sovranità sul piano interno e internazionale, né di giocare un ruolo che non sia subalterno sullo scacchiere anche solo regionale: il che però non è detto che sia del tutto un male e che non abbia comunque giovato alla nostra economia legata all’export e quindi al nostro sviluppo.

Quanto all’opinione pubblica italica, come dimostrano sondaggi anche recenti (vedi ASPENIA, 2/26), di certo apprezza il nazionalismo debole ed è favorevole alla sospensione della leva militare che da venti anni sta creando giovani che (alleluia!) ignorano l’uso delle armi da fuoco.

Se il centrosinistra italico fosse un vero soggetto politico, e non quella confusa armata Brancaleone che invece è, assumerebbe il nazionalismo debole e il pacifismo delle nuove generazioni come strumenti per alleggerire l’Italia dai vincoli imperiali della NATO. Ma ovviamente non lo farà. Prevedo invece che anche il QUINTETTO continuerà a criticare le scelte della NATO (alla Sanchez), ma alla fine si allineerà ai voleri e agli armigeri affari imperiali, sperando che passi la nottata trumpiana.

Una postura realistica e moderata. Più meloniana di quanto il QUINTETTO non voglia ammettere.

domenica 23 agosto 2026

PONTENEGRA E SAN FAUSTINO

Sono almeno 20 anni che a Pontedera in ambienti di centrodestra, spesso ghignandoci sopra, si usa il termine PONTENEGRA per sottolineare come, evolvendo, la città sia diventata troppo scura di pelle. Ovviamente, per il centrodestra, Pontedera è diventata PONTENERA (variante attestata in alcuni colloqui) per responsabilità del centrosinistra. 

Ma il recente episodio del cartello stradale conferma che una parte dei pontederesi è razzista. Con varie gradazioni e sfumature. Ovviamente. E questo razzismo autoctono, che non si vergogna di essere razzista, non è peraltro una novità, per chi come me ricorda come i pontaderesi accolsero i "terroni" che vennero a lavorare alla Piaggio e in altre aziende alla fine degli anni ‘50 e nei primi anni ‘60.

Ma quanti sono i razzisti nostrani oggi? Non pochi, credo, se ripenso anche ai dati locali sul referendum legato alla cittadinanza di qualche tempo fa e ai consensi che il centrodestra raccoglie agitando proprio questo spauracchio.

Del resto la popolazione di PONTENERA diventa sempre più vecchia e questo favorisce cittadini più insicuri. E l’insicurezza e la senescenza alimentano la paura e il razzismo.

E poi i social amplificano i fatti negativi. La stampa fa la sua parte. La politica locale si butta a pesce sull’argomento che è una delle faglie del conflitto destra/sinistra: un conflitto che viene alimentato a livello nazionale e locale per tenere calde le rispettive tifoserie e mobilitarle.

E tuttavia le chiacchiere lasciano il razzismo dove lo trovano e non spostano di una virgola i livelli della convivenza civile che per fortuna, a parte qualche sbavatura, a Pontedera restano accettabili. Anche a detta delle forze dell’ordine.

Ovviamente essendo una parte dei pontederesi un po' razzista, non si potrà trovare un accordo sulla pontenegritudine di Pontedera. Che per qualcuno sicuramente è un male (da estirpare con la reimmigrazione?). E per qualcun altro una ricchezza  (meno male che ci sono loro a fare lavori e figli che i nostri figli non vogliono più fare).

Le mie stesse osservazioni saranno condivise da alcuni e ritenute offensive da altri. Come è normale che sia. La realtà non è unica, ma pluralissima. Ognuno di noi pontenegresi ha un suo cervello. Uno o più modi di vedere le cose. E la realtà è la somma di tante visioni cervellotiche e aggiungerei di molte cecità e faziosità.

Non a caso a fianco di una città ribattezzata PONTENEGRA, ce n'è sicuramente una chiamata PONTEDESTRA che certo non piace agli abitanti di PONTESINISTRA e viceversa. Ma tutte queste Pontedere ci sono e non si possono cancellare. Converrebbe che collaborassero. Ma gli uomini sono animali strani…

Comunque non sarà agitando le polemiche o rinfacciandosi le relative diversità che il razzismo (ormai migrato anche a livello politico) sarà superato.

“Chi ha più giudizio, più ne adopri”, mi diceva spesso mia nonna Fernanda, classe 1902, livello scolastico seconda elementare, operaia.

