domenica 24 maggio 2026

ESSERE L’IDIOTA DI FAMIGLIA

Ho letto il lungo romanzo di Dario Ferrari intitolato “L’idiota di famiglia” (Sellerio, 2026, p. 520, € 18), un testo che combina narrativa con storia e sociologia e presenta molteplici e intriganti livelli di analisi.

L’autore ci regala molte riflessioni intelligenti sul precariato lavorativo e sentimentale odierno e sul lavoro di badante part-time al maschile, a cui il protagonista (e voce narrante), Igor, si sottopone volontariamente e con un certo impegno per amore del padre vedovo. Un padre insegnante, ovviamente in pensione, detto Herr Professor, assai noto in città, colpito da una demenza senile devastante, che se lo porta via abbastanza rapidamente. 

Ed è durante il lavoro di cura, che Igor condivide con la sorella Ester, che il figlio badante tenta di conoscere meglio il padre, anche attraverso un testo che Herr Professor gli ha lasciato e in cui si parla di una vicenda accaduta in città durante il biennio rosso.

Il romanzo, scritto con una lingua precisa e chiara (con interpolazioni a tratti ironiche e divertenti), alterna quindi le vicende e i problemi del giovane badante viareggino, Igor, col racconto (e le vicende personali) del padre. 

Tra le cose che mi colpiscono, visto il mestiere del protagonista del romanzo (un traduttore dall’americano) e viste le diverse annotazioni che l’autore ci regala sull’arte del tradurre e dello scrivere, c'è la mancanza (voluta?) di qualunque esplicito riferimento forse al più illustre dei traduttori toscani. Quel Luciano Bianciardi, maremmano di Grosseto, che ne “L’integrazione” (1959) prima e ne “La Vita agra “ (1962) dopo, ci ha regalato, già 70 anni or sono, un affresco del “traduttore precario” che resta una pietra miliare della condizione dell’intellettuale italiano di provincia trasferito in una grande città. Mancanza dolorosa, perché nella tradizione letteraria italiana il dimenticato anarchico Bianciardi e i suoi autobiografici personaggi si collocano come archetipi e antesignani perfetti di un loro discendente sfigato (?) come Igor. Con la differenza che i disadattati bianciardiani non mi sono mai sembrati idioti, neppure dostoevskijani, semmai tipi arrabbiati e scontrosi. Mentre Igor un po' idiota sembra fingere di esserlo. E scrivo fingere, perché come idiota la sa troppo lunga.

Suggerirei perciò di leggere subito dopo Ferrari, per chi non l'avesse mai fatto, almeno “La vita agra” di Bianciardi. Tanto per avere la cognizione del fatto che non solamente i salari non sono cresciuti in Italia negli ultimi 50 anni.


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