Un’ultima cosa. Come ha dimostrato scientificamente il prof. Mallegni, in un libro pubblicato a cura di Paolo Morelli, il patrono di Pontedera, SAN FAUSTINO, era geneticamente un nordafricano, di pelle sicuramente scura. 

Vogliamo reimmigrare anche lui?

martedì 18 agosto 2026

I PALESTINESI, LO STATO ISRAELIANO E NOI

Tutti i santi giorni, forse escluso i sabati, i coloni israeliani attaccano qualche villaggio o gruppi di case palestinesi in Cisgiordania, terra occupata illegalmente dallo stato Israeliano. Attaccano per cacciare i palestinesi e consentire l’insediamento al loro posto di coloni israeliani.

I coloni sono i cavalli di Troja della conquista di tutta la Palestina, obiettivo dichiarato del governo israeliano di Bibi (e non solo).

Sono i coloni che, sostenuti dal governo israeliano, tagliano elettricità e acqua alle case dei palestinesi. Sono loro che lanciano sassi e a volte sparano ai palestinesi. Solo loro che li minacciano e gli impediscono le normali attività. Sono loro che costringono i palestinesi o a fuggire o a sopportare ingiustificate aggressioni su un territorio che i palestinesi possiedono per diritto da generazioni.

E' la stessa tattica con cui i coloni americani, con l’aiuto dell’esercito e dello Stato americano, nell’Ottocento cacciarono e massacrarono le tribù indiane dalle loro terre e colonizzarono il West.

Anche i coloni israeliani sono difesi dai soldati israeliani che non solo non puniscono i coloni quando aggrediscono i palestinesi, ma semmai scoraggiano ulteriormente i palestinesi dal rimanere nelle loro case. A volte persino arrestano i palestinesi che si difendono o che protestano contro i coloni. Un sopruso nel sopruso.

Diversamente dal West, ciò che accade in Palestina è immediatamente visibile su scala planetaria. Tutti sanno e capiscono tutto. Violenze, occupazioni e rapine sono, grazie a Internet, sotto gli occhi di tutti. Il reato dei coloni e degli israeliani non ha bisogno di essere provato. E' evidente e diffuso, spudoratamente, come un cancro, in mondovisione. Andrebbe solo giudicato e punito.

Ma nessuno si erge a giudice. Perché?

Semplice. Perché gli USA e gli stati europei garantiscono allo stato criminale di Israele l’impunità. Inoltre impediscono alla comunità internazionale e ai tribunali ONU di fermare la violenza e l’usurpazione dei diritti dei palestinesi. 

Israele è una media potenza militare. Con tanto di bombe atomiche. E una società in guerra da 80 anni. Ostacolarla è difficile per tutti (USA inclusi)

E l’opinione pubblica europea potrebbe fare qualcosa?

Forse. Ma dovrebbe mobilitarsi contro i propri Stati e costringerli a smettere di sostenere il colonialismo e il razzismo israeliano contro i palestinesi. Magari ritirando gli ambasciatori. Magari imponendo sanzioni a Israele. Magari boicottando i prodotti israeliani. 

Per questo prevedo che Usa e europei (italiani inclusi) resteranno complici del colonialismo israeliano e non faranno che inutili chiacchiere buoniste rispetto ai palestinesi. Una vergogna.

sabato 15 agosto 2026

LA RETORICA STORIA NAZIONALE E LE FAZIONI

Il fazionismo dilagante induce i media a presentare all’opinione pubblica retoriche storiche nazionali differenti. Per la stessa ragione e per le diverse esperienze vissute, risultano impossibili memorie nazionali condivise, in grado di costituire una sola retorica pubblica permanente.

Naturalmente tutti vorrebbero che tutti concordassero con la loro versione della storia nazionale. Ma siccome tutte le fazioni sono molto faziose e hanno elaborato, come le contrade del palio di Siena, delle loro versioni della storia, la concordanza tra queste storie è soggettivamente impossibile e le polemiche invece sono pane quotidiano.

Ne discende che le chiacchiere sull’esigenza di una storia nazionale condivisa e soprattutto quelle sulla necessità di memorie condivise risultano il più fasullo tra gli argomenti che le istituzioni pubbliche, i politici e i loro specchietti informativi, e quindi il cittadino comune, si rilanciano all’infinito senza produrre niente.

Certo è impossibile per i faziosi fazionisti (e per i loro specchietti informativi) ammettere che la loro è solo una versione di parte e che la versione vera o non esiste o è la somma delle varie avverse versioni o è altro ancora. 

Basti pensare all’eterna querelle sulla “questione meridionale” che riempie intere biblioteche e continua a produrre diverse pubblicazioni per lo più faziose.

Un interessante studio sulle mille divisioni nazionali, intitolato “Fratture d’Italia (titolo originale ‘Divided Country’)”, Rizzoli, 2009, pp. 553, scritto da uno storico inglese, John Foot, allievo di Paul Ginsborg, mi pare offra un enorme materiale in questa direzione. Ma, per non mettere lo storico in imbarazzo, preciso che le conclusioni che ho tratto dalla lettura del testo sono frutto della mia interpretazione.

Ora, come ho cercato di dimostrare in altri post, il fazionismo italico non è un fenomeno contemporaneo, bensì di lunga durata e ha una grande capacità di rigenerarsi e rinnovarsi nel tempo. Incluso quello presente.

Ne deduco che l’Italia non avrà almeno nei prossimi due o trecento anni alcuna storia nazionale condivisa. E prevedo anche che al cambiare di maggioranze politiche governative e dei ministri dell’istruzione si avranno adattamenti e ritocchi ai manuali scolastici e alle relative linee guida per l’insegnamento della storia patria, mentre gli insegnanti di storia in classe continueranno a raccontare la storia nazionale secondo la faziosa fazione a cui aderiscono o a cui si sentono più vicini oppure seguendo le idee dell’autore del libro adottato.

Tutto questo però non è necessariamente un male, perché sia pure involontariamente in questa maniera il Paese continuerà a raccontare ai giovani una storia varia, divisa, cangiante e discorde che in fondo mi sembra essere l’identità profonda di questo paese, ammesso, e non concesso, che ce ne sia davvero una e che sia duratura.

Buon ferragosto.

martedì 11 agosto 2026

LA COALIZIONE DI CENTRO DESTRA E LE FAZIONI

Anche se il fazionismo è un comportamento accuratamente praticato pure a destra, gli alleati della Meloni (ieri di Berlusconi e ieri l’altro della DC) hanno più dimestichezza con le alleanze variegate (inclusi accordi e disaccordi incrociati, paralleli e perfino asimmetrici).

Detto ciò, va riconosciuto che i centrodestri hanno risolto in maniera semplice ma efficace il principale problema di una coalizione, ovvero quello della designazione del condottiero: il segretario del partito che prende più voti nelle urne diventa in automatico il leader della coalizione. Facile, no? E perfino democratico, se sì vuole, perché non obbliga nessuna faziosa fazione a inginocchiarsi prima del tempo di fronte al duce della coalizione.

E allora perché il centrosinistra non imita questa soluzione? Mistero.

Ma per quanto abbia assai brillantemente risolto il nodo del leader della coalizione, anche il centro destra resta un insieme di forze faziose, in continua competizione anche tra di loro, su una serie di temi specifici: le paure scatenate dei flussi migratori, il razzismo che le accompagna, la sicurezza individuale e sociale, un certo giustizialismo con tanto di vocazione autoritaria, la dialettica nazionale/locale, nonché il vincolo  europeo e il macigno del debito pubblico nazionale.

Solo sul vincolo/vassallaggio verso la NATO non ci sono tensioni, mentre le divisioni fioccano sullo spoil system e soprattutto sulle cordate di amici che ciascuna componente si porta dietro e a cui deve assegnare buoni posti nelle istituzioni pubbliche e buoni appalti (regola aurea questa che vale pari pari anche per i centrosinistri). 

E' sull’amichettismo che le fazioni spesso si scatenano, imbastendo tra di loro lotte opache ma non per questo meno dolorose e divisive. Perché faziosismo e amichettismo sono i due pilastri dell'antropologia politica del nostro paese. Non a caso la vecchia DC (erede di una millenaria esperienza cattolica romana) aveva inventato e praticava il Manuale Cencelli (ancora apprezzatissimo, pare) per gestire la cosa.

Quanto ai programmi di governo, le fazioni del centrodestra sembrano avere una maggiore capacità di negoziare su tutto, grazie a  un atteggiamento pragmatico e poco moraleggiante.

Le fazioni di centrodestra infatti hanno infatti meno vincoli ideologici e quindi un maggior ventaglio di scelte, adattandosi perciò meglio ai particolarismi e alle paure del Paese, che la destra non vuole cambiare ma cavalcare.

La cultura del centrodestra italiano infatti al di là di un blando cattolicesimo, di un nazionalismo asovranista, di un temperato autoritarismo (evidente nello scontro con la magistratura), di un liberalismo duttile, di un moderato localismo, di un razzismo debole ma persistente e di un individualismo familistico e aziendalista non esprime quasi altro.

Per questo organizza la propria egemonia soprattutto occupando, con amici fidati, i posti chiave dello Stato e delle istituzioni locali.

Le grandi idee del centrodestra non sembrano infatti in grado né di orientare né soprattutto di entusiasmare nessuno.

Tanto che se allo scontro politico italiano si togliessero le forti antipatie personali, la faziosità delle parti e l’uso abituale di darsi del fascista o dell’antifascista, rimarrebbe poco ad animare il nostro conflitto politico e il numero degli elettori e dei partecipanti alla vita pubblica scenderebbe ancora più in basso.

Certo il generale Vannacci potrebbe scompaginare i giochi, ma..

domenica 9 agosto 2026

IL DILEMMA UCRAINO E LE PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA

In un emblematico fondo di oggi su “Repubblica” Ezio Mauro evoca uno spettro: quello che Giuseppe Conte possa vincere le primarie del centrodinistra e imporre un cambio radicale nella politica estera italiana, inducendo modifiche anche nel contesto europeo in merito al sostegno all’Ucraina e al piano di riarmo con ulteriori debiti connessi. Uno scenario apocalittico per l’editorialista di “Repubblica”.

Eppure è esattamente quello che Conte sta cercando di far accadere.

Ma, ripeto, per Mauro e, immagino, per i suoi lettori repubblicani una vittoria di Conte sarebbe una catastrofe. Sposterebbe tutto il centro sinistra italiano tra i putiniani e favorirebbe semmai una pace ingiusta, perché a vantaggio della supremazia coloniale russa rispetto all'indipendentismo democratico dell’Ucraina.

E tuttavia Mauro avverte onestamente che il popolo di centro sinistra, stufo e stanco di questa guerra costosa e infinita, potrebbe essere tentato di premiare Conte proprio per questa scelta di campo.

Ma, fa capire sempre lui, il popolo di centrosinistra sbaglierebbe a comportarsi così e ..

E niente. Ezio Mauro non tira la fila del suo ragionamento e non si chiede che cosa diavolo succederebbe se insomma il popolo di centrosinistra alle primarie scegliesse democraticamente le tesi pacifiste e poco riarmiste di Conte rispetto alle scelte pacifiste e più riarmiste della Schlein.

Ipotesi plausibile. A Pontedera ad es. almeno una sezione del PD ha messo nero su bianco (e sui social) che non apprezza molto le tesi della Schlein su Ucraina e RIARMO e ha lasciato intendere che su questo punto si riconosce di più nelle tesi di Conte.

Certo da qui a scegliere Conte alle primarie ce ne corre. C'è da tradire la fedeltà alla propria fazione, ecc.ecc.

Ma cosa succederebbe se il popolo di centrosinistra votasse davvero, magari con una maggioranza risicata, contro Schein (e la Repubblica) e incoronasse come leader della coalizione Conte?

Nessuno può saperlo con sicurezza.

Certo Ezio Mauro e il grosso dei lettori di Repubblica ne soffrirebbero.

Ma a parte questo, il resto del PD (ovvero la sua convinta anima riarmista e antirussa) sosterrebbe convintamente le posizioni pacifiste e antiriarmiste di Conte o gli farebbe tutti gli sgambetti possibili per costringerlo a rimangiarsi le sue scelte alle primarie e a riallinearsi alle posizioni Nato-Europee sull’Ucraina e sulle scelte riarmiste?

E c’è davvero qualcuno che può credere che se la Schlein perdesse le primarie a favore di Conte, il PD e la stessa Schlein accetterebbero di portare acqua al mulino di Conte? 

E “Repubblica” accetterebbe di sostenere un centrosinistra a trazione Conte?

venerdì 7 agosto 2026

 LE FAZIONI E LA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA

Il faziosismo italico trova le sue radici antiche nel “particularismo” guicciardiniano che ha convissuto per secoli, ma con meno fortuna letteraria, col bisogno del “principe/duce” di Machiavelli (antesignano, quest’ultimo, del fabbisogno degli uomini o delle donne forti di oggi). Due tendenze che caratterizzano tutti gli staterelli italiani rimasti nel tempo (e non a caso) deboli e vassalli di Spagna, di Francia e di Austria, nonché incapaci di coalizzarsi tra di loro.

Ma la dialettica particolarismo/ducismo, sempre accompagnata dal vassallaggio verso un paese imperiale e dominante (oggi gli Usa), si legge bene anche nelle vicende attuali.

Si prenda ed es. la vecchia o la nuova legge elettorale italiana che obbliga le 10 o 12 principali fazioni politiche italiane a coalizzarsi tra di loro, pena non contare nulla.

Bene, che cosa ci dicono gli incontri al caminetto dei vari leader del centro sinistra?

1 Che c’è una sostanziale difficoltà a fare accordi politici e programmatici tra fazioni che pure sostengono di appartenere ad una medesima area politico-culturale.

2 Che per coalizzarsi c'è bisogno di trovare un principe o una principessa che abbia la capacità di fare quella sintesi che le faziose fazioni da sole non riescono a produrre.

3 Che questo principe (o principessa) non lo possono scegliere i rappresentanti delle fazioni, ma bisogna ricorrere direttamente al popolo (con le primarie).

Invece cosa non dicono i leader del centrosinistra?

4 Che il duce del campo largo, data la grande faziosità delle fazioni politiche che lo "sostengono" e la loro alta infedeltà, sarà sempre un re travicello, anche se eletto con le primarie e a furor di popolo.

5 Che le fazioni continueranno a fare quello che vogliono nonostante gli accordi di coalizione.

6 Che il vassallaggio verso gli Usa resterà obbligatorio per chiunque venga eletto re travicello del centrosinistra.

Del resto, se non fossero obbligate a farlo dalla legge elettorale e dall'antipatia nutrita verso il centrodestra, le fazioni del centro sinistra non si coalizzerebbero mai tra di loro. Cooperare non è vantaggioso per gli interessi particolari delle singole fazioni e dei loro leader.

Per questo la coalizione di centrosinistra resterà un soggetto fragile, composito e rissoso, con tutte le inevitabili conseguenze.

E non c'è un rimedio per questo? Non lo so. Io non lo vedo.

Quanto al centro destra, si rimanda al prossimo post.

martedì 4 agosto 2026

SUL FAZIOSISMO ITALIANO

Chiunque sappia un po' di Italia o ascolti qualche volta le rassegne stampa dei quotidiani sa che gli italiani sono molto diversi tra di loro per idee, sentimenti e opinioni. Politica ovviamente inclusa.

Abitano gli italiani stupende città e terre ricche di bellezze e varietà, dove ogni autoctono apprezza le proprie bellezze e si riconosce nelle proprie diversità.

Forse anche per questo gli italiani sono così vari, divisi (persino dentro le stesse città) e discordi (su quasi tutto).

Qui tutti pensano di aver ragione e ritengono che chi non la pensa come loro sbagli (o peggio, sia proprio uno str…).

E fin qui, da ultrasettantenne e con qualche lettura di testi di storia e sociologia sulle spalle, niente di strano.

Per me questa infinita varietà biopolitica è ricchezza. Anche se non tutta mi piace. E comunque ne riconosco la cocciuta realtà.

Mi meraviglia invece chi continua a meravigliarsi che il pluralismo congenito e ben coltivato degli  italiani non consenta riduzionismi culturali e politici (qualunque legge elettorale si adotti), né permetta un vero dialogo tra i diversi punti di vista e a volte neppure tra soggetti affini, coalizzati o coalizzandi che siano.

Neppure il cattolicesimo, né il comunismo del resto hanno mai nazionalizzato il paese e uniformato il dibattito pubblico. L’unico che andò vicino a farlo fu il fascismo, ma al prezzo di una sconfitta catastrofica che ha reso l’Italia priva di sovranità nazionale da oltre 80 anni (condizione di cui, per altro, non si vede la fine).

Ovviamente i faziosi italiani non possono accettare il pluralismo come una risorsa. Non possono elaborare una visione condominiale della politica. Sarebbe inciucio. Sarebbe trasformismo. Non civile negoziato tra cittadini condomini che hanno visioni e progettualità diverse ma che debbono gestire al meglio il loro Paese/condominio. Da noi qualcuno deve sempre vincere qualche elezione e decidere senza negoziare coi vinti una parte delle decisioni da prendere. 

Eppure è sempre più evidente (la bassa affluenza elettorale lo dimostra scientificamente) che a vincere sono sempre di più (in parlamento, nelle regioni e nei comuni) minoranze, nessuna delle quali può sostenere in buona fede di rappresentare davvero la maggioranza del sentimento nazionale o regionale e neppure locale. Sentimento nazionale, regionale e locale che esaminando le oltre 100 testate giornalistiche (tra nazionali e locali) si conferma misto, plurale, multiforme e perfino rissoso. 

Ma questo non conta. Le varie faziose frazioni culturali e politiche italiane continuano tutte a pensarsi come le migliori e si ingegnano a ridimensionare le altre faziose fazioni in un'impresa degna di Sisifo.

Invece del negoziato tra diversi, nel Paese si coltiva scientificamente il faziosismo. Erba malefica che attecchisce con facilità dappertutto. 

Peccato che questo renda più complicato il nostro sviluppo sociale ed economico e praticamente impossibile la conquista di una maggiore dignità nazionale (quanto al recupero della sovranità…).

domenica 5 luglio 2026

IL 4 DI LUGLIO FESTA DELLA LIBERA SERVITU’?

Certe vocazioni degli italiani non si smentiscono mai. Chiunque ci governi o sia all’opposizione. Perché uno degli articoli non scritti della più bella Costituzione del mondo è che gli americani ci hanno liberato coi loro eserciti dal nazifascismo 80 anni fa e noi gli dobbiamo gratitudine eterna e dovremo rimanere loro vassalli per sempre. Da certe liberazioni insomma non ci si può liberare.

Anche quando i liberatori ci prendono a schiaffi o fanno guerre di cui ci fanno pagare, in parte almeno, i costi (leggi ieri la guerra in Vietnam e in Iraq e oggi quella in Iran). 

Anche quando i liberatori si permettono di sbeffeggiarci in mondovisione, smentendo platealmente le dichiarazioni del nostro governo e della nostra ex underdog sulla partecipazione a guerre che non abbiamo voluto e di cui siamo stati informati a cose fatte.

Il nostro servilismo è superiore alle loro offese.

Persino quando il governo lo guidano gli spiritosi eredi degli sconfitti del 1945, che un po' sovranisti dicono di essere. Ma quando mai.

Così se per il 4 di luglio gli americani invitano la longpremier a villa Taverna per la festa del loro 250esimo compleanno, la massima distanza che la sbeffeggiata e non ricattabile Meloni può prendere dagli Usa è quella di mandare al suo posto l’amata sorella Arianna: un gesto che negli annali sarà registrato come equivalente a 10 Sigonelle, mentre la presenza di Tajani e Salvini non verrà neppure ricordata, vista l’assoluta insignificanza dei due vice longpremier.

Quanto alle opposizioni, per non essere da meno dei governanti, eccole inviare in villa uomini e donne di seconda se non terza scelta. 

E' così che i leader italiani fanno capire a Trump e agli americani di che pasta frolla siano veramente fatti gli italiani.

Del resto che da Yalta in poi l’Italia sia un Paese desovranizzato è risaputo. E, studenti a parte, tutti sanno che il crollo del muro di Berlino ha dato modo solo ai paesi dell’Est di liberarsi dal giogo dei Russi e solo per sostituirlo volontariamente col giogo della NATO.

Mentre agli europei occidentali e a noi italiani in particolare la possibilità di liberarci della NATO non è concessa. Perché noi nella NATO, dove non contiamo proprio niente ma ci sentiamo sicuri e protetti, ci stiamo volentierissimo. E nessuno, a parte i matti, vuole uscirne. Come la presenza di tutti i partiti (dell'arco costituzionale e oltre) alla festa del 4 di luglio sta lì a confermare.

E i dazi di Trump?, direte voi. Piccole cose! Alla fine ci faranno bene.

E i maggiori costi della NATO da sostenere? In qualche modo li aggireremo.

E la guerra in Iran e l’aumento dei carburanti e dell’energia? Passerà.

E gli sbeffeggiamenti di Trump verso il nostro paese e i suoi leader? Temporali estivi.

Insomma viva il 4 di luglio, festa della nostra libera servitù.

sabato 4 luglio 2026

FINALMENTE IL GIARDINO DI VILLA CRASTAN È APERTO

Lo so, a volte mi accontento di poco. Ma giuro che la visione del cartello sgangherato apparso ieri mattina sulla porticina della Villa Crastan mi ha procurato davvero una piccola soddisfazione.

Come vecchietto da tastiera ho scritto almeno una decina di post su fb in circa due anni contro la chiusura del giardino, chiedendo un orario settimanale chiaro per il giardino della villa Crastan e non era successo nulla. Così come avevo fatto notare che la Villa era stata data in uso ad un soggetto privato senza che fosse nota la convenzione, né si sapesse se veniva pagato qualcosa per quell’uso.

Poi c’erano state le interpellanze dei consiglieri della destra in consiglio comunale e anche loro sembrava che non avessero ottenuto nulla sull’apertura del giardino della Villa.

Così quando ieri mattina ho trovato la porticina aperta della villa Crastan e soprattutto ho visto l’inaspettato cartello, dai, è stata un'emozione. Piccola, certo. Ma che mi ha ripagato del tempo e dell’impegno civico che ci vuole a star dietro agli eventi pubblici e a studiare gli atti e a scrivere testi per dare voce alla piccola protesta. A sopportare tutti quelli che ti dicono cosa lo fai a fare. Tanto chi comanda fa quello che gli pare.

Invece, dopo tre anni che era stato assegnato in gestione alla Fondazione Cultura e la Fondazione lo aveva aperto solo in occasione di pochi eventi particolari, il giardino mostra oggi un orario settimanale.

Ok, diranno i cittadini sospettosi e scettici di Pontedera, ma è un cartello infilato tra le stecche dalla porticina. E' un foglio A4 plastificato. Ha un’aria assolutamente provvisoria. Sembra una tipica trovata estiva per poter sostenere che il giardino è aperto e poi magari richiuderlo a settembre o a ottobre (coi primi sospirati freddi). L’orario non è continuativo. Sono solo 6 ore giornaliere. Il sabato e la domenica il giardino resterà comunque chiuso. Non dice fino a quando tale orario durerà. Sembra insomma un contentino per i cittadini beoti. Ok, ok, ma anche Roma, come diceva mia nonna, non fu fatta in un giorno e la cosa importante è che il cartello testimonia che il giardino deve essere gestito in un certo modo. Soprattutto che deve essere aperto con un orario chiaro. Ufficiale. Anche minimo. Ma certo. 

Solo così il giardino è un bene pubblico in uso all’intera comunità.

E almeno per il tempo che durerà questa apertura merita di essere apprezzata.

Qualcuno troverà la cosa un po' gozzaniana? Why not.

venerdì 3 luglio 2026

NÉ SOLE 24 ORE NÉ CRITICA MARXISTA IN BIBLIO GRONCHI

Dopo decenni di abbonamento al “Sole 24 Ore", qualche tempo fa l’ancora transennata Biblio Gronchi ha disdetto l’abbonamento al quotidiano economico più accreditato del Paese. O meglio, del Sole ha mantenuto solo l’abbonamento alla edizione della domenica, che contiene il supplemento culturale.

Scelta sbagliata, perché il Sole era e rimane il giornale che fornisce la visione più realistica e concreta di questo paese, anche se e forse proprio perché, come è noto, è il quotidiano di Confindustria e chi produce e vende beni non può che avere una visione estremamente prosaica del Paese e del mondo. Altrimenti fallisce. E sono guai.

Certo, non è il quotidiano perfetto, ma segue un'ideologia pragmatica, realistica e moderatamente filogovernativa. E per chi voglia costruirsi un’immagine sufficientemente chiara del Sistema Italiano (per muoversi nel regno delle piccole e medie imprese e delle partite Iva), è uno strumento assai utile.

Credo sia l’unico giornale che pubblica periodicamente anche libri che aiutano i lettori a capire correttamente come utilizzare i dati e le informazioni che il quotidiano riporta. 

Ma i pontederesi hanno deciso di risparmiare e di disabbonarsi, alla faccia della tanto vantata anima mercantile di questa cittadina. O mettici un toppino.

Recentemente, per ragioni immagino sempre di carattere risparmioso, biblio  Gronchi ha annullato anche l'abbonamento alla rivista “Critica Marxista”, finita in mano a CGIL. Non credo c’entri nulla la par condicio (una botta al giornale del capitale e una a quella della classe operaia).

Ovviamente “Critica Marxista” è un periodico molto più ideologico e la scelta di farlo fuori dalla Biblioteca è collegato al numero insignificante di lettori. E tuttavia è un segnale emblematico dell’orizzonte culturale locale. Così mentre Einaudi, Feltrinelli e altri importanti editori lanciano collane di impronta “para marxista” a Pontedera, biblio Gronchi, interrompe la serie di una rivista che possedeva (quasi in esclusiva in tutta la provincia di Pisa) con continuità dal 1966. 

Sia chiaro: rilevo queste due scelte solo per curiosità. Come indice dei confusi tempi che corrono e ci mutano.

Perché che i tempi continuino a cambiare, come cantava il grande Bob Dylan negli anni ‘60, è l’unica certezza, insieme alla consapevolezza che le risposte vanno sempre più cercate nel vento.

E il problema resta... acchiapparle, my friends

martedì 30 giugno 2026

GLI ELOGI DEL WALL STREET JOURNAL ALLA LONGPREMIER

L’articolo che Margherita Stancati ha dedicato alla longpremier Meloni, apparso sul WSJ di domenica (vedi foto in basso), è un bel regalo che la nostra ex underdog nazionale ha sicuramente apprezzato moltissimo. E giustamente. Forse se l’è perfino incorniciato nel suo ufficio a Palazzo Chigi. Evidenziando ogni singola parola del titolo con un bel giallo oro.

La “pugnace leader”, il “governo (regno) più stabile” da anni in Italia: roba da mandare in brodo di giuggiole chiunque. E legittimamente. Anche se il WSJ non è il padreterno, ovviamente. Ma nemmeno un giornalucolo di provincia.

Se poi si guarda cosa sta succedendo ai governi e ai leader di altri grandi paesi europei, deh, la Meloni sembra surclassarli davvero tutti.

Ovviamente una cosa è la personalità del leader e una cosa sono le caratteristiche del paese che governa.

Ma se si pensa che dal 2022 i primi ministri britannici che si sono dimessi sono già 4 a fronte della Meloni che continua a governare da allora in continuità, sembra che la repubblica italiana sia diventata davvero un regno unito come ha ironizzato giustamente il WSJ e la Meloni una reginetta.

Ovviamente l'articolo si dilunga anche sui complicati rapporti tra Trump e la nostra longpremier, ma anche qui finisce per dover ammettere che la nostra ex underdog nazionale in fondo non se la stia cavando così male col superbullo di Washington. Del resto lui è il leader della superpotenza più pericolosa e più armata del globo, col quale, sono convinto, neppure Freud e Jung la sfanghebbero facilmente.

Non è certo Giorgia che può domarlo o anche solo farlo ragionare. E (proposta del Nobel per la pace a parte), tenendo conto che lei rappresenta l’Italia, in fondo davvero non è andata male. Certo è stata cauta. Ossequiosa. Ha cercato di evitare danni a sé e al paese. Che altro poteva fare? Non certo la sovranista contro di lui. Né portarci fuori dalla NATO. Nessun primo ministro italiano può farlo. Qualunque maggioranza lo sostenga. E' scritto in un articolo ombra della Costituzione, che tutti fingono di non conoscere.

Questo vuol dire che in Italia con Giorgia longpremier va tutto bene?

Certo che no. Ma in 4 anni chi potrebbe fare miracoli in Italia?

Vedremo tra un anno cosa penserà di lei il grosso degli elettori che andrà a votare.

Vedremo quanto crescerà Vannacci e quanto scemeranno o terranno Salvini e Tajani.

Vedremo se il centrosinistra riuscirà a compattarsi e a trovare un leader più bravo della Meloni a fare grandi promesse al Paese.

Per ora la longpremier se la gode e gira il mondo. E anche se io non l’ho votata nel ‘22 e non la voterò neppure nel ‘27, concordo con il WSJ che ritiene che la pugnace leader stia manovrando benino, sempre compatibilmente col Paese che guida.

Lo si vede da come oscilla su Kiev. Su come blandisce i volenterosi. Senza mollarli, né sostenerli seriamente. Sull’ambiguità con cui tratta il riarmo e il pizzo alla Nato. Sui rapporti col Vaticano e con i poteri forti (banche e altre corporazioni, in primis). Su come ha narcotizzato il federalismo leghista. Su come si rapporta coi Berlusconidi. Su come ha incassato la sberla del referendum sulla giustizia (facendo in parte pulizia in casa propria).

Insomma Giorgia è una leader politica abile, disincantata, degna di un

personaggio alla Alberto Sordi, che, ricordava anni fa un arrabbiatissimo Nanni Moretti, gli italiani (in gran parte) forse si meritano. Anche perché nel caso di Giorgia comunque questi italiano l’hanno votata.